In Verità

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domenica 8 settembre 2013

"IL RICORSO DI STRASBURGO" ... PESSIMO LIBRO!


Il non essere un vorace lettore di romanzi di fantascienza mi ha penalizzato nel leggere le 33 pagine de “Il Ricorso di Strasburgo”.
La lettura è stata ostica e arida e con vette di indecenza toccate troppo spesso. La trama – inutile dirlo - è imbarazzante, i personaggi scialbi… il protagonista improponibile; nessuno crederebbe mai che esista davvero. Questa storia è talmente confezionata male che non la prenderebbe neanche Giacobbo per una puntata di Voyager! Meglio una miniserie in 5 puntate sul Chupacapra che tre minuti sul caso Berlusconi.
L’inizio è tanto noto quanto scontato: Silvio, potente politico italiano, è la vittima di una magistratura così malvagia e scaltra da riuscirlo ad inchiodare dopo soli “vent’anni”! Una guerra lampo insomma! Gli inquisitori, evidenti metafore del male - mediocri refusi alla Fedor puerilmente e sciattamente iniettati a caso nel testo – hanno condannato il protagonista per “frode fiscale” dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto. Ma il nostro protagonista non è il K. de “Il Processo” di Kafka, egli non ignora il capi d’accusa… anzi, B. li conosce e non li nega! Non li ammette apertamente ma neanche si premura di dimostrarne l’infondatezza. No! Al nostro mediocre eroe non interessa dichiararsi innocente, a lui serve solo conquistare l’impunibilità.  A questo punto capiamo tutti che il soggetto non regge: un colpevole è un colpevole, e costruire un’intera trama sulla semplice ed ostinata negazione delle conseguenze che questo comporta rende il tutto poco credibile. Andrebbe bene se fosse un quadro clinico: se leggessimo tutto il testo come se fosse la conclamata diagnosi di una allucinata psicosi negatoria, cronica ed irreversibile; ma niente più di questo.
Ma nel testo ci sono anche due stoppose e inflazionate sottotrame da rilevare: la prima è giuridica, e rientra nel classico tema della negazione della norma in base al soggetto e alle circostanze.  Il nostro protagonista ha commesso il reato, è stato condannato, ma riveste un ruolo di rilievo nella politica del suo paese. In base ad una legge di questo paese ora egli  si vede costretto a rinunciare alla sua carica pubblica e alla possibilità di continuare  a far politica. E anche se la legge è riconosciuta sia a livello nazionale che all’estero come giusta ed equa – nella storia l’hanno chiamata Legge Severino – ora diventa un’acerrima nemica. Infatti anche il protagonista “ a suo tempo” la promosse, la lodò considerandola una legge sacrosanta! Ma nel momento in cui la stessa norma si è ritorta contro di lui, magicamente inizia a contestarne la validità. Ora – per il protagonista - quella è una legge iniqua e anticostituzionale e, soprattutto, non è retroattiva: quando fu commesso il reato la legge Severino non esisteva dunque il protagonista non è perseguibile in base ad essa. Anche qui la trama è debole, irrazionale e senza senso. Eh già! Perché quella legge si applica per la condanna e non per il reato, e siccome la legge esisteva quando il “nostro” è stato condannato in via definitiva che sia retroattiva o meno non conta nulla. Il suo caso rientra perfettamente nei criteri della norma.
Purtroppo i redattori della storia hanno commesso un grande errore, forse non conoscendo la giurisprudenza e non si sono premurati di specializzare le loro fonti.
La seconda sottotrama è quella più affascinante, la più verosimile e coinvolgente. Riguarda un argomento caro alla fantascienza: quello della pandemia! Uno dei temi catastrofistici più efficaci è quello del virus letale e incurabile che da un paziente zero si diffonde drammaticamente in tutto il genere umano. E’ un evergreen che spesso salva la trama con qualche miliardata di infetti, anche se qui ha miseramente fallito.
Solo alla fine della storia comprende che Berlusconi é un virus, qualcosa di pericoloso nato e diffusosi tragicamente nel laboratorio Italia! Ma ad un certo punto viene portato all’estero. Sotto le mentite spoglie di un ricorso alla Corte di Strasburgo il Virus Berlusconi trasvola nel Lussemburgo per poi dipanarsi ovunque – come per le lettere all’antrace. Una malattia che ha contagiato solo l’Italia tenta di infettare anche l’Europa per poi arrivare chissà dove.

Qui finisce la storia, con un’incognita! Con la minaccia di una pandemia mondiale! La cosa peggiore che un finale lasciato così in sospeso preannuncia un “Sequel”!