In Verità

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giovedì 18 luglio 2013

L'EVO DELLA CHIAPPA GLOBALE!


In questa estate non torrida, pluviale, da mangrovie immaginarie appesantite da gocce di rugiada grosse come palline da tennis, l’imminenza si appresta ad esser sempre più prossima. Siamo all’epilogo paradossalmente incerto di questa chiappa di storia molle, banale, e…. terribilmente piatta!, Eh già… perché di tutte le parti nobili ancora intonse e utilizzabili del divenire umano a noi è toccato proprio il culo! Se avessimo attraversato una dittatura vera, composta da folli “normali”, qualcuno avrebbe approfittato dell’occasione per qualche atto di eroismo. Si sarebbe generata una resistenza, imbastita una lotta per la riconquista della libertà e del diritto. E invece no!, la più alta forma di resistenza consiste nell’evitare il rincoglionimento, nell’aggrapparsi con tutte le forze a quegli sporadici momenti di lucidità collettiva che di tanto in tanto svicolano e sfuggono dal buco nero della demenza. Inconsapevoli, di volta in volta, andiamo ad arricchire questo “Merzbau” sempre in fieri composto dalle nostre sacrosante proteste, dai nostri profondi buoni sentimenti, dalle nostre idee più nobili… ma infelicemente rattoppato e “alleggerito” con gli aggiornamenti in tempo reale degli amori andati a male ai quali alleghiamo – in offerta – l’autocelebrazione pubblica della nostra regolarità intestinale, qualche scatto delle vacanze – io sono qui - , due o tre cuccioli abbandonati… e una bella spolverata di messaggi subliminali  indirizzati a chi sappiamo noi, “anche se”… “ma”.. “non sappiamo se…”! Dio quanto è piatta questa chiappa! E intanto tutt’intorno piovono i messaggi più eterogenei, nel contempo contrapposti e contemporanei. Spesso sembra che una risposta ci arrivi prima della domanda, che la sete venga soddisfatta prima dell’arsura, ma la sensazione che, in questo spazio dell’accadere che mai vediamo, qualcuno stia barando non ci coglie mai. Anche il caso non è un caso, e se è il caso di credere al caso… di certo non è un caso! Il tempo di pensare a qualcosa, ordinarlo, metterlo in fila, consolidarlo con un processo deduttivo, anche elementare, che subito un’apparente smentita, una  distrazione, tanto facile quanto improvvisa, possono impedirci di fare un “ragionamento”. Ragionamento… che parola antica! Nell’autocrazia dell’istantaneo nell’era della chiappa globale un ragionamento può portarci inesorabilmente verso lo “sfintere nero cosmico” della lentezza. Lì dove tutto ciò che ha la pallida parvenza di sostanza viene ingoiato. Un ragionamento è impossibile, altrimenti si perde l’attimo… basta un niente, una manciata di secondi a pensarci su e già siamo nel passato remotamente prossimo o… prossimamente remoto, poco conta! Non scherziamo! Non possiamo fossilizzarci a ragionare. Il ragionamento richiede tempo, e il dilatarsi del tempo ha spessore e questo spessore ha un peso specifico… in poche parole è qualcosa!, è materia, è per questo è insopportabilmente ingombrante… e come se tutto questo non bastasse, non può neanche esser conservato in forma dati, né, tantomeno, è condivisibile. E’ qualcosa di grosso, totalmente nostro e mai completamente fruibile all’esterno. E se non è comunicabile perfettamente a che cosa serve? Paradossalmente in questo “evo” il pensiero non si può trasmettere. La chiappa globale permette tutto, tranne il sostanziale. Allora ci conviene credere che il sistematico appartenga al passato, che l’informazione esuli dalla formazione, che il “diretto” e l’ “efficace” si sostituiscono alla perfezione come palliativi d’urto del “significato” - marchingegno ipertrofico ed inutile, troppo pesante da sfruttare! Quindi stiamo già apposto così! sembriamo già tanto profondi risultando efficaci, non abbiamo bisogno di esserlo veramente! Che ce ne facciamo dunque del significato? Di questo nucleo pesantissimo che mette in moto troppe cose? Serve solo un’intuizione, anche banale, tanto basta infiocchettarla bene… ed ecco un perfetto simulacro del significato! certo ha vita breve…  molto breve, giusto il tempo di fare effetto per poi vaporizzarsi, non tanto magicamente, già nella memoria a breve termine.