In Verità

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venerdì 11 ottobre 2013

LA CANCELLIERI NON “INDULGE” SU BERLUSCONI


In un’intervista a Radio24 il Ministro della Giustizia Cancellieri ha tenuto a specificare che un possibile indulto non riguarderebbe Berlusconi e che non c’è stata nessuna pressione del Quirinale sul caso.
In fondo è vero, l’indulto dovrebbe puntare a svuotare le carceri e non le comunità di recupero o le abitazioni sovrappopolate da detenuti ai domiciliari. Brava Cancellieri! Il ministro ci dimostra che “la buona regola” non è soltanto un liberatorio e soddisfacente funzionamento del tratto finale dell’intestino.  Ma qui dobbiamo registrare delle preoccupate obiezioni: innanzitutto i provvedimenti di indulto non si applicano in base alla condanna ricevuta… bensì in base al reato – non conta se sei in galera, in una comunità o ai domiciliari, ma se il reato ascritto è previsto nel provvedimento di indulto  -, e dobbiamo ricordare alla Cancellieri che Berlusconi “tomo tomo cacchio cacchio” ha goduto dell’indulto in passato per ben due volte. Può succedere dunque che Silvio la sfanghi ancora una volta, possono sempre buttarlo nel mucchio alla chetichella e poi versare lacrime da coccodrillo dichiarando che “purtroppo era inevitabile”, vista la natura e l’applicazione del decreto legge passato al vaglio delle camere. Insomma le intenzioni sono sempre ottime e la buona fede ce la mettono tutti, ma – ahinoi - nessuno può sapere come può svilupparsi la cosa. 
Infatti, se guardiamo i disegni di legge su Amnistia e Indulto presentati dal Senatore Gal Barani, c’è da preoccuparsi non poco.  I due provvedimenti al vaglio del Senato prevedono la cancellazione delle pene per condanne fino a sei anni, compresi i reati per associazione mafiosa e le recidive. Se questa proposta “criminale” e sciagurata dovesse passare non solo Berlusconi sarebbe a piede libero, ma anche Cosentino, Dell’Utri e una miriade di amministratori e funzionari, pubblici e compartecipati, di comuni, province, regioni e stato – casomai in associazione mafiosa, cosa che non guasta mai -, molti dei quali il carcere neanche lo hanno visto. Ci troveremmo dunque davanti a un paradosso: un decreto urgente che servirebbe a spopolare le patrie galere – un vero e proprio toccasana in un momento di crisi sociale e civile così acuta – risulterebbe efficace solo in parte, perché rivolto principalmente a chi sconta prime condanne, quindi con pena commutata senza il carcere, e a chi è proprio ai domiciliari e ai servizi sociali.

Volendo questa "empasse" non sarebbe insormontabile. Dovrebbe solo essere presentato un provvedimento che preveda della semplice decenza: visto che il problema è rappresentato dal sovrappopolamento degli istituti di pena – io la butto lì - l’indulto potrebbe riguardare solo chi effettivamente sconta la pena in carcere. Non è poi così difficile, anche perché rispetterebbe una piccola cosa troppo spesso ignorata che si chiama “buon senso”. A quel punto sicuramente Berlusconi griderà al complotto, si dichiarerà discriminato e perseguitato dai comunisti, vittima della dittatura liberticida dei giudici; ma è sempre meglio che abbassare imbarazzati lo sguardo davanti alla nazione per l’ennesimo e vergognoso salvataggio di un pregiudicato che da vent’anni la passa puntualmente liscia. E va bene che per aiutare Silvio si è fatto di tutto, dall’ignorare e violentare la Costituzione alle leggi ad personam , ma arrivare a scarcerare 20.000 persone per favorirne soltanto una credo sia un tantinello esagerato.