In Verità

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giovedì 4 luglio 2013

TUTTI GLI UOMINI DEL CAVALIER ABERRANTE!


L’Italia dopo il “datagate” corre subito ai ripari lasciando parlare a ruota libera Capezzone e Brunetta. Chiaro tentativo di depistaggio per bypassare le reali intenzioni della nostra preparatissima classe politica alacremente impegnata ad imbastire pezze a colori per Berlusconi e nel far passare come una svolta epocale le elemosine promesse dall’Europa. Intanto non si riesce a dissuadere la Santanché dal funesto proposito di candidarsi come vicepresidente della Camera… dopo averla lasciata a casa per cinque giorni con la scusa della disinfestazione del parlamento Daniela inizia ad insospettirsi; proprio stamane ha urlato a Sallusti: “ma tu non volevi andare in galera?” (altro caso giudiziario caduto nel dimenticatoio; c’è da dire che in fondo è giusto così… Sallusti voleva andare in carcere per difendere le sue idee, poi qualcuno gli avrà giustamente rammentato che ne è totalmente sprovvisto). Intanto Giuliano Ferrara dopo il fallimentare e indecente tentativo di mobilitare folle in difesa di Berlusconi è stato sedato e riposto di nuovo in gabbia; tutta la sua sete di giustizia è finita con l’esaurimento delle scorte di magliette e rossetto – quello che non macchia quando si baciano chiappe. Tutto qui?! Conati di idiozie estemporanei, focolai erpetici improvvisi, fastidiosi e molesti e poi il nulla? tutto come prima? apologeti claque che sgonfiano improvvisamente la loro fame di giustizia se non vedono la ricevuta di bonifico. Anche qui bisogna paradossalmente difenderli: come è possibile fare enormi figure di merda senza i fondi appropriati? Ma nessuno sa che Ferrara sta preparando il suo numero più eclatante, la sua trovata più scenografica: cavalcare un F35 sventolando un cappello da cowboy come il maggiore T.J. King Kong del “Dottor Stranamore”. L’evento avrà come sottotitolo: “come imparai ad amare i soldi più della dignità.”
Restando sempre sul diffusissimo fenomeno “assenza totale di dignità” non possiamo non tornare sull’argomento Capezzone! Questa figura fantasy... metà secchione e metà lingua, dotata di un’intera pelliccia sullo stomaco, che riappare dal nulla in cui è domiciliato e che d’improvviso si scopre difensore delle classi meno abbienti dichiarando che i soldi della comunità europea – che sono solo stati promessi e che nessuno ancora ha visto, e credo mai nessuno vedrà – devono essere utilizzati per abbassare le tasse.  Che Capezzone sia in grado di scolpire una statua in scala 1:1 di Berlusconi col solo ausilio della lingua è cosa nota che va annoverata tra i talenti innati, ma che addirittura reciti la parte dello pseudo-comunista amante dell’eguaglianza sociale pur di restituir dignità al “Cavalier Abberrante” deve esser stata una violenza estrema perpetrata nei confronti della sua stessa persona - cosa che vedendo il tipo potrebbe anche generargli patologico piacere, ma ipotizziamo per beneficio di inventario che deve esserne uscito tremendamente provato... poverino.

Tutti lavorano per Silvio, tutti lo amano, e chi non lo ama stringe un po’ i denti e chiude gli occhi pensando a cose belle: perché in fin dei conti Berlusconi sta bene dove sta: tutti combattono per lui e per il suo diritto alla rieleggibilità, ma lotterebbero un po’ meno se Silvio fosse – ad esempio – un vetusto professore di liceo con a disposizione intere classi di giovani studentesse, o un medico, o un prelato che ha smarrito la vocazione a causa dei suoi insopprimibili desideri. Avrebbe potuto far “regalini” più sobri questo è certo… ma è altrettanto certo che sarebbe stato meno compreso e difeso, tutelato e coperto. Se Berlusconi fosse stata una persona comune ma con gli stessi istinti le sue vicende intime avrebbero occupato le prime pagine della cronaca nera per qualche giorno non quelle dei maggiori quotidiani italiani ed esteri per anni. Invece i danni politici, di immagine e di dignità che questo “Cavaliere Aberrante”  ha provocato sono secondari, falsi, delle menzogne architettate da nemici costruiti ad hoc, nemici in fin dei conti che hanno sempre fallito perché lui è sempre lì, sempre in Parlamento, sempre al potere.