In Verità

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mercoledì 21 agosto 2013

LA RESA DEI “TONTI”



Settembre è alle porte… ma una data preoccupa il “Franco Frodatore” che spera di trasformarsi nel “frodatore che la fa franca”, ed è il 9 settembre, il giorno in cui si deciderà la decadenza da Senatore del pregiudicato. Ora l’ex Cavaliere, dopo aver mobilitato tutti su Facebook, passa ai fatti  e minaccia la stabilità del Governo senza mezzi termini. Dopo una riunione ad Arcore con la “squadraccia” dei suoi manda da Letta il “ministro-delfino a vita” Alfano, l’unico pupazzo col dono del ventriloquio via wireless. L’ambasciatorino di Berlusconi è in questo momento dal Premierino Enrico ma l’oggetto della discussione lo ha già anticipato “tuonando dal basso”  Brunetta: “O si trova una soluzione entro dieci giorni sull’agibilità politica di Berlusconi o si apre la crisi di governo.
Letta ha avuto notizia degli ultimata del gota berlusconiano mentre si trovava a Vienna: appena il tempo di dire che confida nel buon senso del Pdl e di sentirsi consolare dal presidente austriaco Faymann che “scoprendo l’acqua calda” ha dichiarato: “Ho conosciuto Silvio Berlusconi e non ho mai pensato che sia un garante della stabilità”, e subito è dovuto tornare in Italia pressato dalle minacce dei “suoi”; neanche una palla di Mozart o una fetta di sacher.
Forse è arrivato il momento che qualcuno dica al nostro Presidente del Consiglio che non può far contenti tutti, che prender tempo non serve a molto, che i suoi alleati non sono garanti di un bel niente se non dei loro stessi interessi, che questo Paese non può esser tenuto in scacco dalle vicende giudiziarie di un condannato in via definitiva.
Anche se Berlusconi ha difensori insospettabili e trasversali, come l’attore Franco Nero: infatti Django stamattina si è svegliato di botto e si è ricordato di una cena in Calabria dove sentì dire al giudice Esposito: “Non sopporto Berlusconi, se mi capita sotto gli faccio un mazzo così” .  Eh già!, perché Esposito decideva solo lui - modello grande inquisitore-, non era membro di una collegio chiamato a decidere in assemblea, , non ha confermato una sentenza già passata per due gradi di giudizio dichiarando che la pena accessoria – i quattro anni di interdizione dai pubblici uffici -   era eccessiva e quindi da riesaminare. Niente di tutto questo! Il giudice Esposito è un mefitico e andato a male Leviatano senza regole che odia Berlusconi.
Intanto il governo è sul filo del rasoio; oscilla pericolosamente tra l’ottimismo ipocrita di un premier che non prende coscienza di un esperimento nato già col marchio del fallimento e i ricatti di un delinquente condannato, che tenta di salvarsi disperatamente e dalla sua pletora di “nessuno” che ha vissuto sulle sue spalle.

Se non fossimo in Italia ci sarebbero gli estremi per definire queste minacce come un attacco deliberato alla democrazia e alle istituzioni, e invece no! Letta corre quando si alzano i toni, si ostina a minimizzare pubblicamente e a “barattare” privatamente mantenendo in stallo un intero paese.