Francesco De Gregori
oggi ha rilasciato un’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera. Non
l’avesse mai fatto! Una delle icone della canzone d’autore sembra si sia
clamorosamente tuffata, oltretutto di “sua sponte”, nella caotica piscina di
fango dei media di casa nostra, riempiendo di schizzi melmosi un curriculum
poetico straordinario. Ha attaccato il Pd – e qui l’animo semplice ed ingenuo
del poeta è ancora vivo e palpabile, perché crede esista il Pd -, dichiarando
che rinuncerà al votare perché beccheggia goffamente “tra gli slow Food
strizzando un occhio ai “No Tav” per rubare qualche consenso a Grillo, e che la
sinistra oggi “è un arco cangiante che va dall'idolatria per le piste ciclabili
a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la
modernità” (cosa che messa in rima e musicata
come solo lui sa fare avrebbe venduto non poco). Che dire… è stato
fantasiosamente ovvio, come lo siamo tutti ma… con meno immaginazione. Ha
mostrato il suo disincanto, la sua stanchezza, la sua resa davanti ad un’avvilente
evidenza che deprimerebbe anche il Che. E per questo è stato criticato:
accusato dalla sinistra di ingratitudine – come se De Gregori fosse di sinistra
per esigenze di contratto discografico -, di qualunquismo spicciolo sui social
network, da blogger e giornalisti più o meno influenti, per non parlare di
malcelate insinuazioni su una parabola reazionaria del cantautore causata dall’approssimarsi
della senilità. In un modo o nell’altro tutti sono stati delusi da Francesco De
Gregori e tutti ha scontentato; anche chi in fondo ha tentato di giustificarlo
già solo in nome dell’amore incondizionato per la sua poesia. Di tutti commenti
sentiti o letti avessi sentito qualcuno che ha dichiarato: “ma il poveraccio” –
si fa per dire – “non si sente più rappresentato da nessuno, e a questo punto non
vuole più rappresentare nessuno”. Perché Francesco De Gregori dovrebbe
continuare ad essere la bandiera di gente senza idee, senza “ideologia” –
parola terrificante oggi -, di traffichini penosi e insulsi che hanno perso di
mira ogni decenza? In fondo è da un po’ che la sua musica ha rinunciato al
colore politico, il disincanto è nei testi ed è anche piuttosto evidente.
Certo, ha votato Monti alla Camera… e a questa affermazione non nego che ho
subito pensato che avrebbe dovuto rinunciare a votare già qualche mese fa… ma
credeva che il “Rigor Montis” fosse una ricetta valida; e qui gioca la sua
ricchezza, il suo aver preso congedo dalla reale situazione del Paese, perché
una cosa è esserne a conoscenza e un’altra e sentirla o viverla. Oramai De
Gregori fa parte di un empireo che ignora strutturalmente anche se sa
formalmente: è dall’altra parte di quella voragine sociale che non ha fatto che
ingigantirsi da venti anni a questa parte. Lui può tranquillamente affermare: “Succede che il mio interesse per la politica
è molto scemato. Ha presente il principio fondativo delle rivoluzioni liberali,
"no taxation without representation?". Ecco, lo rovescerei: pago le
tasse, sono felice di farlo, partecipo al gioco. Però, per favore, tassatemi
quanto volete, ma non pretendete di rappresentarmi.” Lui può permettersi di
schifare e snobbare la politica con il disincanto di chi ha dato, ha
comunicato, ma adesso… è stanco. Non chiedetegli un’opinione, un’appartenenza,
perché anche se è qualunquistico affermarlo… “sono tutti uguali” – mai vero
come adesso col governicchio delle “larghe intese”. Non è che adesso con la
paura di essere accusati di qualunquismo vogliamo negare l’evidenza dei fatti?
Sarebbe autocensura e ci mancherebbe solo questa! Questa realtà è qualunquista
e misera mettiamocelo in testa! E se la realtà politica è qualunquista sarà forse
perché è composta, commentata, gestita, violentata e sfruttata da gente
mediocre e dozzinale, incapace, avida, inetta e senza alcun senso civico e
sociale? La butto lì!...
De Gregori è un artista,
un cantautore, un poeta… ma noi siamo sempre italiani: quel popolo che è
politico anche quando è seduto sulla tazza del cesso, che pretende dalle
proprie icone – anche se si occupano di tutt’altro – la ragione, l’illumininazione – e grazie a questa
radicata mentalità malata, più retorica che pratica, più di immagini che di
contenuti, ha permesso a comici e pagliacci sessuomani di governarci!
Aspettiamo sempre il carismatico che ci guidi; ammettiamolo… noi siamo
politicamente messianici! E quando qualcuno che abbiamo eletto profeta non ci
accontenta ci restiamo “troppo male”. Francesco, non hai detto nulla che
nessuno non ripeterebbe… ma da te non ce lo aspettavamo!, come minimo dovevi
comporci un nuovo inno seduta stante col quale gloriarci di essere di sinistra
anche non facendo una mazza come sempre. Però avremmo avuto una canzone in più
da cantare… vuoi mettere? Mica cocce de noci!!???
In Verità

mercoledì 31 luglio 2013
domenica 28 luglio 2013
SILVIO E LA CASSAZIONE.SILENZIO,SI VA IN SCENA
Tutto è oramai pronto
per il grande spettacolo. Le parti sono state ripetute e straripetute e tutti gli attori si stanno sincronizzando
come un orologio svizzero. Berlusconi, il grande protagonista, è entrato visceralmente
nel suo personaggio: l’affranto perseguitato ma guerreggiante! I suoi sono toni
bassi e pacati… ma sempre ottimistici, solo una leggera spolverata di fatalistico
pessimismo che monta pian pianino con l’approssimarsi del trenta luglio. La
vittima sacrificale gli è sempre venuta bene, adesso però ha sviluppato un lato
nuovo del personaggio, un lato solo in apparenza più sottotraccia: quello del
vilipeso esausto oramai arreso ai nemici dopo anni e anni di battaglie, tipo l’inevitabile
rassegnazione del clandestino che ha patito “abusi a bordo di un cargo battente
bandiera liberiana.” Silvio non si espone, la sua parte è quella del dimesso: è
una presenza scenica potente e plumbea e non ha bisogno di sfoderare una
retorica urlata né la sua ventennale virilità politica: “Ho
oramai quasi 78 anni” – dichiara – “ e
se dovessi esser condannato mi spetterebbero i domiciliari. Ma io mi presenterò
davanti al carcere”. Ecco! Qui c’è tutto uno studio di questo grande attore,
che si destreggia impeccabilmente tra l’Edipo a Colono di Sofocle e il
compianto Bombolo menato un momento sì e l'altro pure da “Er Monnezza!” E’ lì impotente e pio, ha
davanti un epilogo che lo porta sommessamente verso l’Ade con prole
singhiozzante, però… l’impietoso e giustizialista volgo lo “corca” de mazzate
durante il tragitto! Ebbene sì… i cattivi siamo noi in questo capolavoro del
tragicomico… che attende l’ultimo atto? L’interrogativo è d’obbligo! In fondo
chi vuole più la sua condanna? Solo chi ha memoria, e la memoria degli italiani
è più breve di un orgasmo - come ricorda Paolini. Quel che conta è il presente! Mica possiamo star lì ad esser puntigliosi e ricordare tutto quello che ha
combinato? Sembreremmo dei persecutori ossessionati. Ma se anche la sinistra ha
smesso di essere antiberlusconiana! In pratica ha rinunciato all’unica cosa che
la teneva insieme. Proprio adesso che Silvio non è “non eleggibile” - solo ed
esclusivamente per opera e virtù delle santissime “larghe intese” - vogliamo
condannarlo? Adesso che c’è la “Pax Lettiana” e tutti vanno d’amore e d’accordo?
No! Non si può! Continuassero a schifarlo tutti: la Merkel, Obama, Cameron,
tutta l’Europa e il resto del mondo… ma a noi adesso ci serve! Altrimenti fa
saltare tutto! Sentite i suoi coreuti che già gridano vendetta? Voci stridenti
e fastidiose come quella di Cicchitto, che con quella faccia da vecchia e acida suora
spogliata tuona: “Se Berlusconi venisse condannato si supererebbe un limite
invalicabile! Mai in un paese democratico è stato condannato il leader di un
partito di maggioranza!” Non è vero per niente, però fa effetto – e il coro a
questo serve. Potremmo replicare alla acre “ex superiora” che nessun paese democratico
però ha avuto Berlusconi, negli altri paesi le leggi sul conflitto di interessi
le hanno e… udite!, udite!, le usano!
Però come recita bene
Silvio! Riesce a dare al suo personaggio sfaccettature tanto impercettibili
quanto incisive; peccato che la pubblicità, le orride notizie di cronaca e gli
speciali sui costumi estivi delle dive coi culi al vento frantumano il pathos e
la linea narrativa! Ma il nostro istrione è abile e supera tutto e tutti con le
sue profonde affermazioni: “In caso di condanna – ma verrò assolto – non sarò
esule come Craxi… resterò!” Il paragone calza, gli è cucito addosso
ammettiamolo. Peccato però che Craxi non era un esule ma un latitante scappato
dall’Italia perché condannato in contumacia per crimini che aveva commesso. Ma
l’errore di licenza (licenzioso errore) ci voleva, il nostro non poteva accomiatarsi
senza una disperata traccia di patetico pseudo-eroismo … il canovaccio la esigeva!
sabato 27 luglio 2013
ALFANO CONTINUA A STUPIRCI!
Sempre sulla scia del “L’Affaire
kazako” il “ministrello” Angelino Alfano continua a deliziarci dando spettacolo.
Oggi il Presidente del Tribunale di Roma Mario Bresciano ha presentato il suo
rapporto sul caso Shalabayeva alla commissione di inchiesta istituita dal
ministero della giustizia. in questa relazione Bresciano dichiara senza mezzi
termini che la polizia nascose informazioni importanti al giudice di pace Stefania
Lavore che autorizzò il fermo presso il centro di Ponte Galeria di Alma Shalabayeva
e di sua figlia. In pratica la questura di Roma omise di dare notizie sull’effettiva
identità della donna al giudice, la quale era in possesso di un falso
passaporto centrafricano. Il giudice non era stata aggiornata sulle effettive identità delle due trattenute mentre polizia ne era già a conoscenza sin dal 28 maggio:
in quella data, infatti, la questura di Roma riceve un fax dal Kazakistan nel
quale viene informata della presenza di Alma Shalabayeva nel villino di Casal
Palocco. Il presidente Bresciano rincara la dose affermando che queste mancate
informazioni sono risultate alquanto sospette, ed hanno portato a conseguenze “gravissime”.
