In Verità

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martedì 20 agosto 2013

PROFILO "POCO SEMI-SERIO" DI ENRICO LETTA


Si va avanti per fratture: scomposte, multiple, micro e macro. Il “tutti contro tutti” è una forma di frattura “composta”, un temporeggiamento traumatico mirato alle costole della nostra ansia. Una facezia tritata a dovere e infilata a forza nelle nostre gole. L’ attenzione sembra centrata e vigile, e infatti lo è… ma altrove.

Addio al riformismo.

La soap opera berlusconiana e tutti e i suoi sottoderivati inchiodano, volenti o nolenti, il nostro quotidiano e così oscilliamo – a seconda del nostro colore politico – tra la speranza e la rassegnazione. Non vediamo la compromettente deriva di un sistema in coma vigile, l’assoluta paralisi di iniziative, programmi e idee. Non ci accorgiamo neanche che la geografia politica di questo paese si è “telluricamente” modificata, che si è stabilizzata col sacrificio definitivo del riformismo – ammazzato dall’interno –  in nome di un falso moderatismo e del “politicamente corretto”.  Perché rispettare le idee? Molto meglio relativizzarle, renderle inefficaci, intatte nella forma ma svuotate di ogni contenuto compromettente. Sta passando la sensazione che ogni opinione decisa possa generare l’effetto “elefante in una cristalleria”: è un momento troppo delicato per atti concreti, per riforme decise, ma la parola d’ordine è “moderazione”, e questa parola castra letteralmente qualsiasi rappresentanza realmente riformista.

Il bravo chierico della fede Monti.

Letta conclude l’operazione di Monti in sordina, protetto dal caos su Berlusconi, dalle polemiche sterili – ma funzionali - sulle leggi in difesa dei diritti delle donne e delle coppie di fatto. Letta è bravo, bravissimo… perché lungi dal prender congedo dal berlusconismo mediatico lo usa a suo vantaggio. Forse instradato dallo zio, è stato iniziato ai meccanismi di distrazione di massa in modo esemplare: toglie qui e là qualche auto blu, qualche aereo di stato con annunci quasi “benedettini” fatti di ieratica sobrietà e intanto non agisce,  offre qualche contentino di misura ma mediaticamente efficace e dove non riesce ad arrivare lascia libera di scorazzare sui mezzi di informazione qualche polemica. E c’è da dire che è più credibile di Silvio, perché è meno caciarone, più composto, con un profilo basso e protettivo, e, poi, secondo il redditometro della camera è addirittura nullatenente. Non promette mai a caso, ma in modo puntuale e tempestivo: una legge elettorale? Proprio nuova no… ma una modifica per ottobre, quando sarebbe dovuta essere immediata una totale riforma per chi ha “davvero  a cuore” la salute della democrazia di questo paese. Il suo temporeggiamento non è genetico, né caratteriale, magari… ma neanche dettato dalla funesta alleanza, bensì è strategico, funzionale, un ottimo mezzo per agire strutturalmente alla chetichella. Nessuna nuova legge elettorale, nessun vero privilegio della classe politica toccato – la polemica sugli stipendi eccessivi copre molte altre immunità della casta ben più antidemocratiche -, nessuna azione per “riattivare” dal basso” l’economia, sul potere d’acquisto dei cittadini, neanche una parola su argomenti come la sanità e l’istruzione, martoriate senza vergogna da vent’anni.

Il Letta-governo.

Questo governo con l’alibi dell’ “emergenza” è nato senza un programma, un obiettivo, un progetto. Lavora alla giornata e s’addormenta morendo d’inedia la sera. “Un sopravvivente sterile” che cerca solo il plauso dell’Europa economica, delle lobbie bancarie, delle dittature che detengono il potere energetico. Va in giro, inaugura gasdotti, stringe le stesse mani che stringeva Berlusconi chinando la testa allo stesso modo, solo con più “aplomb” - quella tipica del perfetto maggiordomo -, e quando ritorna in patria celebra risultati strabilianti e innovativi.

La patata bollente della responsabilità.

Ma Enrico Letta è anche un vero politico, cosa alla quale non eravamo abituati da vent’anni. Lo ha dimostrato oggi declinando ogni responsabilità sul caso Berlusconi lasciando la patata bollente al Pdl. Infatti ha dichiarato se a causa di Berlusconi il Pdl abbandonerà il governo il partito del condannato dovrà assumersene tutte le responsabilità. La prima domanda che mi verrebbe da fare al nostro presidente del consiglio è: quando mai Berlusconi&Co. si sono presi la responsabilità di qualcosa? Loro sono nati dando la colpa agli altri, è sempre stato il loro modo  di fare politica. E a dirla tutta, caro Letta, se l’è cercata… lei ha voluto allearsi con loro, ha fatto passare questa insalata per un governo di pacificazione nazionale, è sicuro di non esserne responsabile? Lei sapeva chi si metteva in casa, sapeva che Berlusconi aveva guai con la giustizia e che poteva essere condannato. E’ mai possibile che tutto questo le è sfuggito? Lei non sa quanto vorrei essere d’accordo con lei e dare tutta la colpa a Berlusconi e i suoi, ma obiettivamente non posso, lei è correo, lei è responsabile quanto loro. E chiunque al suo posto con un po’ di senso della realtà varerebbe col parlamento in fretta e furia una nuova legge elettorale per far sì che tutto questo non si ripresenti più.