In Verità

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mercoledì 11 dicembre 2013

ENRICO E “VECCHIE FORCHETTE”


Il governo incassa la fiducia sulla legge di Stabilità incurante di ciò che accade fuori. Tutto questo non sarebbe una novità – visto che non tenere in alcun conto delle reali esigenze del paese è una prassi consolidata per i nostri rappresentanti – se non fosse per il trascurabile particolare che in circa venti città presidi di protestanti stanno paralizzando il paese.  
Nel discorso per ottenere la fiducia Letta non si è limitato come sempre a “letteggiare”, infatti minacciato dall’imporsi di fonzie nel suo partito ha iniziato addirittura a “renzeggiare”. Ha anche tentato di aggiustare l’Ipod di Alfano con un cazzotto, ma – purtroppo per il vice premier - non era un Juke Box! Le parole del presidente del consiglio non sono state avare di dozzinale retorica senza senso. Letta non ha lesinato nel descriversi come un martire della legalità e del progresso che ha tutti contro, dalla piazza all’informazione passando per i pentastellati: questo infaticabile Sisifo di Stato si è definito un lottatore  disposto a combattere “come un leone” per una ripresa (dice lui) che è “a portata di mano” e ha chiesto la fiducia alla Camera in nome di un “nuovo inizio” per il paese.
Questo sacerdote della Nuova Era non aveva in fondo tutta questa necessità di buttarla sul drammatico, la fiducia era quasi certa, ma il copione che si era scritto lo faceva tanto “padre della patria…” e ha voluto tentare il colpaccio della sceneggiata. Però il “presidentello” non ha fatto i conti con l’inesorabile realtà, realtà che puntualmente nega in modo patologico, e il suo discorso ha preso un’inevitabile piega tragicomica sfociando in una scontata caciara! A quel punto Letta, preso da un’incontenibile fregola istituzionale, ha iniziato a prendersela con Grillo e suoi, definendoli dei sobillatori antidemocratici e ha attaccato direttamente il pentastellato Nuti che aveva accusato il democratico Faraone di farsela con i pregiudicati dopo di che non si è capito più niente! Insulti, minacce, ladro qui, troia là… e una serie non ben precisata di “ti aspetto fuori” a condire il tutto.
Come al solito i grillini imboccano sempre le strade più impervie per le loro battaglie: c’era bisogno di scomodare la notizia di una cena tra un pregiudicato e Faraone per dire che ci sono connivenze sospette in politica? Ma se tutto il parlamento pullula di pregiudicati? Sembra stiano tutti lì… l’indulto non solo è stato già fatto ma ai detenuti gli è stato anche già trovato un “umile ma dignitoso” lavoro nella pubblica amministrazione: posto statale, stipendio adeguato, orario flessibile – anzi flebile -, rimborsi spese -anche per l’intimo-, ferie pagate, buoni pasto, contributi celeri ed eccedenti, auto aziendale e “nipotina di supporto” nelle trasferte! Certo, c’è l’annosa e logorante fatica di pigiare un bottoncino di tanto in tanto, ma a richiesta, questi braccianti dello stato,  hanno anche la cremina all’artiglio del diavolo per evitare l’artrosi alle loro manine sante. Se proprio vogliamo dirla tutta lo stesso governo di larghe intese si è fatto dettare l’agenda per mesi da un pregiudicato e per giunta assenteista; quindi quale grossa novità ci ha rivelato Nuti? E perché il canonico se l’è presa tanto se per sua stessa ammissione ha avuto per anni Andreotti in casa (anche sottoforma di icona da evocare con una messa nera), e se in coppia con lo zio ha bazzicato e governato alla luce del sole con un delinquente abituale? A meno che il boss Silvio non patisse di una fastidiosissima uveite.
Ma dopo tanto inutile scompiglio la legge di stabilità è stata comunque approvata ed ora il “movimento dei forconi” punta su Roma! Le istituzioni minimizzano sperando che l’inverno fermi i manifestanti, ma purtroppo per loro non marciano su Mosca, e questa volta sono incazzati di brutto! La macchina del fango, congiuntamente a quella della censura, tentano di porre un argine ad un fenomeno che si prospetta incontrollabile, ma fino a quando?   
A proteggere la nazione da questi “criminali anarchici senza pietà” ci pensa il nostro ministro degli Interni. Alfano, incurante della sua faccia, ha virilmente dichiarato: “non avremo remore nel reprimere i delinquenti!” Grande Alfano! Un vero maschio! Lui odia i delinquenti, quelli che strumentalizzano il disagio della gente per fini criminosi e illegali, e fa bene! Bravo! Ma una domanda sorge spontanea: perché non è stato così “maschio” quando doveva “reprimere” il delinquente Silvio? Stando ad una sentenza della cassazione anche il pregiudicato Berlusconi ha usato il disagio di tutti per fini illegali, anche il cavaliere ha sguazzato nella delinquenza come Paperone nella sua cassaforte! Cosa c’è di tanto differente? E’ vero, Berlusconi non ha messo a ferro e fuoco le città, si è solo limitato a rincoglionirle e a vampirizzarle fino all’osso per vent’anni con la connivenza di tutti. In effetti sono due cose diverse e purtroppo dobbiamo dar ragione al “meno maschio” Alfano. Berlusconi sarà anche un criminale ma è un professionista: ha saputo depistare lasciando false tracce e aveva pali e complici un po’ ovunque! Ha fatto un lavoro pulito bisogna dargliene atto! 

E proprio Berlusconi è la new entry nel movimento dei Forconi. Silvio si è dichiarato vicino ai manifestanti e vuole incontrarli. Quell’uomo è disposto a tutto per non uscire di scena, è incredibile! Ho visto malattie infettive fulminanti meno ostinate! Ma cosa aspettarci da chi è stato tutto? Se Berlusconi è stato casalinga, operaio, contadino, muratore, terremotato, palo da lap dance, suora, monaco, protettore di minorenni egizie e madre coraggio di certo sarà stato anche Forcone!