In Verità

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sabato 10 agosto 2013

BERLUSCONI IS NOT A DELINQUENT



Devo ammettere che parlo l’inglese come la Biancofiore! Però c’è anche da dire che, per mia fortuna, la BBC news non immagina neanche lontanamente che esito, e tantomeno mi ha mai intervistato per rilasciare dichiarazioni. Ma la “speak maccheronata” della Biancofiore dovrebbe tranquillizzare una volta per tutte Schifani, perché Michela dimostra definitivamente che l’ “acefalizzazione” da lui più volte paventata e temuta non pregiudica affatto il corso delle carriere politiche… sia dei singoli che dei partiti, anzi… sembra addirittura curriculare da queste parti.
A proposito di “curricula”… devo segnare, mio malgrado, punti a favore proprio di  Berlusconi; eh già: perché lui va sempre controtendenza. Se in Italia per lavorare i curricula si gonfiano, si esagerano e si imbellettano il più possibile, lui il suo invece lo ha addirittura sintetizzato. Per pura e umile modestia ha persino omesso voci importanti ed eventi “formativi” della sua carriera. Ad esempio sono vent’anni che dichiara di esser perseguitato dalla magistratura, che è stata la sua “discesa in campo” a renderlo oggetto di persecuzione ossessiva della giustizia comunista e invece - il “modestone” - ha avuto “relazioni pericolose” con la magistratura e le forze dell’ordine anche in tempi non sospetti e più remoti.
Già nel novembre del 1979 Silvio celebrò il primo compleanno da tesserato P2 con una visita della Guardia di Finanza sui cantieri di Milano 2 a Segrate gestiti da dalle sue società Edilnord e Sogeat. Gli ispettori delle fiamme gialle, capeggiati dal maggiore Massimo Maria Berruti, chiesero “senza sapere chi fosse” proprio a Berlusconi informazioni su vari movimenti sospetti di fideiussioni personali concesse alla Edilnord e alla Sogeat con sedi legali in Svizzera. Ma Silvio, invece di vantarsi –  cosa che da sempre è suo costume – di essere il proprietario del cantiere edile privato più rivoluzionario e moderno d’Italia, chissà perché si spacciò per un semplice “consulente delle società” e i finanzieri se la bevvero senza batter ciglio. Dopo pochi mesi il succitato responsabile dell’ispezione maggiore Berruti si congederà dalla Guardia di Finanza per passare “puta caso” proprio sul libro paga di Berlusconi come consulente finanziario. L’altro responsabile dell’indagine, il colonnello Gallo, lo ritroveremo nella lista degli affiliati alla P2, mentre il terzo ufficiale della integerrima “task force” di Segrate, il capitano Corrado, sarà arrestato nel 94’ per le tangenti pagate dalla Fininvest alla Guardia di Finanza. Bisogna anche elencare tra le prodezze “celate” del Cavaliere, un’indagine, sempre della Guardia di Finanza, del 1982 per traffico di droga, nella quale i telefoni di Berlusconi furono tenuti sotto controllo. Ma tutto cadde nel nulla, anche grazie ad interventi diretti e mirati di Craxi.
Passa solo un anno e nel 1983 Berlusconi accompagnato dal suo legale Cesare Previti, viene ascoltato dal Vicecapo dell’Istruzione di Roma Renato Squillante in merito ad un’interruzione di Pubblico Servizio dovuta all’impianto di Antenne abusive Sul Monte Cavo. Operazione illegale che aveva oltretutto interferito con le frequenze della Protezione Civile. Nessuno poteva sapere che Cesare Previti, Renato Squillante e l’allora Fininvest avevano conti “comunicanti” in Svizzera, e così, come per magia, Berlusconi fu cancellato immediatamente dal registro degli indagati e la sua posizione archiviata, mentre un’altra cinquantina di persone, accusate dello stesso reato, resteranno coinvolte in un’indagine che durerà fino al 1992, indagine infine archiviata per intervenuta amnistia.
Nel 1984 sempre Craxi – divenuto Presidente del Consiglio - interverrà direttamente con due decreti pro Berlusconi… quando la Pretura di Torino sequestrerà due antenne della Fininvest che trasmettevano in contemporanea in tutta Italia, cosa all’epoca espressamente vietata dalle normative sulla comunicazione via etere. Quindi anche le leggi “ad personam” hanno un’origine ben più remota.
Nel 1988 la corte d’Appello di Verona giudica Silvio Berlusconi colpevole di falsa testimonianza in merito alle sue dichiarazioni come parte offesa contro due giornalisti che lo accusarono di far parte della P2. Silvio dichiarò il falso quando, sotto giuramento, negò di essersi iscritto alla loggia massonica deviata e di non aver mai pagato la quota di adesione. Il reato accertato e giudicato fu però coperto dall’amnistia del 1990. La sentenza Mediaset del primo agosto, dunque, non è neanche la prima condanna per Berlusconi.
Nel 1993 infine, Gianni Letta dichiarò all’allora Pubblico Ministero della Procura di Milano Antonio di Pietro che la Fininvest sovvenzionò illegalmente il Psdi di Antonio Cariglia con una mazzetta di settanta milioni, soldi che lo stesso Letta mise in una busta per poi consegnarli a Cariglia tramite fattorino. Anche questo capo d’accusa fu cancellato dall’amnistia del 1990.
Nel 1994 Berlusconi scese in campo, dichiarò pubblicamente che si sarebbe impegnato in politica per il bene del suo Paese, ma in privato confessò prima a Montanelli e poi a Biagi che la sua “discesa in politica” era necessaria, altrimenti sarebbe finito in galera sommerso dai debiti.