In Verità

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lunedì 9 settembre 2013

THE LETTA’S CHRONICLES



“Siamo quel gran Gianni Gian,/Quel buon Johnny John, /Che sempre d'accordo son”,  cantilenava il ritornello di una delle canzoni dello Zecchino d’Oro. Come citazione per iniziare un post sui Letta’s può sembrare ridicola - ma sempre di Gianni e Enrico stiamo parlando, sarebbe un decontestualizzante spreco persino ricorrere alle citazioni dei cioccolatini! -, ma è un’ottima introduzione per sintetizzare le loro eroiche “gesta”.
Enrico – quello solo cronologicamente più giovane – manifesta uno dei classici sintomi del disturbo ciclotimico: appena sveglio è di un pessimismo catastrofico mentre di sera sembra sotto l’effetto combinato di Xanax e Demerol!  In mattinata dichiara che l’instabilità del governo ha ripercussioni tragiche per il paese, che in questo modo non si riuscirà a far niente. Le cose non possono continuare così – afferma preoccupato - altrimenti cadremo in un baratro irrecuperabile. Ma solo ieri sera aveva rassicurato tutti: il governo non cadrà, andrà avanti, stiamo facendo cose importanti e nessuno ci fermerà! Bisogna prendere una decisione Enrico! delle due l’una: stiamo andando a “forza nove” o c’è bonaccia? Siamo in quarta lanciati o ci hanno messo le ganasce anche al ruotino di scorta? Ma giusto per avere una regola mica chiediamo tanto? La verità è che Enrico non è un gran comunicatore, solo un gran prestigiatore: cambia nomi alle cose e poi dice che le ha fatte sparire. In una mano tiene l’imu, pronuncia  l'immancabile parola magica “abbiamo ottenuto un grande risultato” e “simsalabim” la riapre e ci troviamo la Service Tax! In effetti non è la stessa tassa, ma una doppia tassa infilata di stramacchio nelle altre tasse comunali, messa lì sorniona tra la spazzatura e nuove sorpresine tipo: contributo per le luci pubbliche, per la riparazione e tutela dei manti stradali .. etc etc… il tutto sintetizzato sotto la voce “servizi indivisibili”. A ben vedere non è neanche un bravo illusionista: ha promesso il numero ad effetto e poi non riesce a trovare i fondi: per cancellare la prima rata del 2013 il consiglio di ministri ha lavorato in questo modo: tagli all’Anas per la sicurezza stradale, tagli alle ferrovie e ai trasporti pubblici e tagli di personale e fondi alla pubblica sicurezza. Per la seconda rata la magia a nostre spese non è riuscita. Letta  voleva reperire la pecunia con nuove concessioni per i giochi d’azzardo ma è andata male, purtroppo dovremo far la fila col numerino accalcandoci su quelle poche centinaia di  migliaia di slot machine disseminate criminosamente per tutto il paese.

Ma ora veniamo all’eminenza grigia dei Letta’s… il misterioso Gianni. Non parla mai, è una statua: persino quando apparve nel film “Io so che tu sai che io so” con La Vitti e Sordi parlò poco, male e fu anche doppiato! Ma oggi si è dato alla pazza gioia candidando proponendo di candidare l'Italia olimpiadi del 2020. Perché secondo Gianni Letta furono le olimpiadi del sessanta a dare vita  al boom economico, quindi poterle nuovamente ospitare sarebbe una grande occasione di rinascita. Giannino ci ha provato diciamola tutta. Ma ora dobbiamo ricordare perché Monti non candidò l’Italia alle olimpiadi del 2020; Monti affermò che i costi per realizzare i lavori avrebbero affossato il paese... e  fece capire, senza mezzi termini, che l’eventuale sede olimpica sarebbe stata esposta a selvagge ed incontrollate speculazioni. Monti ricordò anche – solo a mo di esempio – che c’erano ancora cantieri aperti e istruttorie giudiziarie in corso che riguardavano addirittura i mondiali di calcio del 90’, che Roma è stata sfregiata dai mondiali di nuoto del 2008, e che dunque - in base a questi specchiati  precedenti - candidarsi per le olimpiadi del 2020 sarebbe stato  a dir poco un atto criminale.
Gianni Letta viene meglio doppiato!