In Verità

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mercoledì 22 gennaio 2014

SE LA RISPOSTA E' RENZI ALLORA LA DOMANDA E' SBAGLIATA (PARTE SECONDA)



LItalicum di Renzi, dopo l’unzione di Berlusconi, ha incassato anche l’approvazione di Brunetta. Già questo basterebbe ad inchiodarlo, ma per correttezza si attendono solo i via libera di Gamba di Legno e la Banda Bassotti e il cerchio sarà chiuso.
Dopo la “profonda intesa”, Silvio – dai dintorni dalle casa circondariale – istruisce i suoi parlamentari e ordina loro di non tendere a Renzi imboscate in aula. E’ fatta! Matteo è sotto la “blindata” protezione del pregiudicato padre costituente. Ora non lo fermerà più nessuno, visto che la decenza in questo paese ha ceduto le armi da tempo immemore.
Due figure fuori dal parlamento – un sindaco fantasma, chiamato nella sua città “Berluschino”, nonché semplice segretario di partito e un ex senatore pregiudicato - depositano una pessima legge elettorale in parlamento e non ammettono condizioni, altrimenti il governo cade. Cosa dire? L’intimidazione resta, almeno sulla carta, ancora un crimine, ma oggi è stata ribattezzata politica del “fare”.
E cosa ha fatto Renzi di così rivoluzionario? Analizziamo le “non azioni” del nuovo che avanza. In principio ha indossato il costume di rullo compressore con l’intenzione di rottamare il vecchio e poi ripesca dal cassonetto di tutto e di più, persino un pregiudicato. Beh se proprio vogliamo dirla tutta questa non è proprio una novità. Chi ha buona memoria ricorda che proprio in questo modo è nata  la “cosiddetta” Seconda Repubblica. In seguito, questa assoluta novità, in pieno stile Silvio fa dichiarazioni che puntualmente smentisce : “Non sarò mai segretario del partito”, e si presenta con tutti i crismi. “Voglio una legge elettorale dove il cittadino scelga il candidato”, e invece presenta un mostro incostituzionale con le liste bloccate. “Berlusconi è Game Over” – dichiara solo pochi mesi fa - e poi da ranocchio ai domiciliari nella sua palude lo ritrasforma in principe con il bacio della “profonda intesa”, gesto d’amore stampato con uno passionale schiocco Dio solo sa dove viste le licenziose abitudini del nostro Sardanapalo nazionale.
Anche in questi imbarazzanti casi Renzi non rappresenta una novità; è dal 1994 che si ricorre puntualmente a Berlusconi per avere il “via libera” in questo paese; e puntualmente chiunque ha avuto a che fare con lui è stato politicamente dilaniato! Ci auguriamo anche stavolta che questa ventennale tradizione venga al più presto rispettata. In fondo a Silvio gli abbiamo dato in comodato d’uso il paese, è anche giusto che ci restituisca il favore di tanto in tanto con una cortesia!
Fino ad ora abbiamo parlato solo di Renzi e Berlusconi, quindi per “par condicio” è giusto che si parli anche un po’ della sinistra.
Dopo l’attacco di logorrea di Renzi in assemblea, nel quale ha rimarcato più volte di esser il sindaco di Firenze - giusto come promemoria perché proprio non gli vuole entrare in testa -, Cuperlo si è dimesso. Offeso dalle frecciatine del segretario, il presidente ha lasciato l’assemblea ed infine ha dato forfait con una lettera aperta al segretario e avvertendo tutti su Facebook. Io sono dell’idea che Cuperlo, sul popolare social network, non volesse tanto render note le proprie dimissioni quanto ricordare ai suoi amici di “esser stato il presidente del Pd.” Infatti nessuno se ne era ancora accorto.
Il dalemiano ama il basso profilo almeno nella stessa misura in cui ama la rassegnazione. Le parole di Renzi avrebbero offeso chiunque figuriamoci una figura riservata e dimessa come Cuperlo, ma sono appunto parole di Renzi; dichiarazioni fatte da un soggetto che per arrivare a palazzo Chigi si venderebbe in saldo l’anima al diavolo, ammettendo per assurdo che la Santanché sappia cosa farsene. Ma niente! Il presidente del partito è caduto nel tranello fatto di gratuite provocazioni del buzzurro smanicato e si è chiamato fuori.
Male, molto male! Non ci si può sempre dimettere quando si vedono “depauperati i propri principi,  altrimenti i “berluschini ci marciano”. Per una volta è giusto prendere ad esempio Berlusconi: quello lo si è dovuto schiodare dal senato con la forza… ed era condannato in cassazione per frode fiscale. Questo geronte dell’intrallazzo (primo fra pari) non abbandona la politica neanche a cannonate, e dobbiamo precisare anche che non è abitato da alcun ideale – se non sessualmente penetrabile - o sano principio. Il soggetto è inchiavardato alle istituzioni per puro e animale istinto di sopravvivenza. Ora, se resiste “Sua Fraudolenza” perché non dovrebbe resistere una persona che possiede solidi principi, corredati oltretutto da coscienza e fedina penale pulite?

Certo, Gianni incontra poco: Cuperlo non è ganzo come Renzi, non posa come un ebete che crede di esser Alain Delon su Chi, né millanta in giro per l’Europa attributi d’acciaio come Letta, ma è una persona per bene, anonima più di Fassina – e ce ne vuole - ma per bene.  Comprendo che oggigiorno la vita è difficile per chi ancora sanamente distingue la “personalità” dal “personalismo”; è dura resistere in un mondo in cui le idee non sponsorizzate dai poteri forti diventano solo datati ideali, dove persino il nulla si vende a peso d’oro, basta che lo spot sia fatto a dovere, ma la facile resa di oggi potrebbe tramutarsi nella più feroce condanna di domani. Lasciare in mano a degli sciacalli il futuro senza neanche opporsi non è una prova di dignità ma una resa, non è un rinunciare per restar puliti ma un lasciar fare.