In Verità

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martedì 10 settembre 2013

SE RENZI FOSSE....


Renzi è un’epifania di ovvietà inesauribile. A Modena ottomila persone  hanno assistito inconsapevolmente ad un “outing” sconcertante. Matteo Renzi è tanto popolare quanto banale, anche perché in questo paese il primo risultato non so può ottenere senza il secondo “pregio”.   Il sindaco di Firenze possiede una delle doti tipiche del politicante medio: la totale, volontaria e strumentale assenza di memoria e breve e lungo termine: ha sostenuto che nel partito democratico comandano i perdenti e che la vecchia guardia dei Ds sta scomparendo a favore di volti nuovi… il suo e quello di Letta.
Renzi ha dimenticato un piccolo particolare in questa invettiva senza senso, e cioè che chi ha perso le primarie neanche un anno fa è stato lui, e le perse anche miserevolmente proprio contro lo “Spompo” Bersani – non bisogna aggiungere altro, perdere con Bersani è come tentare di sparare sulla croce rossa e mancarla.
Renzi dimentica che proprio grazie alle eroiche gesta “ a voto segreto”  della sua corrente - corrente che dice di non avere – ci siamo ritrovati con questa “bislacca formazione di Governo”.
Renzi, che oggi critica un governo alla mercé di Berlusconi, ha dimenticato di dire ieri a Modena che ad aprile “sbraitava” per un esecutivo di larghe intese.
 Renzi dimentica, a proposito di Letta, che durante la campagna elettorale l’attuale capo del governo nessuno se lo filava, era il segretario di Bersani. Si deve ricordare inoltre al “neo”democristiano Matteo Renzi che fino al mandato offerto da Napolitano ad Enrico Letta, la gente ancora confondeva i nomi di Letta zio con quello di Letta nipote.
Renzi non tiene in alcuna considerazione, inoltre, che Letta non è stato designato come possibile Presidente del Consiglio né dal Partito Democratico e né -tanto meno- dagli elettori. Che è stata una scelta delle istituzioni ripiegate su sé stesse, senza un vero mandato elettorale, Enrico Letta non è  – dunque - un protagonista indiscusso della politica italiana, se non per un colpo di mano congiunto del Parlamento e del Capo dello Stato di questo paese.
Se Renzi fosse davvero un democratico - come sostiene - i suoi sproloqui non sarebbero delle mere e mediocri autocelebrazioni demagogiche, inoltre sarebbe in grado di ottenere consensi con la verità, con un memoria storica funzionante, e non nascondendo goffamente la realtà dei fatti. Se Renzi fosse un vero democratico saprebbe che la politica non è un talkshow, che i sondaggi non fanno il politico, bensì creano solo un personaggio, un fantoccio dai più gradito forse… ma sempre un fantoccio. E infine se Renzi avesse avuto davvero a cuore questo Paese non ne sfrutterebbe l’attuale crisi per promuoversi provocando ulteriori guerre e scaramucce, sia all’interno del suo partito che nel corpo sociale.

Renzi, come tanti altri, non è un democratico.