In Verità

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venerdì 13 dicembre 2013

QUEST’ANNO SULL’ALBERO PALLE D’ACCIAIO!


Stamani Letta si sveglia dal lato giusto, accende il tablet d’ordinanza e annuncia con un tweet che per decreto, in consiglio dei ministri, avrebbe abolito in mattinata il finanziamento pubblico ai partiti. Detto fatto! “Oddio, bisogna sempre “vedere prima cammello”, non ci stupiremmo se i rimborsi elettorali verranno infilati in sordina nella tassa sui rifiuti, in una accisa sui carburanti, nelle spese dei comuni alla la voce “Politic Tax!” O se verranno “estinti” a data da destinarsi, più o meno quando Salvini imparerà ad usare il pollice opponibile!
Svolta epocale per il Governo di larghe intese, un’impresa titanica e senza precedenti “per uno stato feudale”! L’alacre e retto consiglio dei ministri è stato eroico: ha solo tolto quel finanziamento pubblico ai partiti che abrogammo con un referendum appena vent’anni fa!
A questo punto vediamo la genesi di questa “celere decisione” del canonico. L’abolizione dei rimborsi elettorali era rimasta dormiente al Senato da tempo immemore (si narra fosse custodita da secoli in Belgio da monaci trappisti mastri birrai troppo rincoglioniti dagli assaggi per ricordare dove fu segretamente riposta). Ad un certo punto la Corte Costituzionale dichiara illegittima la legge elettorale con la quale le ultime tre legislature hanno governato; ma dobbiamo ricordare che l’Alta Corte ha al vaglio altri interessanti esposti, tra i quali spicca proprio un ricorso per la mancata abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti dopo i quesiti referendari del 1993. Il nostro Governicchio delle “ristrette intese” mica può permettersi un’altra delegittimazione a causa di una truffa ventennale a danno della volontà popolare? Sarebbe un vero e proprio colpo di grazia per i nostri onesti rappresentanti. Quindi Letta ha pensato bene di mettersi con le spalle al sicuro per restare al suo posto e ne ha approfittato anche per agire di contropiede nei confronti di Renzi che gli sta col fiato sul collo. E  Renzi ha sempre il fiato “pesante” di parole!
Così il Governo si leva il dente: rinuncia ai finanziamenti pubblici (sottoforma di rimborsi elettorali) per continuare a sopravvivere. Meglio stringere la cinghia (si fa per dire) anziché andare a casa con la coda tra le gambe. Enrico ha fatto tintinnare le sue palle d’acciaio - in mancanza delle scarpette rosse, colore che odia - e dalla sera alla mattina si è garantito un altro semestre di sopravvivenza.
Non mancheranno immotivate e fantasiose attribuzioni di meriti per l’accaduto: possiamo star certi che Renzi dirà che questa decisione è stata presa grazie al suo miracoloso “avvento”, alla sua apparizione “stile Lourdes” sulla scena politica; allo stesso modo sentiremo Alfano attribuirsi il merito di tutto grazie alle ali liberali delle colombe di governo, e infine Grillo dichiarerà che la politica resta morta, anche se tenta di risollevarsi dalle proprie ceneri con contentini scontati mossi dallo spavento che i suoi giacobini pentastellati incutono nelle comatose e corrotte istituzioni! 
L’agguerrito Leone di stato è furbo, molto furbo, ma almeno – incalzato dalle circostanze – ha alleggerito le spese dello stato… che restano disastrose. Il canonico ha incassato un risultato positivo, e deve incassarne molti se non vuole esser soppiantato dall’arrivismo rampante del neosegretario del suo partito.

Ma c’è ancora un'altra eventualità da valutare, puramente teorica ma non campata in aria; un’ipotesi che può tranquillamente aggiungersi e convivere con le altre, e che consiste nelle pressioni di Re Giorgio! Il sovrano è stanco… già durante l’incoronazione affermò che avrebbe abdicato se le Camere non avessero messo mano alle riforme (cosa che poteva fare benissimo già il giorno dopo). Letta ha tirato la corda al massimo: ha glissato su tutto, ha stagnato finché ha potuto ma non poteva continuare così. Dopo una serie inverosimile di aumenti – dalle accise all’iva – e dopo aver rinominato tre volte la tassa sulla casa dichiarando di averla tolta (è sempre difficile dare i nomi), doveva darsi una mossa! Era costretto a far qualcosa per giustificare un minimo quell’ectoplasma che si ostina a chiamare governo. Mica poteva continuare a non fare una mazza per cinque anni? Le sue palle mica sono d’acciaio inossidabile? Sfrega e sfrega ma alla fine il “Brillacciaio” irrita e graffia i gioielli di famiglia, oltretutto lasciando l’alone!