Il giudice di pace Lavore infatti non vide scritto il nome di Alma Shalabayeva
in nessun documento o richiesta presentati in tutta fretta dalla forza pubblica,
e che venne a conoscenza della vera identità della donna solo successivamente
dai suoi legali. Il presidente del Tribunale di Roma, dunque, accusa le forze
di polizia di non aver informato
opportunamente il giudice Lavore, la quale fu anche sviata dalla repubblica
centraficana che confermò la validità del documento esibito dalla Shalabayeva. Insomma
per Bresciano ci sono troppe “stranezze” inspiegabili, omissioni, frettolosi e grossolani pasticci e sospetti che rendono l’arresto della dissidente Kazaka un caso
curioso e inquietante… nel quale sia la Questura di Roma che il Ministero degli
Interni hanno giocato un ruolo tanto consapevole quanto ambiguo.
Ma come se non bastasse
il Viminale oggi ne combina un’altra: Alfano, deciso a rinnovare il ministero
con un ricambio massiccio di poltrone, invia un comunicato stampa riguardante il
Capo della Polizia Pansa… documento subito annullato con una smentita. In
seguito vengono diramate le nuove nomine, e nel vorticoso giro di nomi spunta
quello di Giovanna Maria Iurato, incaricata da Angelino a presiedere la Direzione
Centrale degli affari dei culti presso il Dipartimento per le libertà civili e
l'immigrazione. Giovanna Maria Iurato è l’ex prefetto della città de l’Aquila
ed è diventata famosa per un’intercettazione telefonica nella quale dichiarò –
ridendo - al collega Gratteri di aver finto commozione e lacrime davanti alla
Casa dello Studente all’indomani del terremoto che distrusse la città nell’aprile
del 2009. Ma come se non bastasse, la Iurato è stata inquisita per turbativa d’asta
insieme al marito Giovanni Grazioli, dirigente della società Elsag-Datamat del
gruppo Finmeccanica, inchiesta avviata della procura di Napoli riguardante
presunti azioni illegali per l’affidamento della realizzazione della Cittadella
della Sicurezza. Nella fattispecie l’ex prefetto (ma attuale dirigente grazie
ad Alfano) è stata accusata - e per questo interdetta dai pubblici uffici - di aver fatto pressioni affinché l’appalto di
questo progetto venisse affidato alla società gestita dal marito.
Ecco i nuovi
collaboratori del Ministro del Interni Angelino Alfano, un nome… una garanzia! Ora tutti possiamo dormire tra due guanciali, la nostra sicurezza come
cittadini è in una botte di ferro!
venerdì 26 luglio 2013
COME TI ACCOPPIAMO FASSINA!
Siamo d’accordo che col
tempo gli incendiari diventano pompieri, ma che il PD si sia concesso senza
remore e vergogna alle lusinghe limacciose della pura reazione è un tantinello
esagerato.
Ieri in una sciagurata
conferenza stampa il viceministro Fassina, posseduto chissà da quale demone rivoluzionario, ha
dichiarato che in materia di evasione fiscale bisogna distinguere: c’è chi lo
fa in modo sistematico e dannoso, lucrando senza dichiarare le proprie entrate,
casomai facendole abbronzare alle Cayman, e chi… oberato da una pressione
fiscale ipertrofica e cieca le evade per necessità, perché non può sostenere un
carico di imposte pesantissimo. Nei pensieri di Fassina – con ogni probabilità –
scorrevano le immagini di piccoli e medi imprenditori che falliscono ogni
giorno, di lavoratori autonomi e artigiani salassati, di dipendenti licenziati
o precari, non certo quelle patinate dei dirigenti d’azienda di multinazionali,
di imprenditori con grandi disponibilità di credito e di garanzie. Per una volta il consulente economico di
Prodi si è ricordato di essere di sinistra – illuminazione rara e mefitica
oggigiorno nel suo partito – e ha detto un’ovvietà, una cosa che è sotto gli
occhi di tutti. Una cosa tanto ovvia che persino Letta ha dichiarato qualche
giorno fa parlando davanti ai dirigenti di Equitalia – purtroppo ha dovuto, non
aveva molti argomenti su cui era veramente ferrato, forse non avrà visto film
di animazione interessanti ultimamente.
Se è Letta a parlare
passi… ma Fassina no! Tutti si sono scagliati contro di lui, suoi “compagni di
partito”, sinistra, destra, centro… tutti non ne mancava nessuno all’appello.
Addirittura Brunetta ha colto la palla al balzo e ha spocchiosamente affermato
che ciò che ha detto Fassina lo dichiarò anche Berlusconi ma tutti lo attaccarono
tacciandolo di essere un evasore che sparava solo minchiate. Beh, a questo
punto bisogna precisare: Silvio fece questa dichiarazione in campagna elettorale,
esattamente in data 17 febbraio 2004, non eravamo in emergenza economica – il 2008
era ancora lontano -, sottolineiamo che dalla sua entrata in politica le sue
aziende sono sempre state in attivo e in espansione, solo nel 2012 si è
registrato un pareggio, ed il cavaliere che non licenzia mai nessuno è corso
subito ai ripari “allontanando garbatamente dal loro posto di lavoro suoi
dipendenti con delle simpatiche letterine”. Berlusconi all’epoca affermò una
cosa sostanzialmente diversa, e cioè che se il carico fiscale è superiore al
33% è “morale” evadere le tasse!, Insomma la sparò grossa sulla croce rossa a
colpo sicuro, perché da noi la pressione fiscale ha sempre avuto percentuali record.
Quindi l’affermazione del candidato cavaliere era un semplice e mero slogan
elettorale rivolto a una categoria di elettori tanto numerosa quanto vessata. Non a caso durante i suoi governi il
carico d’imposte non ha fatto altro che aumentare – anche se distraeva tutti
con l’ici.
Strano però che il
nostro fisco quando non trova soldi non va a cercare liquidità nelle grandi
aziende, bensì tra le piccole e medie realtà, tra i lavoratori dipendenti, in poche
parole da chiunque non possa scappare. Ricordiamo sempre al “mancato premio
Nobel” Brunetta che in Italia sono proprio le piccole e medie imprese ad aver
retto l’economia, e che spesso i vari salvataggi di blasonatissimi marchi come
Fiat&Co. sono gravati proprio su queste realtà. In ogni paese decente sono
i grandi a trainare i piccoli, ma solo in Italia sono i piccoli a “trascinare”
penosamente i grandi come delle zavorre inutili.
E, infine, caro
Brunetta… tieniti forte che il colpo sarà duro: purtroppo Berlusconi è un
evasore: almeno nei primi due gradi di giudizio Silvio è stato condannato per
evasione fiscale, anche se il 30 prossimo venturo confidate nella “Cassazione
amica” è stato comunque condannato per questo reato. Ma in qualche modo la sfangherete… tutti
confidiamo in voi! In vent’anni avete maturato l’esperienza giusta; vi siete
fatti le ossa e indurito la pellaccia: adesso si preoccupa per voi anche la
sinistra, anche l’innominabile Giorgio che sino a sei mesi fa avrebbe venduto l’anima
al diavolo per liberarsi di Berlusconi ora si trova a sperare che non lo
condannino. Tenete duro il 30 è vicino!
giovedì 25 luglio 2013
LA CAMERA IN FESTA! ARRIVANO I SOLDI!
Questo venticinque
luglio è un giorno speciale, un giorno
importante per i partiti del nostro parlamento. Infatti da domani tutti i
partiti, o quasi, possono andare in vacanza sereni: è stata stabilita le cifra
dei rimborsi elettorali e per fortuna hanno quel minimo per le piccole spese
extra. Che saranno mai 48 milioni 664
mila 725 euro una volta distribuiti alle forze che compongono la Camera dei
Deputati? A farsi due conti saranno così divisi: al Partito Democratico
andranno appena 18 milioni 74 mila euro e rotti, al Pdl 18 milioni 674 mila euro, un milione e 124
mila euro a Sel, 5 milioni 479mila alla Lega, 3 milioni 111mila all'Udc; un milione
352 a Scelta Civica, e infine a Fratelli d’Italia 442 mila 868 a Fratelli
d'Italia. Ricordiamo inoltre che mancano i rimborsi per il Senato e la cifra
aumenterà, ma tranquilli… in tutto saranno solo 91 milioni di euro.
Ammettiamolo… questa gente avrà appena appena le spese per una cabina presa
collettivamente a Fregene. Bisogna avere tatto in questo momento così difficile
per i partiti. Va sottolineata, in controtendenza, la scelta del Movimento 5
Stelle di rinunciare alla propria quota, circa quattro milioni e 200 mila euro.
Come tutti sanno la
mozione proposta dal M5S, condivisa "formalmente" dal Pd, per l’abolizione dei
finanziamenti pubblici ai partiti non è passata – anche se da quelle parti
nessuno ricorda che un referendum li ha abrogati nel 1993 -, ma Letta ha
garantito che l’abolizione resta comunque una priorità e vinceranno questa
battaglia. Intanto i soldi se li son presi, perché - diciamolo - le battaglie costano;
avrebbero potuto rinunciare comunque, come ha fatto il Movimento cinque Stelle,
non sarebbe passato come uno scandalo, e di certo nessuno sarebbe andato in
galera, ma questi soldi c’erano, che facevano? Li buttavano? E allora meglio
prenderli, potrebbero andare in mani sbagliate: a qualche gruppo di
delinquenti, casomai a dei nullafacenti che occupano poltrone comode comode, dei posti di potere senza fare un’emerita mazza dalla mattina alla sera.
Ma un paio di domande a
Enrico Letta vanno fatte… purtroppo è d’uopo, all’emaciato gli toccano. Prima
di tutto: perché per il “Decreto del Fare” – nome di una tristezza abissale -,
il governicchio delle larghe intese è ricorso alla fiducia, forzando così le
camere ad approvarlo, mentre per l’abolizione dei finanziamenti ai partiti si è
arreso subito, nonostante abbracciasse incondizionatamente la causa grillina? Nel
primo caso avete mostrato i muscoli, dichiarando di essere forti, affermando che non ci sono alternative che a questo esecutivo se non il caos - parole dell’oriundo
Kazako Alfano, fonte attendibilissima… se vuoi svernare a tua insaputa in
Siberia con moglie e figli, il servizio è perfetto: ti viene a prendere fin
dentro casa -, mentre per il finanziamento ai partiti vi siete presentati alle
Camere senza convinzione, non avevate verve, grinta… eravate già sommessi e
sconfitti a priori. Enrico… ci devi credere! A parole siamo tutti bravi: d’accordo
che hai promesso a Confindustria che il piccolo Nemo vedrà il padre, ma guarda
meno televisione!
Seconda domanda: perché
la legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti non è stata una vostra
proposta? Non poteva essere inserita nel rivoluzionario “decreto del fare”?
In questo fenomenale disegno di legge che dovrebbe cambiare tutto il Paese?
