In Verità

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mercoledì 23 gennaio 2013

PRESUNTI INNOCENTI




In Italia, come in ogni paese almeno in odore di Democrazia, esiste la presunzione di innocenza: in pratica chiunque sia oggetto di indagini e processi è ritenuto innocente sino ad eventuale condanna definitiva, e tale norma – regolata dall’articolo 27 della Costituzione, prevede che l’inquisito sia da ritenersi innocente per tutti e tre i gradi di giudizio, fino alla Cassazione insomma. L’Italia dunque è garantista, non c’è la Stasi della Germania est che incarcerava persone senza che queste fossero a conoscenza dei propri capi d’accusa – ammesso che ve ne fossero. Nessun K. Del Processo di Kafka dunque.
Ma l’Italia, come troppo frequentemente accade, ha vestito questo principio - legittimo e sacrosanto -  col costume miserrimo del grottesco.
Ieri mattina, in una trasmissione su la7, Renato Brunetta – questo minipony impazzito della politica italiana – si è appellato a questo principio per difendere Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’economia, parlamentare italiano sino al gennaio 2012, e ancor prima coordinatore del Pdl in Campania inquisito in due processi per concorso in associazione mafiosa: il primo per la gestione dei rifiuti nel casertano, il secondo per finanziamenti illeciti ad imprese che erano “diretta espressione della criminalità organizzata”, come si legge nei capi d’accusa nei confronti dell’ ex “onorevole”.  
Il politico campano ieri però si è un po’ piccato… infatti ha presentato il suo nome per candidarsi nelle liste del Pdl in vista delle prossime elezioni di febbraio e ha ricevuto un no – non tanto secco bisogna dire, piuttosto rammaricato e frutto di una delle famose notti insonni del Cavaliere in tanga leopardato. Cosentino ha visto questa scelta come un abbandono, un ingiustizia e signorilmente, in una conferenza stampa, sostenuto da una claque tanto smaccata quanto inquietante che lo applaudiva a scena aperta, si è detto vittima di una magistratura iniqua e dittatoriale che lo perseguita, non nascondendo una strisciante volontà di rivalsa e perché no di “onorevole vendetta” anche verso i suoi ex alleati politici.
C’è da dire che nei confronti del “trombato” per cause di forza maggiore” da Berlusconi ci sono due mandati per gli arresti domiciliari a fini cautelativi già emessi ma, Dio solo sa il perché, non effettivi; difatti Nick 'o 'mericano, come viene simpaticamente soprannominato, è libero di presentare la propria candidatura, vedersela rifiutare, incazzarsi per questo e – ciliegina sulla torta – indire una conferenza stampa – dove il pubblico è composto da parenti, amici, dagli amici degli amici, e dagli amici degli amici di “amici” - per manifestare il proprio disappunto.  Ha ragione Cosentino! Sì… in Italia la magistratura è una dittatura che impedisce alle persone di essere libere. Comanda tutto lei: infatti Silvio Berlusconi che ha una condanna definitiva in primo grado per corruzione e altri due processi aperti, il caso Ruby e Unipol, può presentare una lista di deputati e senatori, essere il capo di un partito, ambire alla presidenza del Consiglio per l’ennesima volta, andare in televisione e definirsi vittima dei giudici. Se non è persecuzione questa signori miei! Veramente non solo è l’unto dal signore ma l’agnello sacrificale della magistratura; infatti l’unzione è avvenuta con d’olio extravergine e spennellatura di rosmarino per cucinarlo a puntino, altrimenti non ha sapore. Ma purtroppo i magistrati dovranno metterlo nel freezer e tenerselo crudo ancora un po’ visto che tutti i suoi processi slitteranno a sin dopo le elezioni con la speranza che vada a male di suo.
Cosentino in fondo non è diverso dal suo ex Presidente, non solo per comportamento ma anche per promesse non mantenute. Dopo essere stato inquisito – ricordiamo per associazione mafiosa - si appellò all’immunità parlamentare e non gli fu concessa per soli sei voti, quelli dei radicali. Prima del voto Cosentino promise che in caso di parere negativo si sarebbe allontanato dalla vita politica definitivamente… ma il suo senso del dovere nei confronti dello Stato, di giustizia sociale, di responsabilità civile non gli han fatto mantenere la parola. E queste sono esattamente le parole di Silvio – il torello dell’olgiata – il quale desidererebbe infinitamente costruire ospedali per bambini, fare opere di carità a minorenni depresse perché tutte nipoti non-riconosciute di Capi di Stato crudeli che le abbandonano in Italia. Lui vorrebbe tantissimo abbandonare tutto e potersi dedicare alla diffusione del Viagra nel mondo, mentre Apicella mette in musica le elegie di Bondi, ma non può… l’Italia ha ancora bisogno di lui, anche dopo che sarà criogenizzato, perché senza di lui si corre il rischio di diventare un paese decente e questo l’Italia non se lo può permettere.