In Verità

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lunedì 14 ottobre 2013

IL SAGGIO QUAGLIARIELLO SI SBOTTONA!



Dopo una settimana scarsa di requie le tubature “comunicative” delle istituzioni tornano ad intasarsi di materiale di risulta: dichiarazioni qualunquiste, polemiche sterili su indulto e amnistia, comunicati stampa, post ed interviste sugli argomenti più disparati ed inutili: Grillo che insulta tutti, compresi parenti e affini, Renzi che finge di avere capacità di discernimento con sondaggi alla mano, Napolitano dispiaciuto e intristito dal clima di tensione, come se non ne fosse responsabile, e Letta che ha scoperto finalmente la sua più intima vocazione, il suo vero talento: dare nomi evocativi a provvedimenti senza sostanza: “Decreto del Fare”, “Operazione Mare Sicuro”, “Tutto mio zio, ma anche un po’ Giulio”… .
Ad alzare la posta sul tavolo ci ha pensato il “Saggio” Quagliariello, il quale stamani ha seraficamente dichiarato: Se ci sarà l’amnistia dovrà riguardare anche Berlusconi, perché è inconcepibile  che “una legge non sia applicata a un solo cittadino”.
Ora non dobbiamo pensar male, perché il senatore del Pdl si fa baluardo dei diritti dell’uomo senza alcuna faziosità: è uno dei saggi napolinatei; certo… non è uno stilita dalla dieta a base esclusiva di locuste, con barba lunga e mutandoni incatramati alla pelle perché non si cambia da un trentennio, ma sempre saggio è! Dunque Quagliariello parla saggiamente e non in malafede. Se ci sarà un’amnistia o un indulto (o entrambi) e tra i reati da cancellare è annoverato quello per frode fiscale con pena superiore ai quattro anni, e “l’interessato” non ha già goduto in passato di provvedimenti simili, non si possono fare eccezioni!, deve godere dell’atto di clemenza. Qui nascono gli intoppi per il saggio filantropo: Berlusconi ha approfittato già in passato dell’indulto, la prima volta è addirittura antecedente alla sua famosa discesa in campo: infatti fu condannato per falsa testimonianza a causa della sua deposizione nel processo sulla P2 e nel 90’ godette dell’indulto, quindi il caso Berlusconi uscirebbe automaticamente fuori dal provvedimento. Ma qui viene in aiuto del saggio la proposta di Amnistia presentata dal Senatore “Gal” Barani, la quale non solo prevede che vengano amnistiasti reati, anche fiscali, per pene che – puta caso - arrivano fino a sei anni – ovvero cinque di reclusione -, ma sono compresi anche i casi di recidiva e di associazione a delinquere per stampo mafioso. Barani vuole dar vita a un vero e proprio salto di qualità nelle operazioni istituzionali pro-Silvio: passare dalle leggi ad-personam alle amnistie ad-personam! Con un solo provvedimento si risolverebbero “di botto” tutti i problemi di Berlusconi: dalla condanna Mediaset alle accuse delle procura di Palermo emerse sul processo dell’Utri passando per il processo Ruby. Come per incanto tutte le ambasce del Cavaliere verrebbero archiviate e il perseguitato ne uscirebbe pulito come il culetto di un neonato prima della terribile “cacca liquida”!
E se i reati fiscali non fossero contemplati nell’amnistia che sta “drammaticamente” maturando nelle coscienze scosse dei nostri rappresentanti dopo l’accorato appello di Napolitano? In fondo per reati fiscali da queste parti in galera ci si va poco! Chi va in carcere per frode o per falso in bilancio, reato addirittura depenalizzato? L’idea non sarebbe malvagia e neanche nuova, infatti dobbiamo ricordare nell’amnistia del 1990 i reati fiscali non furono contemplati, bisogna inoltre tenere a mente che nell’Italia repubblicana postfascista il periodo detentivo amnistiato non ha mai superato i quattro anni (tre di reclusione effettiva), mentre adesso Barani vuole addirittura strafare, vuole amnistiare i condannati fino a sei anni, un’assoluta novità se escludiamo l’Amnistia per i reati politici antifascisti del 45’ e quella per i reati militari del 46’.  
Non dobbiamo meravigliarci di tutto questo perché Quagliariello e Barani sono da sempre dei garantisti illuminati, anche se sino ad ora - per troppa modestia - non l’hanno dato a vedere. Sono dei Gandhi impegnati a diffonder pace e non violenza nelle Camere, dei veri e propri socialisti utopici preraffaelliti alla William Morris, i quali non contemplano nella loro visione della società la detenzione come pena per l’espiazione dei reati, sono delle pie “Madre Teresa” in borghese, caritatevolmente impegnate nel lazzaretto tragico delle istituzioni, sempre pronte a mondare a mani nude le purulente piaghe inferte ingiustamente dal morbo crudele della malagiustizia!