In Verità

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martedì 13 agosto 2013

OPERAZIONE “ DISTRATTISMO CONTENTINISTICO ESTREMO”


Questa estate è particolarmente afosa, a tratti soffocante, e queste caratteristiche non aiutano a mantenere lucidità ed obiettività: un esempio evidente è Vittorio Sgarbi, il quale, attraversato da una forma feroce di ebetismo molesto, ha definito il caso Ruby simile a quello Pasolini, cosa che ci dimostra in maniera definitiva ed inequivocabile che un “magazzino – anche ben fornito - di nozioni non fa un’intelligenza”.
Ma anche la stampa e la televisione di regime non aiutano la nostra capacità di giudizio; anzi, ci impediscono proprio di mettere a fuoco l’essenziale.  Il Governo fa poco e nulla: rimanda, procrastina, non prende vere decisioni, proprio perché non può, non ne è in grado per motivi genetici; e allora cosa ha pensato bene di fare?  Prende argomenti cogenti e drammatici, se ne arma cavalcando la loro urgenza sociale, poi  inonda la nostra vista e le nostre menti attraverso i mezzi di informazione con notizie tanto truci quanto mirate, e infine si fa baluardo di queste ingiustizie, casomai finge di varare leggi già esistenti, ma non applicate, e definisce questi contentini “momenti importantissimi” della vita democratica del paese. Questo è accaduto con la legge sul femminicidio, la cosiddetta normativa sui crimini definiti di “genere”. Già distinguere per “genere” - a pensarci bene - è davvero segno di un regresso notevole, non solo del linguaggio ma proprio della sostanza della giurisprudenza moderna: un crimine è un crimine sempre!, e la tutela dei più deboli – così come l’assoluta eguaglianza dei cittadini a prescindere dal genere, dalla religione, dalle scelte etc. etc.,  è costituzionale e non certo un’invenzione di Letta. La sola affermazione “delitto di genere” dunque è segno di imbarbarimento del diritto, anche se la cosa passa inosservata. La legge sul femminicidio è giusta, sacrosanta, necessaria! Peccato però che già esisteva, si è solo votata la certezza della sua applicazione, e in alcuni punti ne è stata aumentata la severità. Ma quello che davvero indispone, quello che profondamente offende la nostra intelligenza e il nostro senso della decenza non è certo la vexata quaestio sul fatto che la sua enunciazione è giuridicamente barbara e primitiva, o che dei completi inetti si sono presi il merito della semplice applicazione di ciò che già c’è, bensì la sua ipocrita e mirata strumentalizzazione mediatica. La nostra cronaca ci lavora di fino sulla violenza: certo, dare queste notizie è giusto, ma è il calcare la mano, il moltiplicarsi a valanga di notizie di cronaca - il posizionarle immediatamente dopo quelle di politica, il metterle proprio lì…. con lo scopo di “coprire e distrarre col truce e l’efferato” l’incapacità e lo stallo della classe dirigente -, ad essere ancora più offensivo, penoso,  quasi vile; la dimostrazione più surrettizia e strumentale di una profonda mancanza di rispetto per chi ne è coinvolto. Non basta solo dare una notizia, è altrettanto necessario non strumentalizzarla ricavandone vantaggio, è fondamentale che essa non sia mezzo di distrazione di massa sfruttandone l’effetto che si produce negli animi grazie all’efferatezza del gesto. A tutto questo siamo talmente abituati che oramai non ci facciamo più caso. E’ come se fossimo refrattari all’indignazione, ottusi nella sensibilità, mostruosamente assuefatti dall’effetto, e infine schiacciati sulla superficie di una realtà sbattutaci in faccia senza ritegno col solo scopo di stordirci. E questo stordimento ha solo due risultati, due soluzioni possibili ed opposte: o ci portano all’indifferenza più assoluta, “al callo a tutto”, o allo spavento continuo, al perenne senso di insicurezza e di incertezza.  Ed è qui, nel soffermarci a questi particolari, a queste mirate e sediziose esposizioni di “carne fresca”, che comprendiamo quanto e come questi venti anni non hanno solo imbarbarito e fatto regredire la nostra politica, ma tutta la nostra società, la nostra sensibilità, la nostra capacità di giudizio e di analisi. E’ un danno enorme, tanto terrificante quanto rimosso e non considerato: spesso e volentieri ci sentiamo dire in giro in proposito: “ma io ne sono immune, questa operazione su me non ha sortito effetto”, senza sapere che già questa considerazione è la prima e schiacciante prova che l’obiettivo è stato raggiunto.