Sarebbe stato più semplice imporlo con la fiducia, no? Il decreto del fare
ridarà la vista ai ciechi, la parola ai muti… ma non restituirà soldi che non
meritate per nulla. Intanto con i soldi in tasca hai promesso che non
li prenderete più… per questa volta ti è andata male lo so, e mi dispiace… ci
hai provato… proprio non li volevano i
partiti questa prima tranche di 48 milioni 664 mila euro, chissà come ci siete rimasti male
appena avete avuto la certezza di incassarli. Come sono dispiaciuto per voi,
credetemi!
lunedì 22 luglio 2013
ENRICO E LA VOCE DEL PADRONE
In tempi di crisi non
si butta via niente … e nel seguire questa massima il Pdl si avvia a riciclare
i pezzi del Pd oramai allo sfascio. A questo punto Berlusconi&Co. non hanno più
ritegno, hanno compreso che il governo è alla loro completa mercé e battono il
ferro finché è caldo. Brunetta alza la posta e chiede un rimpasto di governo
con la pretesa di pari dignità di rappresentanza: metà ministri del Pd e metà
del Pdl! Il guaio è che ora come ora neanche un’analisi del dna sarebbe in
grado di distinguerli. La lingua và dove il dente duole: e la lingua Brunetta
si accomiata dalle terga del Cavaliere per “sfrogoliare” il dente malato Enrico
Letta. Già… Letta! E questo dove lo mettiamo? Se proprio vogliamo essere
pignoli, a quale schieramento appartiene? Certo può esibire la tessera di
partito… ma ce l’hanno anche Renzi e Speranza, non significa niente!
A dirla tutta il Pdl
può chiedere ciò che vuole: dopo che il governo ha scandalosamente salvato Alfano
il branco di Via dell’Umiltà può anche imporre Razzi all’Istruzione, nominare
Trota ministro per i Beni e le attività culturali, Calderoli alle Pari
Opportunità e, perché no, appaltare alla Monsanto le politiche agricole. La
minoranza di governo spadroneggia e se lo può permettere: può ricattare,
imporre la propria linea, dettare l’agenda, minacciando crisi ogniqualvolta le
sue esigenze e le sue richieste non vengono soddisfatte. Tra tutti i governi
Berlusconi questo è il più incisivo… e Silvio non ne fa neanche parte! Riposa a
casa… è in periodo sabbatico: va a trovare Putin, sbriga qualche commissione “conto
terzi” per l’amico di "pennacchio" Nazarbaev e porta a spasso la fidanzatina a fare
shopping. Si sta dando alla bella vita perché ha Letta che lavora per lui… e se
non dovesse più andargli bene fa cadere il castello di carte… ha veramente
lasciato spazio alla gioventù ma questa nuove leve non devono strafare. Alla
fin dellla fiera, Berlusconi vistosi oberato da impicci vari ha pensato di
subappaltare l’esecutivo al Pd, anche se adesso ha sciolto il “cagnolino da
guardia” per ricordare a tutti chi è che comanda!
Per aggiornarci sulle
condizioni critiche del Pd ieri è spuntato dal nulla un “Fioroni in bocca al
partito”: il medico del Pd, ex ministro dell’ Istruzione - purtroppo ai più bisogna
rammentarlo perché è passato senza colpo ferire, giusto per facilitare
il lavoro della falciatrice Gelmini -, ha beatamente dichiarato che è inutile
pensare al congresso democratico, anzi… siccome adesso fa troppo caldo e conviene non
sforzarsi, meglio congelare tutto e quando sarà il tempo smontare tutto il
carrozzone e svendere i pezzi nel circondario. Il Pd per Fioroni è da mettere -
nell’immediato - in coma farmacologico poi, quando l’attenzione di rivolgerà
altrove, alla chetichella va staccata la spina, ma solo per non far soffrire
inutilmente questo malato terminale dalla nascita! Cercate di capire... è un atto
di carità!
domenica 21 luglio 2013
KEEP CALM AND… LE GOCCINE PER CASALEGGIO!
E’ domenica, ci
avviciniamo ad agosto… ma i protagonisti della politica italiana non si
stancano mai di regalarci perle di saggezza o, come in questo caso, profezie
tanto incoraggianti quanto inaspettate. Gianroberto Casaleggio, il guru del
Movimento Cinque Stelle, nonché teorico di Gaia (ovvero il non proprio prossimo
ordine mondiale che nascerà dopo una serie di catastrofi apocalittiche preso
pari pari da Gene Roddenberry), in un
intervista a Gianluigi Nuzzi paventa uno scenario drammatico per i prossimi
mesi. Anche se non sa di preciso quando – e già qui ci delude -, questo “Nostradamus
allo zafferano” prevede in autunno
disordini sociali causati da uno shock economico, disordini che metteranno in
crisi l’attuale alleanza politica che governa il paese.
Parafrasando una nota
pubblicità, che incoraggia legalmente alla dipendenza psico-patologica nei
confronti del gioco d’azzardo, a Gianroberto piace vincere facile: non è poi
così difficile prevedere scenari di rivolta viste le condizioni in cui questa
nazione versa, immaginare qualcosa che già c’è, che è palpabile… e che si
aggrava perché totalmente ignorata dalla nostra classe dirigente. Insomma
Casaleggio ha tirato fuori la palla di vetro inutilmente. Il druido di Grillo è
stato retrocesso dalla profezia alla lungimiranza senza ottenere comunque
risultati. Il visionario dei visionari al limite può azzardare il meteo per le
prossime dodici ore, ma non garantisce perché la sciatalgia non è propriamente
una scienza esatta. Il “profeta della luganega” ha anche toppato sulla nostra
Costituzione perché ha dichiarato che – per quanto ne sappia - essa non prevede
il doppio incarico per il Presidente della Repubblica: quindi è andato a
lanciar rune bendato al Quirinale convinto che Napolitano stesse lì
illegalmente.
Che Casaleggio per
ottener visioni si dedicasse alla “narconautica” non controllata era solo una
mia teoria, ma devo dire che questa ipotesi, ogniqualvolta il “Gandalf della busecca” apre bocca, acquista sempre più
punti.
Caro Casaleggio tu sei
un baro, e neanche di quelli bravi. Ti dissangueresti a fare il gioco delle tre
carte alla stazione centrale. Non è difficile pronosticare il precipitare degli
eventi. Siamo alla fine di un sistema economico, al suo collasso – e se
permetti Marx lo aveva previsto prima e meglio di chiunque, e senza l’ausilio
dei tarocchi -, ma questo sistema vuole sopravvivere comunque, non rinuncia,
non dichiara forfait arrendendosi all’evidenza; perciò è facile prevedere che
si arriverà all’inevitabile parossismo. Anche se nessuno lo dice chiaramente è
abbastanza palese che il debito che siamo chiamati ad onorare – e che
paradossalmente nessun cittadino italiano o europeo ha realmente contratto - è
incolmabile, abnorme, ipertrofico, e non potrà mai essere rispettato. Ora,
dunque, viviamo questo abominio economico che ha pochi responsabili ma
centinaia di milioni di vittime, un mostro che ha reso il sogno Europa un
incubo insostenibile. Ora non puoi venire tu… fresco e tosto a dire quello che
tutti sanno e immaginano con il solo e “pavido” scopo di spargere benzina sul
fuoco. Questa è una carognata Gianroberto!
Ora facciamo un piccolo
excursus sulla “vostra” strategia: avete vinto le elezioni, potevate essere voi
a ricattare il Pd e non Berlusconi, la posizione di forza poteva essere la
vostra, e avreste potuto così piegare un intero esecutivo alle vostre cause e
non agli interessi personali di un pluricondannato che pensa solo a salvarsi,
ma non lo avete fatto per “onorare le promesse elettorali.” A questo punto anche
Grillo si cimenta nell’oscura arte della “profezia dell’ovvio” e indovina la
formazione del governo di larghe intese – un genio proprio!-, e dichiara che
questo papocchio porterà il paese al disastro e solo dopo la catastrofe
interverrà il Movimento Cinque Stelle che governerà da solo salvando la patria.
In pratica si può concludere che voi – pur avendo avuto i numeri, la
possibilità e le idee – preferite assistere allo sfascio piuttosto che
contribuire ad evitarlo? Uno sfascio che è fatto non solo di politici corrotti
ed indifferenti ma di disoccupati e imprenditori che si suicidano, esasperato dall’innalzarsi delle soglie di povertà e disoccupazione a livelli altissimi, e da una crisi sociale che porterà inevitabilmente al disordine e alla violenza?
E allora vedi che sei un baro? Prevedi quello che tu stesso stai contribuendo a
creare lasciando che la situazione precipiti? E così tutti sanno fare i profeti
“Gianroby”! Se vaticiniamo su ciò che alacremente generiamo - anche solo non agendo - tutti siamo bravi!
Non ci coglionare Casaleggio!
