In Verità

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venerdì 12 ottobre 2012

http://video.repubblica.it/dossier/legge-anticorruzione/appello-gino-strada-anche-contro-la-corruzione-nella-sanita/107389/105769

Appello di Gino Strada per una legge contro la corruzione nella sanità italiana.

"Secondo il Censis, 9 milioni di persone in Italia non hanno accesso libero alle cure. "Perché nella sanità la corruzione dilaga. Vale solo il principio del profitto, sono indignato", dice il fondatore di Emergency invitando a firmare per una rapida approvazione del ddl anti-corruzione." (Fonte, la Repubblica.it)










Silenzio... si finge!


Ah, un bell' angolo a novanta e la strada è pronta. Caro mio, chi comanda ha già sfilato la mutanda! Ha un prezzo salato il potere, ma non temere, col tempo ti abitui… ti solletica solo un po’ il sedere. L’oratoria è moratoria, il governo è cannibale e paterno, ogni tre morsi una carezza e senza carni provi anche una certa ebbrezza. Leggi l’oroscopo, ti risparmia un lavoro chi guarda al posto tuo le stelle, così non alzi la testa dovessi cacciar la cresta. Ascendente, discendente, compatibilità e affinità c’è chi astralmente investito te le dirà. Scienza e logica sono ufficiali, le intime speranze e magie solo informali. Chi ha avuto il nonno partigiano, lo zio sindacalista, e questo fa curriculum per esser di sinistra. Poco conta se il democristiano ha messo una veste nuova e depila la moglie con la falce e costruisce la dependance all'amante col martello. Non vediamo come il mondo è bello? Riformisti, buddisti, catechisti, sciovinisti, moralisti, miracolisti, scientisti,  perbenisti e anticristi… tutti sinistri. Lieta e bieca la faina tira fuori occhi da coniglia e poi l’accidenti a te ti piglia. Cucinala, sacrificala su un altare di frasche e foglie che prima o poi la sua cenere germoglia. Amate le speranze e i Castracani, se ne spenderanno Deche e le nostre ossa brilleranno nelle loro teche. Ossa, ossa… tasti di pianoforte! farem musica da morti, saremo lucidi e magri, senza nervi, senza grassi… Light!  La macchina è pronta ma non ci prenderà alla gola, l’ago del tatuaggio cola… ci scriverà la nostra pena sulle spalle e come cani cercheremo la coda senza acchiapparla. Ma noi siamo avanti, lungimiranti, amanti, esenti e indipendenti. Superiori, intelligenti, atei perché credenti, fedeli perché spergiuri. Moderni, postmoderni, avanguardisti, giusnaturisti, Darwiniani perché il più forte vince, anche se diamo due euro al Telethon perché siamo tutti uguali. Foto nei nostri profili di cani feriti e piangenti, bimbi magri e morenti; animali su animali, penosi perché lontani, lontani… non nostri e per questo ne siamo fieri e di loro forti. L’arte ci piace, solo se lo spirito ne giace. Tutti agili, tutti convinti… gli uomini senza idee sono dei vinti. Tutti anarchici finché anche il più misero potere ci fa sovrani, foss’ anche su un trono di illusioni, col culo su un cuscino di repressioni e braccioli di delusioni.  Il nostro cervello è collegato al corpo via Wireless, ma spesso non c’è campo!
                                                
"Siete tutti imputati; alzatevi in piedi!
Alzatevi come fareste per la "Marsigliese" o per "Dio Salvi il Re.
Il Dada solamente non ha odore:
E' il nulla, è come le vostre speranze:nulla
come il vostro paradiso: nulla
come i vostri idoli: nulla
come i vostri politici: nulla
come i vostri eroi: nulla
come i vostri artisti: nulla
come le vostre religioni: nulla
Fischiate, gridate, prendetemi a calci nei denti, e con ciò?
Io continuerò a dirvi che siete degli imbecilli.
Fra tre mesi i miei amici ed io vi venderemo i nostri quadri per qualche franco." 
Francis Picabia, Manifesto Cannibale Dell'Oscurità.

giovedì 11 ottobre 2012

DE TARALLO!



