In Verità

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mercoledì 11 settembre 2013

SILVIO:"MA QUALCUNO HA PENSATO DI DIRE CHE SONO INNOCENTE?"


Se in passato abbiamo creduto di toccare il fondo ora abbiamo la necessità di rivedere tutto. Lo spettacolo a cui stiamo assistendo al Senato ha davvero del patetico. Tutti i membri dell’assemblea chiamati a decidere su Berlusconi sono entrati in consiglio con la certezza che il Cavaliere non potrà più essere senatore. Persino chi lo difende è consapevole che la decadenza è inevitabile, ed ogni dichiarazione, ogni dossier presentato – dalla relazione di Augello alle minacce di Schifani – hanno il solo scopo di prender tempo.
Augello ha indirettamente fatto un errore aprendo direttamente i lavori della Consulta con le sue tre motivazioni pregiudiziali. E’ un errore che nel contempo “ammette” che la condanna in cassazione di Berlusconi è incontestabile – non parla affatto di innocenza o estraneità dell’imputato ai fatti che lo hanno condannato -, e – come se non bastasse – con quel documento di 70 pagine ha implicitamente espresso che il Parlamento italiano non ha gli strumenti per dichiarare la decadenza di un senatore.

Le tre motivazioni di Augello
La prima motivazione pregiudiziale di Augello è abbastanza paradossale, perché chiede alla Giunta riunita in consiglio di “lavorare” affinché il caso Berlusconi possa esser “posto innanzi alla Corte Costituzionale”. Per Augello, dunque, il Senato deve lavorare per Berlusconi! Da strumento di ratifica della decadenza dovrebbe trasformarsi in un pool politico pro-Silvio. Secondo questa prima richiesta la consulta non ha titolo per pronunciarsi, ma può solo farsi da parte e vedere come allungare la vita politica del condannato. Sintetizzando Augello ha chiesto: Berlusconi non può esser giudicato in questa sede e resta senatore fino a ché la corte costituzionale non si pronuncia. Ed è pure compito vostro vedere se si può fare.

La seconda istanza di Augello riguarda la legge Severino. Questa legge per il relatore è prima di tutto incostituzionale, e in secondo luogo non può essere applicata retroattivamente. Se il reato è stato consumato nel 2004 – quando la legge Severino non esisteva – la norma non si può applicare nel 2013.
Qui c’è un’obiezione da sollevare: la legge Severino si applica ai parlamentari nel momento in cui è il reato è stato giudicato e accertato in via definitiva e non quando è stato commesso. Se non fosse così  questa norma sarebbe totalmente inutile, visto che costituzionalmente ogni imputato è da considerarsi “innocente” sino a condanna avvenuta, che sia senatore, parlamentare o semplice cittadino non conta. E Berlusconi non può sottrarsi a questo elementare principio, e neanche i suoi difensori possono fingere di ignorarlo.

La terza motivazione del difensore del Cavaliere è un piccolo capolavoro dell’assurdo: Augello chiede alla Giunta del Senato un “rinvio interpretativo”, cioè chiede di congelare tutti i lavori per far decadere Berlusconi fino a quando non si sarà dimostrato che la legge Severino non è applicabile al Cavaliere. Un calembour affascinante, degno dei paradossi prospettici di Esher. Augello prima dichiara che la Legge Severino non è applicabile e poi chiede alla Giunta di verificare e accertare questa “inapplicabilità” affinché sia lo stesso collegio di senatori - come il cane che si morde la coda - e ratificare di aver  perso solo tempo, perché Berlusconi può restare Senatore anche se è un frodatore. Eh Già! Perché non dobbiamo perdere di vista la cosa più ovvia quella incontestabile: Berlusconi resta un frodatore! Augello cavilla, le tenta tutte, ha snocciolato i bizantinismi più astrusi per difendere il Senatore ma non ha mai contestato la condanna in cassazione.
Ma come? Si è pensato a tutto e non a questo? Tutti si sono spesi  per vedere come rimandare l’inevitabile, per  bypassare, ignorare e smontare le leggi di questo paese e a nessuno è venuto in mente di dichiarare che Berlusconi è innocente? Certo che è strano!
Il più intelligente e realista di tutti è stato l’avvocato Coppi, il quale - tagliando la testa al toro - ha detto chiaramente a Berlusconi di sbrigarsi a chiedere “i servizi sociali”; altrimenti una bella mattina si ritroverà in casa dei carabinieri incaricati di accompagnarlo alla stazione più vicina per prendere le sue impronte e fargli due belle foto, una di profilo e l’altra di fronte. E solo dopo Silvio potrà tornare a casa per scontare la pena ai domiciliari.