sabato 20 luglio 2013
IL BELL’ADDORMENTATO NEL LOSCO
Anche ieri, durante lo scandaloso salvataggio di Alfano in Senato, Berlusconi si era beatamente concesso un abbiocco. Ma, nonostante la pennichella, alla fine della seduta si è complimentato per il “bel” discorso del presidente Letta… e per definirlo bello significa proprio che lo ha rielaborato in forma onirica… perché per tutto il paese è stato un vero incubo. Bisogna riconoscere che da un po’ Silvio è rilassato, tranquillo, in pace. Non sbraita più; è molto più “easy” da quando è stato varato il governo delle larghe intese. Nonostante si avvicini la sentenza della Cassazione per il processo Mediaset, il cavaliere dorme tra due guanciali… quello storico del Pdl e quello della “new entry” Pd (ciò che ne è rimasto). Non è più in un “paese di merda”, come lo aveva definito pochi mesi fa, e in fondo questi giudici non sono poi tanto rossi, stanno sbiadendo, alla fin fine la cosa più rossa è solo la chioma della Boccassini. Oggi addirittura è stato assolto da un’accusa di diffamazione rivoltagli dal gruppo l’Espresso, assoluzione che conviene non diffondere però: in giro si dovesse spargere la voce che la magistratura funziona e tende ad essere equa, che in fondo in fondo la persecuzione nei confronti Berlusconi è montata “ad hoc” da anni dalla fitta rete di televisioni e giornali che controlla. No, non conviene per adesso… meglio che l’immagine del martire giudiziario lavori ancora un po’ e finisca l’opera. Quindi Berlusconi, tra un pisolino e un altro, vede tutta la classe politica lavorare per lui: si sveglia pacioso pacioso, si stiracchia ben bene, accarezza affettuosamente Brunetta che gli porta le pantofole, si affaccia dalla finestra per controllare che la Santanché, Cicchitto e Gasparri facciano la guardia al suo giardino – ha sempre amato gli animali bisogna riconoscerglielo -, e ogni tanto libera quelli della Lega per far dire loro una puttanata, giusto per distrarre un po’ e confondere le acque. Ma nel frattempo si guarda le cosine sue mentre il governo Letta lo tiene al riparo e protetto. Ogni tanto Alfano tenta inutilmente di imitarlo, facendo fare a tutta la nazione enormi figure di merda, ma l’allievo non supererà mai il maestro. Non ne ha le capacità, ma soprattutto i mezzi. Berlusconi è rimasto – e rimane – sulla cresta dell’onda nonostante affermazioni che nemmeno sotto acidi una persona normale avrebbe mai lontanamente pensato: chiama Kapò un parlamentare europeo socialista, abbronzati un Presidente statunitense e la sua consorte, culona inchiavabile la cancelliera tedesca, affermò durante una seduta a Wall Street che conveniva investire in Italia perché ci sono belle segretarie, dichiarò che Mussolini non uccise nessuno ma mandò solo i dissidenti in vacanza all’estero, e che infine… sotto l'evidente delirio di roba davvero buona, sentenziò di essere come Gesù Cristo perché si sacrificava per tutti, ed aspettiamo ancora il Vangelo di Bondi. La lista delle affermazione di questo tossico – solo così possiamo definirlo – è infinita, ma bastano queste chicche per poter serenamente affermare che la politica italiana da vent’anni è condizionata da un disturbato grave, un soggetto che da un pezzo ha superato e infranto i limiti della sanità mentale, cosa espressa anche dolorosamente dalla sua ex moglie, che da questo povero disgraziato prende tre milioni di euro al mese di assegno di separazione – giusto le spese. Il guaio è che questa nazione subendo i suoi effluvi per vent’anni non può non esserne stata infettata, contagiata. Altrimenti come si spiegherebbe il fatto che ancora ce lo teniamo e ce lo coccoliamo? Che persino la sinistra si sta adoperando per proteggerlo da sé stesso, ma non da noi? Come ci spieghiamo un fenomeno come l’estremismo linguistico, populista, magico e demagogico di Grillo e Casaleggio, escludendo doverosamente i loro parlamentari che lavorano nelle camere come certosini? Come ci spieghiamo Matteo Renzi ed Enrico Letta, due figure che in qualsiasi altro paese da tempo avrebbero ascoltato la loro vocazione smaccatamente liberista e popolare? Non certo di sinistra. Berlusconi adesso è sereno, perché ha berlusconizzato anche i suoi detrattori – operazione iniziata sin dai tempi della bicamerale, quando l’eminenza smorta D’Alema affermò che il cavaliere era un grande uomo politico. Certo… come prodotto di scarto di questa operazione c’è Grillo, ma è stato contenuto e stoccato per adesso, messo sotto il tappeto della minoranza, ma è una pentola che bolle;e più questa situazione peggiorerà, più saremo vilipesi e ignorati da una classe politica che trasversalmente si è appiattita sugli interessi e le vicissitudini di questo narcolettico patologico, pluricondannato e impresentabile ovunque (corre voce che sia sgradito nelle sue stesse orge), e più correremo il rischio che la pressione di questo calderone salga sino ad essere incontenibile e incontrollabile. E intanto lui dorme, è sereno… coccolato e tenuto calmo da tutti, anche se lasciato libero di tenere in scacco un intero governo e, di riflesso, un intero Paese. Non bisogna farlo arrabbiare, altrimenti si sveglia dall’abbiocco e poi sono guai!
venerdì 19 luglio 2013
ANGELINO ED ENRICO:BEATI MARTIRI E... MIRACOLATI!
E’ stata ratificata la “non
sfiducia” al “non non ministro Alfano” sul caso Shabalayeva. Angelino “miracolato” dal Senato è stato però
sonoramente redarguito da tutti. E’ stato invitato a meditare su ciò che ha
fatto e a comportarsi di conseguenza. Sono troppo severi, davvero troppo!, in
pratica è come se gli avessero detto: Angelino, non ti vuoi dimettere? E se ti
dovessimo sfiduciare farai cadere il governo? Allora sai che facciamo? Un’ emerita mazza! così impari!” Chi non si
farebbe un profondo esame di coscienza dopo una lezione del genere? Figuriamoci
Alfano che è così sensibile e delicato…, ad esempio, se solo Silvio tira un po’
in più il guinzaglio mi guaisce il tenerone! Ovviamente non commetterà mai un
altro errore del genere! Si sentirà solo autorizzato a fare tutto quello che
gli passa per la testa visto che non paga per i suoi errori, e poi ha un
gabinetto così numeroso da decimare e sfoltire! Essendo un garantista ho sempre
vestito di premura il mio giudizio su Letta, concedendo più a me stesso che
alla sua figura il beneficio del dubbio, valutando per mesi come possibile l’ipotesi
che il soggetto fosse messo alle strette dal Pdl per ragioni di stabilità, che
facesse controvoglia comunella con i furbetti del quartierino amici dello zio.
Che in fondo per il bene del Paese Enrico accettasse questa convivenza forzata,
che sopportasse i continui ricatti di Silvio&Co. Adesso devo constatare che
il “Presidentello” è proprio a suo agio, è contento, sta bene, lo vedo persino
più colorito – beh, ora non esageriamo…. diciamo che è passato dal comatoso
irreversibile a quello farmacologico. Finalmente ha trovato una dimensione, un
gruppo di persone che lo comprendono, che sono come lui. Ha trovato un posto
dove può finalmente esprimere sè stesso senza dover fingere di esser di
sinistra. Pian pianino Enrico sta prendendo coscienza e…. farà outing a reti
unificate: “Salve – sapete è davvero dura - , mi chiamo Enrico Letta e sono un
ex democristiano della peggior specie che è stato nel Pd solo per far carriera!”
E allora tutti gli altri intorno applaudiranno, gli daranno amichevoli pacche
sulla spalla, lo abbracceranno commossi, Silvio offrirà in dono la sua escort
migliore per il ritorno del nipote
prodigo, Alfano si arrabbierà perché a lui sono sempre toccate delle vetuste
quasi trentenni nonostante abbia sempre servito il padrone senza tradirlo e né
contraddirlo, ma nonostante ciò tutti gioiranno perché finalmente Enrico è
tornato sulla “storta via”.
Il discorso di Letta è
stato uno scandalo, un errore, la netta volontà di mantenere in vita
artificiosamente qualcosa che è nato morto, senza presente e senza futuro. Non
solo è stata tradita l’istituzione del Senato, preso in giro con una retorica
scialba e superficiale, ma tutto il Paese, il diritto internazionale, la carta
universale dei diritti dell’uomo e tutto ciò che ne consegue. Il discorso del
Presidente del Consiglio è stata una pura formalità perché era già tutto
stabilito e deciso: il ministro Alfano non sarebbe stato sfiduciato e Letta ha
parlato sapendolo benissimo; quindi si è potuto permettere di dichiarare che il
caso Shabalayeva era sì gravissimo e vergognoso per il Paese ma non era tale
per il suo governo. Paradossale questa affermazione: come può un evento così
grave essere scandaloso per un paese e, nel contempo, non toccare l’esecutivo
che ha generato questo incidente diplomatico e che lo rappresenta e lo guida? E’
una contraddizioni in termini insanabile, una sciocchezza abissale espressa con
la pacatezza e la boria di chi ha sempre saputo che può permettersi tutto,
anche di affermare una vera idiozia, perché è certo dell’appoggio di tutti
coloro che non vogliono un cambiamento, che hanno appiattito la vita
istituzionale dell’Italia sui loro personalissimi interessi, interessi che
sfumerebbero istantaneamente se questo governo dovesse cadere.
giovedì 18 luglio 2013
ERA UNO SPORCO LAVORO MA EPIFANI LO DOVEVA FARE!
Mentre stanno cercando
di convincere “inutilmente” La Russa che gli abitanti del Kazakistan non si
chiamano “kazakistani” – ma sino ad ora neanche le sedute intensive di ipnosi di Gasparri (l’uomo
che disorientava anche le capre) sono servite – nel Pd è successo di tutto.
Epifani ottiene finalmente la sua prima vittoria sindacale: ha combattuto
tenacemente affinché un impiegato statale, appartenente ad una categoria
protetta, non perdesse il suo posto a causa della sindrome che lo attanagliava.
Angelino Alfano - questo è il nome del dipendente ministeriale che ha rischiato
il licenziamento - dal 29 maggio scorso soffre di gravi e debilitanti episodi
di amnesia, episodi “mirati” che ha tentato inutilmente di coprire con frasi
tipo: “ero allo scuro”, “nessuno mi ha detto niente”, “ma il Kazakistan non
esiste solo sulla mappa del Risiko?”, “scusate ma oggi non so esattamente chi
sono; ma se non sono Procaccini licenziate lui!”
I problemi di Angelino
erano gravi e sotto gli occhi di tutti, ed Epifani non poteva permettere che un
lavoratore, uno statale, venisse discriminato ingiustamente. A questo punto era
doveroso un atto di forza, un messaggio deciso che chiarisse le posizioni del Pd
nei confronti dello strapotere del buon senso e della decenza. E il Partito
Democratico lo ha fatto! Per la prima volta è stato monolitico, compatto!, e in
coro ha detto no! No al buon senso, no alla decenza. E per ratificare
simbolicamente questa scelta si è messo prono e di spalle calandosi le braghe: e
in questa posizione si sono “adagiati” ben 80 senatori del Pd! Immagine
straordinaria! Per un attimo l’ala del Senato del Pd sembrava un parcheggio per
biciclette. Ma ciò che conta è che Angelino è salvo, potrà riprendere il suo
lavoro, rivedere i suoi colleghi. Perché il lavoro di Alfano è importante: è
impegnato notte e giorno a sputtanare le leggi, l’immagine e la credibilità di
questo Paese, e credetemi.. come lo sa fare lui… solo il suo padrone! Poco
conta se non ricorderà un cazzo di questa giornata negando di esserne a
conoscenza, ma il Pd saprà, saprà che ha agito nel peggiore dei modi possibili,
in piena aderenza alla più totale assenza di carattere e di sostanza che lo
contraddistingue da sempre, in nome del niente e del peggio più assoluti.
L'EVO DELLA CHIAPPA GLOBALE!
In questa estate non
torrida, pluviale, da mangrovie immaginarie appesantite da gocce di rugiada
grosse come palline da tennis, l’imminenza si appresta ad esser sempre più
prossima. Siamo all’epilogo paradossalmente incerto di questa chiappa di
storia molle, banale, e…. terribilmente piatta!, Eh già… perché di tutte le
parti nobili ancora intonse e utilizzabili del divenire umano a noi è toccato proprio il culo! Se avessimo
attraversato una dittatura vera, composta da folli “normali”, qualcuno avrebbe
approfittato dell’occasione per qualche atto di eroismo. Si sarebbe generata
una resistenza, imbastita una lotta per la riconquista della libertà e del
diritto. E invece no!, la più alta forma di resistenza consiste nell’evitare il
rincoglionimento, nell’aggrapparsi con tutte le forze a quegli sporadici
momenti di lucidità collettiva che di tanto in tanto svicolano e sfuggono dal
buco nero della demenza. Inconsapevoli, di volta in volta, andiamo ad
arricchire questo “Merzbau” sempre in fieri composto dalle nostre sacrosante
proteste, dai nostri profondi buoni sentimenti, dalle nostre idee più nobili…
ma infelicemente rattoppato e “alleggerito” con gli aggiornamenti in tempo
reale degli amori andati a male ai quali alleghiamo – in offerta – l’autocelebrazione
pubblica della nostra regolarità intestinale, qualche scatto delle vacanze – io
sono qui - , due o tre cuccioli abbandonati… e una bella spolverata di messaggi
subliminali indirizzati a chi sappiamo
noi, “anche se”… “ma”.. “non sappiamo se…”! Dio quanto è piatta questa chiappa!