Approfittare dei miei neuroni influenzati significa potermi concedere qualche annotazione surreale, onirica, intima … pressoché folle. E poche cose occupano la mia fantasia malata più dell’immagine del tarallo. Signori il tarallo è onomatopeico, simpatico, discreto, poco salato, può avere tracce misurate di finocchietto, albume d’uovo, peperoncino, sugna, pepe, naspro e semi d’anice. Il suo nome suscita nel contempo un’originaria e saziante frugalità e indefinite possibilità di aggettivazioni.  Il tarallo è arabo, centro-meridional-mediorientale, ha venature desertiche, marziane, solchi, morbide e antiche tracce di precottura – prima poteva scorrervi acqua.  Non è un cerchio perfetto, eppure ha qualcosa di cosmico: somiglia a galassie, buchi neri, nebulose… Lo si può spezzare solo in modo sacrale, come il pane dell’Ultima Cena o, in alternativa, prendendolo a cazzotti sul tavolo facendo schizzare schegge asciutte in ogni direzione come un piccolo Big Bang! Il Tarallo è discreto in origine ma sembra un Puple Pums del più raffinato Braque  quando è immerso in una caponata d’olio, pomodori e verdure di contorno. Il tarallo è italiano! Somiglia a una manovra finanziaria: per quanto vuoi girarlo e rigirarlo il buco non si colma mai… e il culo a tarallo lo fanno a tutti i cittadini solo per spirito imitativo, per farci sentire partecipi di questa sobria eccellenza. Il Tarallo è furbo, è politicante dalla nascita, non ha colore, non ha idee, è sciapo, asciutto e magro come i personaggi che temeva il Cesare di Shakespeare: è un Cassio, un Casca… che brandiscono la lama solo in branco! Il tarallo è furbo, non è nessuno da solo, ma riempie come accompagnamento. Lascia la bocca arida e triste di sete se non c’è qualcosa che riesce a mandarlo giù. Un vermiglio vino, un po’ di formaggio, una pera, e se proprio vogliamo strafare possiamo adagiare il tutto su un tovagliolo di panno a quadri rossi e bianchi! Tutto e niente, vuoto e pieno. Inutile ma saziante, prende acqua nella pancia e diventa un salvagente. E’ una mazzetta, un favore interessato, una piaggeria. Non ha senso in sé se non ha scopo altro. Nulla di più italiano di un tarallo! Già le evoluzioni e digressioni sul tema ci ricordano e ci rimandano alla sua origine. Il napoletano Roccocò ad esempio; per quanto dolce è cementizio! Ha una superficie lucida e vulcanica, nel contempo frastagliata e invitante, spigolosa nei margini ma allettante nel corpo, tagliente e rassicurante allo sguardo; insomma... un ossimoro della pasticceria regionale! E’ manieristico, duro, spacca i denti e lascia al fondo della lingua un sapore amarognolo mentre in punta sentiamo la stucchevole esagerazione del miele. Come evoluzione è solo volgarmente più affettata, provocante come una navigata ed esperta meretrice, piena, maliziosamente materna e giunonica allo sguardo ma di  roccia al tatto e al morso… ti addolcisce in superficie e t’abbandona nella digestione. Anche questo dolce è una premura interessata, chiede il conto e non solo al dentista, sembra voglia allattarti nel guardarlo e poi ti ritrovi con una betoniera a pieno regime in bocca. Anche questo prodotto devozionale del Convento della Maddalena è improponibile da solo; si bagna generalmente nel Marsala o, volendo, nel Vermouth. La nostra glicemia non ringrazia, la nostra fame non ha soddisfazione, il nostro stomaco non prova un piacere eccelso. Ma il Tarallo e i suoi derivati restano lì, come degli Odradek pronti ad essere riconosciuti e utilizzati nei momenti di magra, di fame spicciola e frugale. Pronti ad assolvere ad un compito istantaneo ma essenziale, non soddisfacente ma sbrigativo. Rovistiamo nella dispensa vuota e li troviamo sempre lì, tristi come la fame ma sornioni si guardano intorno insieme a te e vedendo il nulla cominciano a prenderti in giro ridendo sotto i loro favoriti al finocchietto, quasi come se volessero dirti: "giri e rigiri sempre da me vieni!"

Se Tanto mi da Tanto!




