In Verità

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sabato 27 luglio 2013

ALFANO CONTINUA A STUPIRCI!


Sempre sulla scia del “L’Affaire kazako” il “ministrello” Angelino Alfano continua a deliziarci dando spettacolo. Oggi il Presidente del Tribunale di Roma Mario Bresciano ha presentato il suo rapporto sul caso Shalabayeva alla commissione di inchiesta istituita dal ministero della giustizia. in questa relazione Bresciano dichiara senza mezzi termini che la polizia nascose informazioni importanti al giudice di pace Stefania Lavore che autorizzò il fermo presso il centro di Ponte Galeria di Alma Shalabayeva e di sua figlia. In pratica la questura di Roma omise di dare notizie sull’effettiva identità della donna al giudice, la quale era in possesso di un falso passaporto centrafricano. Il giudice non era stata aggiornata sulle effettive identità delle due trattenute mentre polizia ne era già a conoscenza sin dal 28 maggio: in quella data, infatti, la questura di Roma riceve un fax dal Kazakistan nel quale viene informata della presenza di Alma Shalabayeva nel villino di Casal Palocco. Il presidente Bresciano rincara la dose affermando che queste mancate informazioni sono risultate alquanto sospette, ed hanno portato a conseguenze “gravissime”. Il giudice di pace Lavore infatti non vide scritto il nome di Alma Shalabayeva in nessun documento o richiesta presentati in tutta fretta dalla forza pubblica, e che venne a conoscenza della vera identità della donna solo successivamente dai suoi legali. Il presidente del Tribunale di Roma, dunque, accusa le forze di polizia di  non aver informato opportunamente il giudice Lavore, la quale fu anche sviata dalla repubblica centraficana che confermò la validità del documento esibito dalla Shalabayeva. Insomma per Bresciano ci sono troppe “stranezze” inspiegabili, omissioni, frettolosi e grossolani pasticci e sospetti che rendono l’arresto della dissidente Kazaka un caso curioso e inquietante… nel quale sia la Questura di Roma che il Ministero degli Interni hanno giocato un ruolo tanto consapevole quanto ambiguo.
Ma come se non bastasse il Viminale oggi ne combina un’altra: Alfano, deciso a rinnovare il ministero con un ricambio massiccio di poltrone, invia un comunicato stampa riguardante il Capo della Polizia Pansa… documento subito annullato con una smentita. In seguito vengono diramate le nuove nomine, e nel vorticoso giro di nomi spunta quello di Giovanna Maria Iurato, incaricata da Angelino a presiedere la Direzione Centrale degli affari dei culti presso il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione. Giovanna Maria Iurato è l’ex prefetto della città de l’Aquila ed è diventata famosa per un’intercettazione telefonica nella quale dichiarò – ridendo - al collega Gratteri di aver finto commozione e lacrime davanti alla Casa dello Studente all’indomani del terremoto che distrusse la città nell’aprile del 2009. Ma come se non bastasse, la Iurato è stata inquisita per turbativa d’asta insieme al marito Giovanni Grazioli, dirigente della società Elsag-Datamat del gruppo Finmeccanica, inchiesta avviata della procura di Napoli riguardante presunti azioni illegali per l’affidamento della realizzazione della Cittadella della Sicurezza. Nella fattispecie l’ex prefetto (ma attuale dirigente grazie ad Alfano) è stata accusata - e per questo interdetta dai pubblici uffici - di aver fatto pressioni affinché l’appalto di questo progetto venisse affidato alla società gestita dal marito.   
Ecco i nuovi collaboratori del Ministro del Interni Angelino Alfano, un nome… una garanzia! Ora tutti possiamo dormire tra due guanciali, la nostra sicurezza come cittadini è in una botte di ferro!