E intanto tutt’intorno piovono i messaggi più eterogenei, nel contempo
contrapposti e contemporanei. Spesso sembra che una risposta ci arrivi prima
della domanda, che la sete venga soddisfatta prima dell’arsura, ma la
sensazione che, in questo spazio dell’accadere che mai vediamo, qualcuno stia
barando non ci coglie mai. Anche il caso non è un caso, e se è il caso di
credere al caso… di certo non è un caso! Il tempo di pensare a qualcosa,
ordinarlo, metterlo in fila, consolidarlo con un processo deduttivo, anche
elementare, che subito un’apparente smentita, una distrazione, tanto facile quanto improvvisa,
possono impedirci di fare un “ragionamento”. Ragionamento… che parola antica!
Nell’autocrazia dell’istantaneo nell’era della chiappa globale un ragionamento
può portarci inesorabilmente verso lo “sfintere nero cosmico” della lentezza.
Lì dove tutto ciò che ha la pallida parvenza di sostanza viene ingoiato. Un
ragionamento è impossibile, altrimenti si perde l’attimo… basta un niente, una
manciata di secondi a pensarci su e già siamo nel passato remotamente prossimo
o… prossimamente remoto, poco conta! Non scherziamo! Non possiamo fossilizzarci
a ragionare. Il ragionamento richiede tempo, e il dilatarsi del tempo ha
spessore e questo spessore ha un peso specifico… in poche parole è qualcosa!, è
materia, è per questo è insopportabilmente ingombrante… e come se tutto questo
non bastasse, non può neanche esser conservato in forma dati, né, tantomeno, è condivisibile.
E’ qualcosa di grosso, totalmente nostro e mai completamente fruibile all’esterno.
E se non è comunicabile perfettamente a che cosa serve? Paradossalmente in
questo “evo” il pensiero non si può trasmettere. La chiappa globale permette
tutto, tranne il sostanziale. Allora ci conviene credere che il sistematico
appartenga al passato, che l’informazione esuli dalla formazione, che il “diretto”
e l’ “efficace” si sostituiscono alla perfezione come palliativi d’urto del “significato”
- marchingegno ipertrofico ed inutile, troppo pesante da sfruttare! Quindi stiamo
già apposto così! sembriamo già tanto profondi risultando efficaci, non abbiamo
bisogno di esserlo veramente! Che ce ne facciamo dunque del significato? Di
questo nucleo pesantissimo che mette in moto troppe cose? Serve solo un’intuizione,
anche banale, tanto basta infiocchettarla bene… ed ecco un perfetto simulacro
del significato! certo ha vita breve… molto
breve, giusto il tempo di fare effetto per poi vaporizzarsi, non tanto
magicamente, già nella memoria a breve termine.
mercoledì 17 luglio 2013
ANGELINO, OVVERO L’IGNORANTE DI VENTURA.
Il ministro degli
Interni, chiamato a riferire in Senato sul caso Shalabayeva, non ha
convinto. La sua relazione si potrebbe definire persino irrispettosa nei
confronti dell’organo istituzionale che lo ha convocato: Alfano non ha chiarito i
fatti, non ha fatto luce sul caso, ha solo sottolineato più volte di non sapere
nulla, che le autorità hanno agito a sua insaputa e che, infine, nessun
esponente del governo era a conoscenza di un’ estradizione lampo – in soli due
giorni -, dopo un’operazione della Digos che ha coinvolto cinquanta agenti, della moglie e della figlia di un dissidente
politico Kazako ricercato perché rappresentate di spicco di un movimento
politico che lotta contro la dittatura di Nazarbaev. Alfano non sapeva neanche
che c’era già un aereo pronto a riportare forzosamente Alma Shalabayeva e Alua
di sei anni in Kazakistan. Quindi si è organizzata un’operazione di polizia - modello
task force -, in collaborazione con l’interpol, con lo stesso ambasciatore
kazako, il quale faceva pressioni dappertutto, dalla Farnesina al Viminale,
sino a presentarsi di persona alla questura di Roma, e tutto questo senza che
il buon Angelino sapesse nulla. In pratica Alfano ha ammesso che per tre giorni
Roma è diventata provincia kazaka. Si festeggiavano le giornate dell'orgoglio kazako in
Italia e nessuno lo sapeva! Ma il ministrello non si è fermato qui, ha voluto
strafare e ha avuto il coraggio di rivoltare la frittata: non solo ha ribadito
di essere all’oscuro di tutto, ma ha lamentato la mancanza di informazioni da
parte dei suoi sottoposti, si è dichiarato vittima dell’ incompetenza
del suoi collaboratori. In pratica è come se avesse detto: “Sono vittima del
mio ministero! Sono alla loro mercé! Fanno quello che vogliono e non mi dicono
niente… sono l’ultima ruota del carro!” E per questi motivi è stato costretto a
dare le dimissioni il prefetto Procaccini, capogabinetto del Viminale: figura
che per quarant’anni ha servito con zelo, professionalità e discrezione le
nostre istituzioni. Procaccini con grande dignità ha espresso la sua amarezza
ma ha anche sottolineato che non solo il ministro sapeva, che era a conoscenza e veniva informato di ciò che stava accadendo, ma che lo stesso Alfano a definì
“estremamente delicata” la questione.
Il caso Shabalayeva è strano
per vari motivi. E’ strano perché è stata la prima operazione sotto la diretta
responsabilità di Alfano, anzi l’operazione è avvenuta durante il periodo di
interregno: neanche la Cancellieri aveva finito il trasloco che già Angelino si
dava da fare. In pratica il tutto è stato fatto goffamente durante il passaggio
di consegne tra la saggia e severa Fata Turchina e questo Lucignolo dal “personalino asciutto, secco e allampanato”.
Il caso Shabalayeva è strano perché mentre cinquanta agenti irrompevano nell’abitazione
di Alma Shalabayeva, il leader Kazako Nazarbaev
si trovava in Italia, paese che il dittatore ha imparato ad amare grazie al suo
caro amico Silvio Berlusconi… del quale è stato più volte gradito ospite. Il caso
Shabalayeva è strano perché in Italia, per motivi politici, non si estrada nessuno:
infatti, sia la nostra Costituzione che la Carta dei Diritti dell’Uomo -
documento firmato anche da noi - garantiscono asilo a tutti i dissidenti
oppressi e perseguitati da dittature, e quella Kazaka è una dittatura. Ma
Angelino Alfano si è dichiarato ignaro ed estraneo… e questo deve bastare. La
parola di Alfano contro l’ evidenza dei fatti, contro ogni logica. Tutti sanno
che il Ministro degli Interni mente ma la sua sola testimonianza chiarisce
tutto e lo affranca da ogni responsabilità. Qui andrebbe applicato l’antico
principio del Digesto di Ulpiano: “Testis
unus testis nullus”, una solo testimone nessun testimone, peggio ancora se
l’unica testimonianza è proprio quella dell’imputato!, ma non possiamo mica
fossilizzarci sulle regole dettate dal puro e semplice buon senso in momenti come questo?
Ma a conti fatti che
Alfano sapesse o meno poco conta, perché in entrambi sarebbero doverose le sue
dimissioni.
Affermiamo per assurdo che davvero Alfano non era informato, che tutto il ministero fosse impazzito ed ha agito a sua insaputa, che lui stava su quella poltrona per sport, per finire il sudoku e i cruciverba in posto tranquillo, e non voleva per nessun motivo esser disturbato per uno futile caso di estradizione internazionale immediata di una madre e di una figlia verso una dittatura. Mettiamo per assurdo che i fatti sono precipitati malamente e in modo vergognoso e che questo “futile caso” una volta emerso ha ridicolizzato il nostro Paese, le nostre Istituzioni e le nostre leggi. Beh, anche in questo ipotetico - quanto surreale - caso l’ignoranza dei fatti dichiarata da Alfano non lo aiuterebbe per niente… anzi!, Angelino risulterebbe negligente, inetto, incapace di dirigere e gestire il dicastero assegnatogli. Quindi che abbia conferito al Senato dicendo la verità o meno le dimissioni dovrebbero essere ovvie scontate, solo una formalità, una scelta obbligata da parte di una persona rivelatasi non all’altezza del suo compito.
Affermiamo per assurdo che davvero Alfano non era informato, che tutto il ministero fosse impazzito ed ha agito a sua insaputa, che lui stava su quella poltrona per sport, per finire il sudoku e i cruciverba in posto tranquillo, e non voleva per nessun motivo esser disturbato per uno futile caso di estradizione internazionale immediata di una madre e di una figlia verso una dittatura. Mettiamo per assurdo che i fatti sono precipitati malamente e in modo vergognoso e che questo “futile caso” una volta emerso ha ridicolizzato il nostro Paese, le nostre Istituzioni e le nostre leggi. Beh, anche in questo ipotetico - quanto surreale - caso l’ignoranza dei fatti dichiarata da Alfano non lo aiuterebbe per niente… anzi!, Angelino risulterebbe negligente, inetto, incapace di dirigere e gestire il dicastero assegnatogli. Quindi che abbia conferito al Senato dicendo la verità o meno le dimissioni dovrebbero essere ovvie scontate, solo una formalità, una scelta obbligata da parte di una persona rivelatasi non all’altezza del suo compito.
martedì 16 luglio 2013
L’INFALLIBILE METODO DELLO STATUS QUO!
