In Verità

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lunedì 3 dicembre 2012

L’EUROPA E’ PIU’ POVERA, MA VA BENE COSI’!




Secondo gli ultimi rilevamenti Eurostat un quarto della popolazione europea è a rischio povertà, si parla di una cifra di “essere umani” che si aggira intorno ai 120 milioni. Se nel 2010 la percentuale di euroabitanti sulla soglia della povertà si aggirava intorno ai cento milioni in due anni c’è stato un aumento dell’indigenza del 20%. E’ colpa della crisi? Dell’allargamento a Est? Di entrambe le circostanze? Fatto sta che il Paese con la più alta percentuale di “poveri europei” è la Bulgaria, seguono a ruota Romania, Lettonia e Grecia. Le nazioni più sicure risultano quelle nordiche: Svezia, Paesi Bassi e Germania. Eurostat non si è solo limitata a dare percentuali ma ha anche offerto motivazioni: secondo l’istituto la causa di questo aumento è dato dalla moneta; esposta in questi termini ci viene offerta una motivazione ma non ricaviamo una spiegazione. Abbiamo l’assassino ma non il movente.
Va anche specificato che il governo europeo sta cercando di varare un piano sostegno per i paesi membri più poveri, ma sappiamo benissimo che la sovranità di Bruxell è quasi nulla rispetto a quella dei membri più influenti. Infatti questo piano è fortemente osteggiato dal Regno Unito e dalla Germania.
L’atteggiamento dell’Inghilterra non ha solo motivazioni economiche ma anche storiche e sociali. Non è concepibile nella patria del liberismo una politica assistenziale a lungo termine e di portata sopranazionale. E’ compito dei paesi poveri rialzarsi… trovare risorse e  soluzioni. C’è anche da sottolineare la distanza del Regno Unito rispetto alle politiche economiche europee… e pur essendo stata la prima nazione del vecchio continente ad “impattare” e anticipare la bolla speculativa d’oltreoceano – abbiamo già dimenticato le file di risparmiatori inglesi del 2007 davanti alla Northern Rock – è stata anche quella che meglio è riuscita ad arginare e contenere i danni della sua crisi creditizia senza ausili esterni .
Ma se questa severità economica è – perlomeno - comprensibile al di là della Manica lo è molto meno per la Germania: primo creditore europeo e  con una politica economica totalmente immersa nell’eurozona. Insomma la Germania investe, presta e guadagna in Europa, vanta crediti ad interessi immensi dalle nazioni in difficoltà e sarà l’unico paese del grande carrozzone europeo a pareggiare il bilancio in piena crisi continentale.
A chi giova la povertà in Europa qundi?
Basta partire da un assunto abbastanza ovvio, e cioè: intere nazioni non sono semplici aziende; prestare soldi a tassi altissimi ad un paese sovrano non è come prestare danaro ad una società che nel fallire si scopre semplicemente impossibilitata a pagare; la cosa è un po’ diversa: una nazione fallita è una nazione assoggettata economicamente, che mantiene solo formalmente sovranità e leggi, ma di fatto si vede costretta ad indirizzare – scavalcando costituzioni, diritti e garanzie sociali – tutte le sue risorse e le sue ricchezze verso i propri creditori per un tempo imprecisato, e maggiore sarà la sua “insolubilità” e più si protrarrà il suo assoggettamento.
A questo punto potrebbe sembrare che i paesi dell’est inseriti nell’eurozona  acquistino le fattezze di veri e propri “serbatoi” di risorse e di debiti da saldare: ammortizzatori “sovrani” sui quali far pesare e diluire la politica economica europea e sui quali distribuire il peso insostenibile di una moneta comune alla quale non partecipano per motivi di stabilità e standard ma che grava enormemente sulle loro politiche economiche nonostante tutto  - di questi paesi solo la Grecia è in zona euro e la Lettonia in regime di Erc II.
Siamo più poveri… ma i poveri servono insomma, sono “borracce” utili al sistema di credito, utili per la gestione di economie deboli che devono assoggettarsi ai “Paesi Sicuri” per una prospettiva di crescita basata sul prestito a lungo termine, e a tassi altissimi. Questa iniziativa “Macroeconomica” – ammettendo per assurdo che sia vera, ma è solo una fantasia – efficace e senza sconti ha solo il pallido difetto di non tenere in nessun conto i diritti fondamentali dei singoli cittadini europei: il loro diritto al lavoro, all’accrescimento del loro benessere sociale ed economico. Ma in fondo non è colpa di nessuno se qualcuno è nato in Germania in Olanda e qualcun altro in Grecia, Lettonia o Bulgaria è solo un caso se è colpa loro.