In Verità

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sabato 13 luglio 2013

L'IPOTESI RUBATA:IL PROCESSO MEDIASET SECONDO POE!


Troppo fumo, troppo fumo… mi ripeto da giorni. Attorno al decisione della Cassazione c’è un polverone enorme che impedisce di vedere chiararemente. E più pensavo a questa bagarre mediatica e politica e più mi veniva in mente un racconto bellissimo di Poe, “La lettera rubata”. La storia di questa lettera cercata dappertutto: in ogni anfratto, anche negli interstizi dei muri, negli incavi della mobilia, ma che in realtà nessuno aveva mai mosso... quella lettera era sempre stata al suo posto. Spesso il nascondiglio migliore è l’evidenza. Le energie della polizia e degli investigatori erano concentrate sulla certezza che quella lettera fosse stata rubata, e a nessuno di loro sarebbe mai venuto in mente che in realtà non era mai stata mossa da dove  era stata vista l’ultima volta. E se stesse accadendo qualcosa di simile per il processo Mediaset? C’è una confusione incredibile, per il Pdl la condanna è certa e minaccia il governo, il Pd fantastica al suo interno con ipotesi fantascientifiche sul dopo Letta, tirando in ballo anche Grillo e i suoi. Lo stesso Grillo va da Napolitano, fa la voce grossa, poi addirittura tende ai democratici una mano per un "dopo Berlusconi" e prontamente schifato la ritira. E come se non bastasse il quotidiano berlusconiano Libero mette in prima pagina la notizia di una grazia già pronta per Berlusconi sulla scrivania del Presidente della Repubblica. Troppo fumo… troppo fumo negli occhi per essere vero. Intanto Belpietro, nonostante sia una universalmente noto che non è una cima, di certo non è fesso: sa benissimo che nel momento in cui ha pubblicato questa notizia l’ipotesi della grazia per Berlusconi si è bruciata – ammesso che sia mai stata messa sul fuoco. Dopo quella prima pagina nessuno si azzarderebbe a fare una cosa del genere.   Lo stesso Grillo che annuncia di dichiararsi disponibile e poi ritira tutto non la conta giusta. Grillo per quanto armato di buone intenzioni - utilizzate male ed espresse peggio – non può governare, i suoi non sono in grado. Grillo non può mettere al governo gente che a malapena conosce - e si conosce - da cinque mesi, la cui affidabilità, fedeltà e competenza sono incerte e da rodare. Per quanto sentenzi e spari a zero Grillo è terrorizzato all’idea di governare!, non può permettersi di mettere al governo delle incognite, anche se “potenzialmente” oneste e in buona fede. Non può! I grillini per adesso sono un’ottima manovalanza politica: grandi idee, ottimi lavoratori, un elemento di rottura, di disturbo politico, ma una forza ancora da affermare e formare e un passo del genere rischierebbe di ammazzarli nella culla – senza contare che lo stesso Beppe come balia lascia molto a desiderare. Qui qualcosa non torna. Non tornano le esagerazioni, non torna la fretta e la facilità con cui si immaginano scenari futuri, non torna la stessa calma di Berlusconi, il quale ha dichiarato con estrema serenità che verrà certamente assolto.
E se niente di tutto questo fosse vero? Da giorni si parla o di colpevolezza o di assoluzione, addirittura di grazia. Eppure qui qualcosa sfugge, qualcosa che non viene detto. Ma questo qualcosa è qui, è evidente ma non lo notiamo, è sotto i nostri occhi ma non lo vediamo… forse perché siamo nell’occhio del ciclone, perché veniamo tempestati di informazioni e notizie, da dibattiti infiniti e ipotesi inverosimili. La Cassazione dovrà pur dire qualcosa il 30 luglio, esprimere il suo parere sui primi due gradi di giudizio che condannano Berlusconi al carcere e all’interdizione.
In mezzo a milioni di parole nessuno – paradossalmente - accenna alla terza strada, alla possibilità che si verifichi un’ipotesi valida almeno quanto le altre, se non addirittura più plausibile, e cioè… il “Signori tutto è da rifare”. La Cassazione può decidere di far rifare daccapo il processo Mediaset. Si possono trovare cavilli ed inesattezze, un numero imprecisato di vizi di forma che spingano la suprema corte a  scegliere questa via. A pensarci sarebbe una soluzione perfetta: Berlusconi si rasserenerebbe ancora di più, le alleanze di governo sarebbero salve, la Presidenza della Repubblica non perderebbe la faccia firmando una grazia scandalosa e la magistratura verrebbe sì criticata ma non come lo sarebbe stata se avesse assolto inspiegabilmente l’imputato; anzi sembrerebbe più umana e meno tirannica. Il potere giudiziario mostrerebbe dunque un lato che redime il marchio politico che gli è stato affibbiato da vent’anni a questa parte. Scopriremo d’un tratto che ci sono giudici di sinistra e di destra e che la par condicio a tarallucci e vino regna incontrata anche nella magistratura. A questo punto perché il polverone? Perché fare tutta questa scena per arrivare a rimandare tutto? Forse per avvisare la stessa Cassazione, per indicarle la strada da seguire con una piccola tempesta. Se fossi uno dei giudici della Cassazione e vedessi coi miei occhi quale bufera politica, sociale e istituzionale potrei provocare ci penserei mille volte prima di prendere leggermente una decisione su Berlusconi. Insomma, resterei intimorito dallo scenario che mi si paventerebbe nel paese se Berlusconi salta. Il messaggio è chiaro, e perché no… anche intimidatorio: “Cari Giudici della Cassazione… in tre giorni vedete cosa è successo? E avete solo stabilito la data! Pensateci bene prima di prendere una decisione, perché quello che avete visto non è niente!”