Scriveva Satillana che
caos è “il nome per ogni ordine che causa confusione nelle nostre menti”…
ebbene dobbiamo dire che la nostra intelligenza è fortemente messa sotto
pressione dai nostri amministratori. L’incompetenza e l’inadeguatezza non sono
prodotti made in Italy questo è certo, ma nostro peculiare talento è consistito
nel riuscire ad innalzarle a forme di governo. Non solo esse si sono insinuate
con estrema fluidità nella nostra vita pubblica sin da tempi non sospetti, ma
addirittura hanno raggiunto tale radicalità e tenacia nell’avvinghiarsi alla
loro preda senza che vi sia alcun modo “soft” per liberarla. Questa follia
istituzionale, dettata da uomini senza idee, senza particolari capacità e,
tantomeno, senza il minimo rispetto per i ruoli e i cittadini che rappresentano,
ha talmente inquinato le acque già salmastre della vita pubblica da rendere
impossibile, o quasi, ogni distinzione
tra parti politiche, diversità di vedute e tradizioni. Modo raffinato per dire
che sono tutti uguali. Una tale situazione non può, nel breve o medio periodo,
non portare a fenomeni di estremismo o radical populistici che esaspereranno ancora
di più il corpo sociale del paese. Detto in soldoni… siamo alla frutta: è
arrivato il momento di chiedere il conto ma tutti scappano nel cesso. I nostri
politici si comportano secondo costume tipico: “fin quando non si arriva al
limite facciam finta che sia tutto come sempre, fate gli gnorri, cadete dalle
nuvole, prendete le distanze da ogni responsabilità… e se non è possibile
ascriverle al vostro immediato nemico… fatele cadere addosso ai vostri
sottoposti, in fondo c’è l’imbarazzo della scelta e a questo servono!” Sulla
falsariga di questa prassi vediamo che non c’è più distinzione – ad esempio - nel
fare quadrato attorno al ministro Alfano sul caso Shalabayeva, oramai è
protetto trasversalmente. Meglio far cadere l’intera catena di comando delle
forze di polizia piuttosto che far emergere la responsabilità diretta del
Viminale. Epifani addirittura dichiara che le dimissioni di Alfano porterebbero
ad una crisi di governo ed è per questo motivo intoccabile. Sconcertante sentir
dire non che Alfano non è direttamente responsabile ma che - a prescindere dal
suo ruolo in questa vicenda - non può esser rimosso o sostituito. Per il bene
di questo governo possiamo passar sopra all’incompetenza e alle responsabilità
dirette di uno dei ministri più influenti dell’esecutivo. Niente, dunque, è più
importante del governo, della sua stabilità, anche se Angelino Alfano è
palesemente reo o di incompetenza rispetto al suo ruolo, o di connivenza con una
dittatura straniera. Angelino non può dimettersi, figuriamoci consigliarglielo,
Berlusconi è preferibile che non venga condannato nei prossimi giorni, meglio
non far innervosire questo o quel sostenitore dell’esecutivo altrimenti qui
tutto salta… insomma Letta è prigioniero di sé stesso… e la cosa gli garba pure.
In fondo Enrico è in una gabbia dorata, mossa qua e là da scossoni e scaramucce,
ma è consapevole che se dovesse fallire, i dinosauri si estingueranno con lui.
Questo non è un governo attaccato con lo sputo, tutt’altro! E’ paradossalmente
forte; tenuto in vita dall’istinto di sopravvivenza dei suoi sostenitori, e in
più… è il male minore da presentare in Europa. Nulla è più coriaceo del
desiderio di sopravvivere, nulla unisce di più il branco della minaccia di
estinzione! Perciò la parola d’ordine del Governo Letta è “Status quo”… né un
passo in avanti, né uno indietro! Congelare tutto perché non si è capaci a fare
nulla, e questo matrimonio di interesse tra Pd-Pdl peggiora il tutto, ma nel
frattempo lavorare di immagine: far sembrare qualche piccola concessione un
evento rivoluzionario, posticipare questa o quella tassa a data da destinarsi
facendo passare il tutto come un’epocale conquista, imbastire qualche ipoteca
demagogica sulla fine imminente della crisi per tener buoni i cittadini, e
perché no… abbassare il costo dell’energia di cinque euro a famiglia all’anno
mentre tutto il resto aumenta. Insomma… il film di fantascienza è pessimo, la
trama stantia e monotona e gli effetti speciali… una vera tragedia!
lunedì 15 luglio 2013
I FUNAMBULANTI SI STANNO SPECIALIZZANDO!
La collezione di mirabilia
della “pax lettiana” si arricchisce ogni giorno di più. Non c’è più limite alla
raccolta indifferenziata di pessime figure e dimostrazioni di inettitudine della
nostra classe politica. Mi si potrebbe obiettare che non è cambiato nulla, che
è stato sempre così; in effetti a tale argomentazione non potrei controbattere
se non facendo notare che prima un solo personaggio riusciva a farci vergognare
trasversalmente “intra” ed “extra moenia”, mentre adesso un po’ tutti cercano
di sopperire in modo ipertrofico all’assenza del capocomico. Capocomico oramai
divenuto regista megalomane: se non è la sua presenza a insozzare il canovaccio
basta rovinosamente la sua ombra. Il
dissacrante eritema del ridicolo ha invaso un po’ tutti, quasi come un panico
generalizzato, una forma endemica e vertiginosa di rincoglionimento di massa;
capace di manifestarsi nella forma più specifica, adattandosi di volta in volta alle
personalità dei contagiati. Letta, ad esempio, è stato infettato dalla sua
stessa albagia, dalla sua ipocrita supponenza, un atteggiamento che dietro
nasconde il nulla, l’assoluta incapacità di gestire un governo folle, senza
capo né coda, indecifrabile; un esecutivo voluto da tutti solo perché tutti
volevano una sola cosa… non cedere al ricambio, mantenere sino alle conseguenze
estreme i propri privilegi. In tempi non drammatici, e oramai ipertrofici sino
al collasso, tale unità di intenti avrebbe realizzato un’unione solidissima:
nessun collante migliore per un’accozzaglia di politucoli al tramonto di un’alleanza
in nome della protezione dei loro interessi oramai in irreversibile stato di
decomposizione. Certo avremmo assistito a qualche tradimento, a qualche
avvelenamento intestino ma nulla che avrebbe compromesso la monoliticità dello
scopo; ma adesso… tutto questo è ridicolo, parossistico, grottesco sino alla
tragedia. Anzi… più questo branco si avvinghierà rabbiosamente a quest’osso
rinsecchito e più farà danni. Altro saltimbanco improvvisato è il ministro
degli interni! Angelino Alfano è stato lasciato allo stato brado dopo esser
cresciuto beato e pacioso tra le natiche-guanciale di Berlusconi, e gli effetti
di questa cattività dorata sono sotto gli occhi di tutti: la sua incompetenza ha
fatto diventare carta straccia la nostra Costituzione mettendo una madre e la
sua bambina – rifugiate politiche in quanto moglie e figlia di un dissidente kazako
– nelle mani di una dittatura. C’è anche da dire che il dittatore kazako Nazarbayev è un caro amico di Berlusconi (e Silvio se
ne vanta), quindi il “nostro” ministro degli interni Angelino Alfano o è reo di
faziosità o di incompetenza. Non si scappa… delle due l’una! Insomma… due sono
le alternative: o il pupazzo del ventriloquo Berlusconi non è in grado di
ricoprire la carica assegnatagli o ha deliberatamente ignorato il diritto di
asilo garantito dalla nostra Costituzione per favorire l’amico dittatore del
suo padrone. Ma i numeri del ventennale “Circo d’Italia” non finiscono qui. A questo
punto ci accingiamo a visitare il padiglione delle bestie rare e curiose. E se
parliamo di fenomeni da baraccone non possiamo non parlare di Borghezio e
Calderoli. Il primo, durante i lavori del parlamento europeo, ha dubitato
pubblicamente della nazionalità del suo stesso ministro per l'integrazione e le politiche giovanili Cécile Kyenge. Calderoli, a sua volta, ha paragonato lo
stesso ministro Kyenge ad un orango durante un comizio della Lega Nord. Il
razzismo è sempre il vergognoso sintomo di un’abissale ignoranza, ignoranza che
ha fatto carriera visto che Borghezio è un europarlamentare e Calderoli vicepresidente
del Senato. Le due bestie dunque non sono spuntate dal nulla, sono attrazioni
consolidate del nostro zoo politico e tutt’altro che nuove ad esternazioni
totalmente idiote. Insomma nulla di nuovo sotto il sole!, solo che adesso un po’
tutti si cimentano a farci vergognare di essere italiani… ognuno però in base
ai propri talenti. Possiamo, dunque, teorizzare un processo evolutivo della tradizionale
figura di merda! Materia sino a Berlusconi generalista e omnicomprensiva ma che
adesso si sta settorialmente evolvendo in branche altamente specializzate.
sabato 13 luglio 2013
L'IPOTESI RUBATA:IL PROCESSO MEDIASET SECONDO POE!
Troppo fumo, troppo
fumo… mi ripeto da giorni. Attorno al decisione della Cassazione c’è un polverone
enorme che impedisce di vedere chiararemente. E più pensavo a questa bagarre mediatica
e politica e più mi veniva in mente un racconto bellissimo di Poe, “La lettera
rubata”. La storia di questa lettera cercata dappertutto: in ogni anfratto,
anche negli interstizi dei muri, negli incavi della mobilia, ma che in realtà
nessuno aveva mai mosso... quella lettera era sempre stata al suo posto. Spesso il nascondiglio
migliore è l’evidenza. Le energie della polizia e degli investigatori erano
concentrate sulla certezza che quella lettera fosse stata rubata, e a nessuno di
loro sarebbe mai venuto in mente che in realtà non era mai stata mossa da dove era stata vista l’ultima volta. E se stesse accadendo qualcosa di simile per il
processo Mediaset? C’è una confusione incredibile, per il Pdl la condanna è certa e minaccia il governo, il Pd fantastica al suo interno con
ipotesi fantascientifiche sul dopo Letta, tirando in ballo anche Grillo e i suoi.
Lo stesso Grillo va da Napolitano, fa la voce grossa, poi addirittura tende ai
democratici una mano per un "dopo Berlusconi" e prontamente schifato la ritira. E
come se non bastasse il quotidiano berlusconiano Libero mette in
prima pagina la notizia di una grazia già pronta per Berlusconi sulla scrivania
del Presidente della Repubblica. Troppo fumo… troppo fumo negli occhi per essere
vero. Intanto Belpietro, nonostante sia una universalmente noto che non è una
cima, di certo non è fesso: sa benissimo che nel momento in cui ha pubblicato questa
notizia l’ipotesi della grazia per Berlusconi si è bruciata – ammesso che sia
mai stata messa sul fuoco. Dopo quella prima pagina nessuno si azzarderebbe a
fare una cosa del genere. Lo stesso Grillo che annuncia di
dichiararsi disponibile e poi ritira tutto non la conta giusta. Grillo per quanto
armato di buone intenzioni - utilizzate male ed espresse peggio – non può
governare, i suoi non sono in grado. Grillo non può mettere al governo gente
che a malapena conosce - e si conosce - da cinque mesi, la cui affidabilità, fedeltà e
competenza sono incerte e da rodare. Per quanto sentenzi e spari a zero Grillo
è terrorizzato all’idea di governare!, non può permettersi di mettere al
governo delle incognite, anche se “potenzialmente” oneste e in buona fede. Non
può! I grillini per adesso sono un’ottima manovalanza politica: grandi idee,
ottimi lavoratori, un elemento di rottura, di disturbo politico, ma una forza
ancora da affermare e formare e un passo del genere rischierebbe di ammazzarli
nella culla – senza contare che lo stesso Beppe come balia lascia molto a
desiderare. Qui qualcosa non torna. Non tornano le esagerazioni, non torna la
fretta e la facilità con cui si immaginano scenari futuri, non torna la stessa
calma di Berlusconi, il quale ha dichiarato con estrema serenità che verrà
certamente assolto.