Un consigliere regionale della Lombardia è stato arrestato per aver pagato la ‘ndrangheta; affinché questa nota organizzazione di promozione elettorale procurasse voti per la sua rielezione. Il soggetto in questione corrisponde al nome di Domenico Zambetti, il quale è stato accusato di aver elargito alla ‘ndrangheta la modica cifra di 200.000,00 euro per ottenere circa quattromila voti (Se la matematica non è un pignone come diceva Coppi, ogni prefernza è costata 50,00 euro). Zambetti non è il primo venuto, è un politicante di lungo corso, mezzofondista dell’amministrazione locale, modello atleta keniota che all’ultimo giro salta in testa. Il consigliere-assessore ha avuto mani in pasta ovunque: dalla sanità lombarda alla protezione civile sin dal 1995: solito iter di apparente e trasformistica decontaminazione politica: prima democristiano, poi Udc ed infine Pdl. Ora veniamo a Bomba! L’Italia è un paese ciarliero, se le cose non si sanno si inventano, se si sanno si gonfiano, eppure questo Zambetti scorrazzava indisturbato per tutto il Pirellone senza che nessuno sospettasse nulla. Strano! Persino il presidente Formigoni è caduto dal pero: mancava solo dicesse che credeva fosse un incontinente sfrattato che di tanto in tanto usava i cessi del Consiglio Regionale. E siccome come scriveva Longanesi in Italia tutti sono estremisti per prudenza Formigoni che fa? Spara a zero sul suo collega, non solo di lavoro ma di partito. In un’intervista telefonica stamani dice a Belpietro – il quale, approfittando del monologo del presidente, tentava di  masticare un ferro da stiro – che ha fatto giurare due volte i suoi consiglieri e che Zambetti è un traditore, un infame insomma. Termini forti, tipici di un uomo d’onore e fede!… e infine nella stessa intervista – chiamiamola così- Formigoni pone il suo aut-aut, passa ad una intimidazione bella e buona: Se il governo lombardo cade, dovranno cadere anche quello piemontese e veneto, perché si basano sullo stesso tipo di alleanze politiche. Il messaggio è chiaro: non fatemi cadere se no vi rovino tutti. Caro Formigoni, non è un venir meno dei patti elettorali che la coinvolge e mette in crisi il suo governo, ma un caso di corruzione e associazione mafiosa, non giri la frittata anche se Belpietro ha messo in bocca tutta la padella per farla parlare.
Io porrei sempre la stessa domanda: è mai possibile che il Presidente dell’eccellenza dei governi regionali non immaginasse? Non sospettasse? Che almeno in un lampo di presenza a se stesso potesse chiedere all’usciere : “scusate ma quella versione barese e antipatica di Danny De Vito chi ce l’ha mandata?” I voti arrivati a Zambetti sono anche preferenze date al suo stesso partito, quindi quantomeno per la proprietà transitiva sono voti serviti anche a lei per governare. Ergo, lei stesso ha governato con voti ottenuti grazie alla ‘ndrangheta (la quale bisogna ammettere ha prezzi modici, duecentomila euro a quinquennio sono briciole rispetto al guadagno annuo di un consigliere regionale)! Per logica un minimo di scrupolo al suo posto me lo porrei. Ma la sua anima l’ha offerta a Dio, quindi non può risponderne più direttamente. 

mercoledì 10 ottobre 2012

Il filo di Dino.


Tra vari aneddoti stravaganti che attraversano la vita di Buzzati me ne ha sempre colpito uno: spesso lo scrittore bellunese ritornando a casa si fermava davanti al suo portone, si guardava intorno e, di punto in bianco, con un filo immaginario tentava di percorrere tutto il perimetro dello stabile. Camminava intorno al suo palazzo cercando di tendere un filo sottilissimo stringendolo tra il pollice e l’indice, quasi come se portasse al guinzaglio una farfalla con un laccio di fantasia. Inutile dire che spesso ritornando dal lato opposto da quello da cui era partito si ritrovava qualcuno che – entrando nel portone o attraversando la strada col cane – spezzava il filo tanto accuratamente teso. E così Buzzati si sentiva costretto a rifare il giro seccato. Definire ossessivo-complulsivo questo gioco non sarebbe errato ma di certo riduttivo, sterile, e toglierebbe allo spirito creativo che lo attuava non poca poesia e capacità di immaginazione. Ebbene, se la compulsività ossessiva di Buzzati riusciva dar vita a “Giovanni Drogo”, “Barnabò” e “La moglie con le Ali”, non solo è la benvenuta ma auspicata… ma nel momento in cui prende con forza le redini di Palazzo Chigi un po’ preoccupa. Ieri, nove ottobre 2012, il Consiglio dei Ministri,  inscenando una pessima imitazione di Buzzati sino a tarda notte, ha dato vita all’ennesimo filo spezzato composto di manovre e manovrine che dovrebbero riassestare l’economia del paese, per poter così trincerare dietro una cortina di ferro il periplo del nostro debito pubblico. E così immagino tutti i ministri in fila, Monti non può non esser che la spumeggiante e piena di vita locomotiva, che cercano intorno a un tavolo – intrecciando euro comprati a tassi altissimi da banche private – di percorrere tutto il palazzo del Consiglio dei Ministri prima che arrivi la telefonata della Merkel, della Bce o l’ennesimo capriccio di quel “Mattacchione” dello Spread; infatti questi giochi di società li fanno a Borse chiuse… tutti han paura del “Babau” parafrasando sempre Buzzati! Ma questo incantesimo non si realizza mai… e allora giù di “pezze a colori”: aumento dell’iva – ma solo di un punto, ci mancherebbe-, tagli alla sanità e all’assistenza pubblica. E tutto ciò dopo precedenti “sfregi” che hanno ferito sempre la sanità, la previdenza sociale, l’aumento di carburanti e di conseguenza l’aumento delle forniture energetiche e dei trasporti, e gira che ti rigira sino all’istruzione – in questa nuova manovra è dovere ricordare che il Ministro dell’Istruzione Profumo ha tenuto a sottolineare che per il suo dicastero non ci sono “tagli diretti”… cosa voglia significare lui solo lo sa, forse che i tagli prenderanno l’istruzione alle spalle? a tradimento?
Beh cosa si può dire: Almeno Buzzati quando si accorgeva che il filo era spezzato con santa pazienza rifaceva il giro del palazzo.