In Verità

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giovedì 12 dicembre 2013

LE MAGNIFICHE SORTI NEPOTISTICHE DI MATTEO


Per descrivere uno dei danni collaterali del porcellum dobbiamo partire da lontano: le liste bloccate previste dalla legge Calderoli – ora riconosciuta come incostituzionale - nel 2005 resero molto più facile una prassi consolidata della politica italiana, e cioè quella di piazzare parenti e amici nelle liste elettorali. Quando era in vigore il sistema proporzionale si doveva per forza agire sul territorio con metodi persuasivi più o meno leciti: dall’oneroso dispendio di risorse economiche per promuoversi sino ad arrivare a ricorrere alla criminalità organizzata che controllava un determinato territorio per imporre un nome piuttosto che un altro (genesi del famoso “voto di scambio). In pratica – in pieno stile “latifondo ottocentesco” – la politica la faceva solo chi se la poteva permettere e chi aveva amici tanto influenti quanto compromessi ai quali - una volta eletto – doveva render conto. Col Porcellum la solfa non è cambiata, è stata resa solo più snella e comoda: dal 2006 i partiti hanno potuto decidere tranquillamente a tavolino chi candidare e potevano stabilire alleanze e connivenze sul territorio senza andare in giro a prender freddo. Una vera figata! Inoltre - con le liste bloccate - le segreterie hanno anche abbattuto le spese, però - “stranamente” - i rimborsi elettorali hanno continuato a lievitare negli anni nonostante un referendum che abolì nel 93’ i finanziamenti pubblici ai partiti. Il porcellum era una manna trasudata dalle ghiandole sudoripare di Calderoli! Rendeva facile tutto e si intascavano rimborsi a pioggia!
Il porcellum non era bello – visto anche il suo primo firmatario – ma era facile e redditizio, e per quanto venisse condannato da tutti restava un prezioso patrimonio dei partiti, un allegro bancomat istituzionale!   
Anche l’innovativo Renzi non è rimasto indifferente al pernicioso fascino del porcellum e - prima che la legge venisse dichiarata dalla Consulta incostituzionale - non ha lesinato nello stilare liste chilometriche di candidati al consiglio del Pd, allettandoli ovviamente con la promessa di candidarli alle prossime elezioni. Tra questi non mancano figli d’arte ed esempi di nepotismo territoriale; ne ricordiamo solo due campani giusto per rendere l’idea. Il primo è Piero de Luca, figlio del sindaco di Salerno, nonché viceministro alle infrastrutture – quello che “sballa con Lupi”. Vincenzo de Luca mantiene da mesi “illegalmente” sia la carica di viceministro che di sindaco (come Renzi è sindaco di Firenze e Segretario del Pd); ma come se non bastasse ci sono ottime probabilità che il “colorito” Vincenzo si candidi alle regionali ed insieme ad altri sette consiglieri comunali è inscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Salerno per  abuso di ufficio, falso in atto pubblico e altre ipotesi di reato. L’altro consigliere Renzi è andato addirittura a pescarlo tra le macerie “sempre calde e gravide” della Prima Repubblica; infatti il “nuovo che avanza” ha proposto come consigliere del Pd Federico Conte, figlio del craxiano Carmelo Conte, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio (con delega alla Cassa del Mezzogiorno) nel 1980 e ministro per le Aree Urbane dal 1989 al 1993. Un’inossidabile cariatide campana, indagata nel 1994 per concorso esterno in associazione mafiosa, nel 97’ per  illeciti nella “ricostruzione” dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 e condannata in primo grado nel 2011 a quattro anni e dieci mesi di reclusione con interdizione dai pubblici uffici per aver avuto rapporti con la camorra. Le vicende giudiziarie di “Carmel senza paur” si concludono nel dicembre del 2011 quando, difeso dal figlio Federico (allievo del futuro ministro Severino), è stato assolto in appello dalle accuse di associazione mafiosa.  
Ma siamo fiduciosi, non è scritto da nessuna parte che le colpe dei padri ricadono sui figli e Renzi ha sicuramente deciso di inserire questi “figli di” nelle sue “innovative liste” in piena libertà e con cognizione di causa; il rivoluzionario neo segretario del Pd non ha certo valutato quei nomi in base ad un possibile compromesso “elettorale” con le realtà territoriali a lui vicine! Cerchiamo di non esser maligni! Non dobbiamo pensar male, sarà di certo un caso. Peccato che la “Corte Costituzionale” bocciando il Porcellum ha rotto a Fonzie i candidati nel paniere! Non è un caso, infatti, che Renzi dopo la decisione della Consulta si è detto stupito! Ora tutti questi “figli di” sono difficili da piazzare! Ma il nuovo che avanza troverà un modo… non gli resteranno sul groppone.... altrimenti che “nuovo” è?