E se niente di tutto
questo fosse vero? Da giorni si parla o di colpevolezza o di assoluzione,
addirittura di grazia. Eppure qui qualcosa sfugge, qualcosa che non viene detto.
Ma questo qualcosa è qui, è evidente ma non lo notiamo, è sotto i nostri occhi
ma non lo vediamo… forse perché siamo nell’occhio del ciclone, perché veniamo tempestati di informazioni e notizie, da dibattiti infiniti e ipotesi inverosimili. La
Cassazione dovrà pur dire qualcosa il 30 luglio, esprimere il suo parere sui
primi due gradi di giudizio che condannano Berlusconi al carcere e all’interdizione.
In mezzo a milioni di
parole nessuno – paradossalmente - accenna alla terza strada, alla possibilità
che si verifichi un’ipotesi valida almeno quanto le altre, se non addirittura
più plausibile, e cioè… il “Signori tutto è da rifare”. La Cassazione può
decidere di far rifare daccapo il processo Mediaset. Si possono trovare cavilli
ed inesattezze, un numero imprecisato di vizi di forma che spingano la suprema
corte a scegliere questa via. A pensarci
sarebbe una soluzione perfetta: Berlusconi si rasserenerebbe ancora di più, le
alleanze di governo sarebbero salve, la Presidenza della Repubblica non
perderebbe la faccia firmando una grazia scandalosa e la magistratura verrebbe
sì criticata ma non come lo sarebbe stata se avesse assolto inspiegabilmente l’imputato;
anzi sembrerebbe più umana e meno tirannica. Il potere giudiziario mostrerebbe
dunque un lato che redime il marchio politico che gli è stato affibbiato da
vent’anni a questa parte. Scopriremo d’un tratto che ci sono giudici di
sinistra e di destra e che la par condicio a tarallucci e vino regna incontrata
anche nella magistratura. A questo punto perché il polverone? Perché fare tutta
questa scena per arrivare a rimandare tutto? Forse per avvisare la stessa
Cassazione, per indicarle la strada da seguire con una piccola tempesta. Se
fossi uno dei giudici della Cassazione e vedessi coi miei occhi quale bufera
politica, sociale e istituzionale potrei provocare ci penserei mille volte
prima di prendere leggermente una decisione su Berlusconi. Insomma, resterei
intimorito dallo scenario che mi si paventerebbe nel paese se Berlusconi salta.
Il messaggio è chiaro, e perché no… anche intimidatorio: “Cari Giudici della
Cassazione… in tre giorni vedete cosa è successo? E avete solo stabilito la
data! Pensateci bene prima di prendere una decisione, perché quello che avete
visto non è niente!” giovedì 11 luglio 2013
ROBERTO SPERANZA: LA LEGGE ELETTORALE QUESTA SCONOSCIUTA
Stiamo assistendo alla
dissoluzione definitiva delle istituzioni. Se fino a qualche giorno fa un filo
sottilissimo e labile teneva ancora in piedi il baraccone ora si è spezzato. La
decisione della Suprema corte di Cassazione di fissare l’udienza per il
processo Mediaset al 30 luglio nella sezione feriale sta mostrando tutti gli
scheletri nell’armadio della classe politica italiana: il pdl ha preteso la
sospensione dei lavori parlamentari e il pd non ha battuto ciglio, anzi ha
accolto e sostenuto quello che poteva sembrare un ricatto. Ma il ricatto si è
rivelato una collusione, un patetico e disperato convergere di interessi che
sino a poco prima poteva solo esser sospettato, immaginato. La prova definitiva
di questa collusione l’ha fornita il capogruppo alla camera del pd Roberto
Speranza… il quale con un’interpretazione tutta personale, e quindi arbitraria,
della legge elettorale del 57’ ha definito Silvio Berlusconi “non ineleggibile”.
E come se non bastasse Speranza ha anche rincarato la dose affermando che il
segretario del pd Epifani condivide questa linea di interpretazione. Speranza ed Epifani
evidentemente non hanno letto bene questa legge, legge che ha permesso la loro
presenza nelle istituzioni: infatti nell’articolo 10 leggiamo:
1. Non sono eleggibili inoltre:
1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di
imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di
somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di
notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici,
l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse,
alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta;
2) i rappresentanti,
amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di privati e
sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative o con garanzia di
assegnazioni o di interessi, quando questi sussidi non siano concessi in forza
di una legge generale dello Stato;
3) i consulenti legali e
amministrativi che prestino in modo permanente l'opera loro alle persone,
società e imprese di cui ai nn. 1 e 2, vincolate allo Stato nei modi di cui
sopra.
2. Dalla ineleggibilità sono esclusi i
dirigenti di cooperative e di consorzi di cooperative, iscritte regolarmente
nei registri di Prefettura.
Silvio Berlusconi ha
goduto e gode di concessioni statali… a cominciare dalle concessioni per l’emittenza
privata delle sue reti, gode inoltre di ingenti sovvenzioni statali sottoforma
di finanziamenti pubblici per le sue testate giornalistiche, solo per citare le
due più evidenti. Quindi Silvio Berlusconi è ineleggibile non da oggi ma da
vent’ anni. Ovvio che in questo
ventennio Berlusconi ha provato a metter mano a questa legge ed ha ottenuto
periferiche abrogazioni ma non è arrivato a toccare questo punto nevralgico, si
è barcamenato con decreti e provvedimenti provvisori che lo hanno tenuto a
galla ma la sostanza del decreto è rimasta intatta, così come è rimasto intatto
il suo palese conflitto di interessi.
Berlusconi è
ineleggibile, è stato sempre ineleggibile, ed è un dato di fatto non una
questione arbitraria o opinabile. Bisogna solo chiedersi perché esponenti del
partito democratico si giocano la faccia per negarlo, sacrificano quel minimo
di credibilità che ancora posseggono per difendere disperatamente la causa
principale dello sfascio di questa nazione.
Ancora più grave è lo
slittamento mediatico che Speranza ha realizzato. L’ineleggibilità di
Berlusconi non è – in questo momento – una questione prioritaria, né per
Berlusconi né per il Governo. Berlusconi è coinvolto in processo che non riguarda
la sua presenza nelle istituzioni, è stato condannato per motivi diversi; rischia quattro anni di carcere e cinque di
interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale, reato che non ha avuto il
tempo di depenalizzare. Roberto Speranza, personaggio che, a questo punto, credo sia nel partito democratico solo come quinta colonna del pdl - non solo ha
fatto una dichiarazione errata – dimostrando di non conoscere la legge –, ma anche
espresso un’opinione su qualcosa che ha poco a che vedere con i motivi e i
malumori che provocano l'attuale paralisi delle istituzioni.
Panico, ansia e ignoranza
del signor Speranza dunque… che, nel ridicolo tentativo di salvare lo zoo in
cui pascola beatamente, si sono mostrate in tutta la loro grottesca disperazione. Bisognerebbe ricordare dunque al capogruppo del Pd che a
questo punto è relativa la questione dell’eleggibilità di Silvio Berlusconi perché tra poco sapremo se il fondatore di Forza Italia e del Pdl è un criminale, se ha
frodato lo stato italiano, se è reo di reati ascrittigli come cittadino e non
come rappresentante dello Stato. Questa ovvietà che tutti omettono rende ancora
più scandaloso e inaccettabile ciò che sta accadendo. Il governo e le sedi del
potere legislativo sono stati paralizzati da una parte politica con la
connivenza e il placet di tutti i partiti di governo a causa delle vicende
personali e fiscali di una sola persona, una paralisi che non tiene in nessun
conto delle urgenze, delle difficoltà e delle esigenze di un’intera nazione.
Gli interessi di un solo uomo si antepongo a quelli di un intero Paese. Ma
anche questa non è una novità. (A seguire sono riportati tutti i procedimenti a carico di Silvio Berlusconi dal 94 a oggi. Fonte il Sole 24 ore)
mercoledì 10 luglio 2013
LETTA PORTA SFIGA: NON APRITE QUELL'ENRICO
Se qualcuno pensa che
siamo alla frutta è solo perché mangia lentamente; il resto della tavola è già
all’ammazzacaffé e sta bestemmiando per il conto. Letta si porta sfiga da solo
in un modo apocalittico. Onestamente già dalla faccia è palpabile un pallore
sospetto, di quelli che spingono a cercare urgentemente il ferro delle chiavi
di casa per esorcizzarlo… se non peggio. Il ragazzo non è un bello spettacolo:
è appena di un’ incollatura più roseo di Sallusti… diciamo un morto più fresco…
ma lo stesso non si fa una bella pubblicità. Tutto contento si prepara per la
sua prima intervista a Ballarò, e mentre si infila i calzini la Cassazione gli
fa un servizio che non dimenticherà mai: il terzo grado per il processo Mediaset
che vede Berlusconi condannato a quattro anni e all’interdizione per cinque dai
pubblici uffici è stato fissato per il 30 luglio. Non ci voleva! Letta mette
due calzini di colore diverso tremando. “Ma come? La Cassazione che non fa
cadere in prescrizione una condanna? Si sapeva che almeno il processo Mediaset
doveva passare sotto traccia! Nessuno aveva diffuso che alla riapertura dei
tribunali a settembre, dopo il passaggio alla feriale, il procedimento di
revisione sarebbe andato in prescrizione. Ci sarà un motivo per cui tutti noi e
la stampa ci siamo fatti i cazzi nostri, no? A Silvio lo avevamo promesso! Poi
per Ruby ci saremmo arrangiati, ma almeno la condanna Mediaset doveva esser
superata.” Letta arriva a Ballarò fortemente provato e nervoso, in confronto la
Bernini sembrava vera, Sallusti intanto veniva galvanizzato ogni trenta secondi
da una batteria nascosta nelle mutande, prendeva colore ad intermittenza… un
albero di Natale in pratica! Enrico è agitato e si vede: ha la faccia di chi
ossessivamente ripete la stessa frase: “ma chi cazzo me l’ha fatto fare!” Floris
non indugia, sembra quasi un giornalista vero e con quella faccia da Alfa Alfa
redento incalza sulla decisione della Cassazione sul processo Mediaset. Letta
abbozza, svincola, rimanda, parla d’altro… e con il suo fare conia un nuovo
verbo… “GNORREGGIARE!”. Gnorreggiare è più che svincolare, è più che non
rispondere, è ostinarsi sino alla sincope nel far finta di non capire! Ma
neanche gnoreggiare serve. Letta avrà pensato di tutto: “ora fingo un infarto”,
simulo un’aggressione della Bonafé!, dico che mi ha chiamato Saccomanni
piangendo e devo scappare.” Ma alla fine il Presidente del Consiglio opta per
la soluzione più autoritaria… e anche la più stupida: s’incazza con Floris e diventa
magicamente di destra. Si trasforma in un essere a metà strada tra Gasparri,
Capezzone e Cicchitto e risponde: “Perché parliamo di Berlusconi? parliamo dei
problemi del Paese!” Aglia! Risposta da regime! Era proprio messo alle strette.
Questa soluzione lo manda definitivamente nel panico, non riuscirà a rispondere
più a niente.. lo “gnorreggio” è totale. Solo alla fine, con estrema sicurezza
dichiarerà: “nonostante tutto, assicuro che il governo non avrà rallentamenti e
non sarà messo in discussione.” A questo punto la sfiga che si porta appresso
ha infierito in modo crudele! Oggi è successo di tutto: il Pdl in fermento
contro la decisione della Cassazione pretende la chiusura dei lavori
parlamentari… e il Pd accetta con la coda tra le gambe. La Camera chiude per
tre giorni per difendere Berlusconi da una condanna neanche certa. Certo, il
fatto che è lo stesso Pdl a fremere non depone certo a favore di una fiducia
cieca nei confronti di Berlusconi da parte dei suoi, ma questo è secondario: la
giustizia italiana è tiranna a prescindere e va fermata. Non conta, paradossalmente,
se Berlusconi sia innocente o meno, conta il fatto che Berlusconi è perseguitato
dalla magistratura e questa celerità dell’iter giudiziario lo dimostra. Anche
se la Cassazione non è che abbia anticipato qualcosa: non è che prima ha detto
lo facciamo a settembre e poi ha ritrattato la data anticipandola. Ha solo
ritenuto – faziosamente però – che rimandando
all’ autunno il procedimento o parte di esso può cadere in prescrizione.
In pratica tutti si sono incazzati perché semplicemente “non se lo aspettavano,
anche se avrebbero dovuto”. Come quando ti anticipano una data d’esame all’università:
“mannaggia… non me l’aspettavo così presto!, non riuscirò a finire il
programma!”. Ma come? Non solo uno vuol far fare a Berlusconi delle vacanze
tranquille, liberandolo da pendenze false, infondate e tendenziose – così ha
sempre detto -, e non è neanche contento? Uno ti fa una cortesia e in cambio
fai scioperare un intero parlamento? Ma questa è mancanza di gratitudine! Berlusconi
poi è il primo a dichiarare che è una falsità il suo ricorrere alla
prescrizione per superare i processi… e una volta che può provarlo, una volta
che può mettere a tacere queste malelingue invidiose e giustizialiste ci resta
pure male? Certo che è strano Silvio eh? Il nervosismo dei suoi è onestamente
più comprensibile, loro ci campano con Berlusconi, e se la gallina dalle uova d’oro
tutt’a un tratto soffre di stitichezza finisce la pacchia! Prima ti sporcavi le
mani per raccogliere il dono ma te le lavavi e non ci pensavi più… adesso ci
vuole una rettoscopia approfondita… è più fastidiosa la cosa.
Ma il più grande di
tutti è stato Grillo! Lui è un grande comunicatore e lo ha dimostrato… ha
capito che vento tirava e senza perder tempo - ancora col costume bagnato - è
andato da Napolitano anticipando il suo incontro al Quirinale. Casaleggio
aspettava fuori nella posizione del loto; quando un corazziere gli chiesto se
si sentiva bene lui ha risposto che assisteva alla riunione in spirito col
terzo occhio, solo che non vedeva bene perché un ciuffo gli copriva la visuale.
Grillo è stato eccezionale, il paese è sull’orlo della crisi, della crisi più
brutta che abbia mai vissuto, il governo sta lì lì per cadere e lui è pronto a
raccoglierne le macerie. Nella sua conferenza stampa ha detto tutte cose vere e
ha sottolineato l’urgenza di interventi, la drammaticità dello stato in cui
versiamo e come tutto questo sia taciuto, minimizzato da un governo tenuto in
scacco dalle vicende giudiziarie di Berlusconi. Grillo ha avuto una tempistica
perfetta e ha riguadagnato consenso. E’ riuscito ad approfittare del grande
errore commesso oggi dalla maggioranza, quello di chiudere per tre giorni un
intero parlamento per difendere gli interessi di una sola persona, per ottenere
di nuovo credibilità. Beppe Grillo è
stato in grado di condensare in sé e nel suo movimento tutto il malumore che il
paese sta vivendo per uno scandalo senza precedenti, per la dimostrazione
ultima e più eclatante della politica “ad personam” che ha guidato questo paese
per vent’anni. In pratica nel massimo delle doglie il berlusconismo ha
partorito definitivamente il grillismo. Certo che Letta porta proprio sfiga!
martedì 9 luglio 2013
NOTA SEMISERIA SULLA SOLITUDINE!
Scegliere la solitudine
comporta di certo delle rinunce ma ha i suoi vantaggi, vantaggi non sempre
piacevoli: ad esempio la realtà delle cose è talmente vivida e lampante da
essere quasi insopportabile, e questa cruda consapevolezza può spesso portare
al risultato opposto: la realtà è tanto cogente tanto da esser sospettosamente “troppo
vera”. Dal possibile che prende forma davanti alla nostra attenzione diventa l’inevitabile
realizzarsi della nostra paralisi. Certo è che chi sceglie per un tempo
indeterminato di restar solo già di suo proprio bene bene non sta! Ma già la
coscienza di questo stato patologico contribuisce a non renderlo molesto, no…
un po’ di solitudine fa bene! E’ una sorta di lavanda gastrica dell’animo,
anche se bisogna evitare la tentazione sempre in agguato dell’espiazione:
abbiamo tutti qualcosa da farci perdonare e il senso di colpa copiosamente
distribuito nelle pieghe delle nostre azioni favorisce questa endemica
minaccia. In fondo sentirsi in colpa è sempre un’autoreferenza: un modo contorto
e sterile per restare i protagonisti. Se non si vuole ottenere nulla tanto vale
farlo in compagnia. Il nulla è sempre densamente abitato, sovraffollato!
Insomma, se si passa il tempo dedicato alla beata solitudine inginocchiati sui
ceci dei nostri fantasmi restar soli può servirci solo a provar dolore; effetto
collaterale probabile - anzi quasi certo -, ma non deve esser in sé e per sé l’oggetto
e il fine della ricerca della solitudine… non sarebbe lontano dal masochismo. Certo
che la solitudine non è uno stato facile. Per niente. Troppo dichiarata diventa
fintamente eroica e fa trasparire che in fondo non è che la ami tanto, te la
tieni per te e sembra che ti auto flagelli. Proprio non si può restar soli in
santa pace! Poi si vivono delle esigenze: e anche in questo caso c’è tutto un
lavoro “sotto”! Certo la solitudine non fa bene, eh no! Se uno fosse
estremamente ricco potrebbe vincerla in tanti modi! Ad esempio sbolognando la
ex moglie con un bonifico di centomila euro al mese e per non pensarci
organizzare orgette innocenti con giovani fanciulle e un palo da lap dance!
Casomai trasforma questi squallidi incontri in pseudo rituali orgiastici, così
li scarichi come offerte religiose. Che male c’è? Queste cose le facevano anche
i Greci? E i Greci sì che sapevano vivere. La Grecia è stata la culla della
cultura, ne consegue che fare una bella orgia con gli amici è fare cultura.
Ottimo! La spesa può esser detratta anche come promozione culturale. Anzi si fa
una bella associazione per la promozione delle orge e si paga solo la Siae per
la musica utilizzata negli strip! Perfetto! I Greci giravano in tunica e senza
niente sotto… infatti Esiodo si premurava di consigliare a questi “cullatori della
cultura” di non farla per strada camminando, e per sottolineare questa
altissima ed edificante usanza significava che era diffusamente praticata. Le
Opere e i Giorni di Esiodo sono un po’ come quella placchetta affissa nei bus
degli anni 70-80, sulla quale era inciso: si prega di non sputare a terra. Ma i greci sì che sapevano campare e,
soprattutto star soli. Beh erano anche in pochi.. ora è più difficile. Quando
una sera in compagnia gira male e ti annoi un po’ di solitudine la cerchi e ti
va di lusso se ti chiudi per tre quarti d’ora nel cesso del locale provocando
un paio di ricoveri per costipazioni e lussazioni da pugno contro la porta. Sì…
certe serate sono proprio di merda. E’ che esci con troppe aspettative! E’
obbligatorio divertirsi e star bene e questo è un peso: a me viene un attacco
di panico già dopo essermi fatto la barba. Credo esista anche l’ansia da
prestazione sociale, anche se in questo caso è il cameriere a chiederti se “ti
è piaciuto” mentre ti porta un conto così lungo che speri che sia la partita
iva! No, non si può uscire con la speranza di divertirsi ma con la patologica
sicurezza dello Xanax in tasca. Non è normale, niente è normale! Non è normale
aver paura di sorridere, non è normale guardare un culo senza il timore che -
tempo una settimana - ti arrivi una notifica per stalking. Non è normale
sfondarsi di alcool altrimenti tutto sembra patetico… devi sfondarti di alcool solo
quando hai la matematica certezza che tutto sia patetico, altrimenti togli del
sano alcolismo a chi lo merita più di te. Non è normale bestemmiare in auto contro uno
sconosciuto ricordandogli il mestiere della madre, della nonna e di tutte le
trisavole fino alla settima generazione – il mestiere è sempre lo stesso -, e
poi arrivato al locale apri lo sportello alla tua ospite e con un sorriso
ipocrita dici: “prego cara”. Non è normale. Però è così… se vuoi stare in compagnia, se
non vuoi una vita piatta le cose stanno così. Perché il mondo va così e chi sei
tu per cambiarlo? Vedi? Tutti si lamentano ma alla fine tutti si trovano bene… Vedi? Fanno sempre le stesse cose e non le
farebbero se si trovassero male, no? Sei una triste minoranza repressa, e
sfoghi la tua repressione con la tua burbera solitudine. Intanto il mondo va avanti, corre e non bada
a te: a testa bassa corre, corre, corre… e dove cazzo sia diretto non s’è mai
ben capito, ma corre!, e tu a star fermo cosa ne ricavi? A questo punto il
pallido sospetto che sei tu il coglione in questa nevrotica piccionaia ti
attraversa. In discussione ti ci metti, lo fai. Certo sei sveglio, intuitivo,
ma lento! E questa lentezza in fondo ti piace, ti sembra quasi di avere più
tempo, e un po’ – ammettilo - ne vai orgoglioso. Forse stai un po’ esagerando
però, forse lo strumento di difesa scatta in automatico e ti si è ritorto
contro. Ma dio quanto ti piace. Ecco che la solitudine un po’ le fattezze di
una galera le sta prendendo, la cosa strana è il muratore sei tu… e prima ci
facevi meno caso.
Certo che la Grecia è
stata la culla della cultura… quasi quasi rileggo Esiodo! No! Forse è meglio
Arifofane!
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