In Verità

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mercoledì 26 dicembre 2012

ASCENSORE MONTI: C'E' CHI SALE E CHI SCENDE!




Ieri, intorno alla mezzanotte, mi appropinquavo ad addormentarmi quando ad un tratto mi si amplificano gli aggiornamenti su Twitter. Avendo pochi follows politici e non capendo cosa stesse accadendo riesco a guadagnarmi una notte di sonno serena grazie alla mia ignoranza. Ma stamani avendo avuto notizia dell’accaduto ho pensato seriamente di iniziare Santo Stefano affogandolo nell’alcool.
Mario Monti dal suo profilo apre la campagna elettorale con questo twitt: “Insieme abbiamo salvato l’Italia dal disastro. Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi si. Saliamo in politica.”

Prima di avventurarmi in un’esegesi del testo, a mo di preambolo, vorrei spendere qualche parola per i “curatori di immagine” del senatore a vita Mario Monti: onestamente non so quali grandiosi cervelli si occupino delle comunicazioni di Monti ma di certo posso dedurre le loro opinioni più recondite. Di certo non sono persone laiche, inteso nel senso più ampio del termine, senza alcuna cura dell’opinione altrui – certi di dire una verità insindacabile – dimostrando così una preoccupante attitudine ad ignorare la portata della puttanata pubblicata.  Io li immagino simili a quegli adepti di quelle sette avventiste dell’ultimo giorno di stampo texano dai nomi inverosimili: “chiesa del Tabacco Eterno”, “Comunità   delle Apocalissi del mercoledì”, “Ecumenìa del nuovo Vangelo di Dallas: Bobby era il messia e Jr l’Anticristo”… cose del genere. Quei tipici invasati che annunciano sciroccati: convertitevi all’uso delle armi perché la fine è vicina e allegramente “ci ammazzeremo in letizia tutti insieme giovedì prossimo così Dio viene prima e fottiamo il resto del mondo sul tempo!” Quei soggetti che solo per fortuito sentito dire hanno saputo che Gesù era un falegname, figlio di falegname, e deducono che è, e sarà, sempre eternamente vicino ad ognuno di noi nel momento tragico in cui montiamo un comodino dell’Ikea; e per questo come battessimo nella loro chiesa ti fanno montare un crocifisso-pistola a tre colpi (simbolo della trinità), ma non sei ammesso se non lo fai in 7 minuti (metafora della creazione) e senza foglietto delle istruzioni. Personaggi che confondono in modo inquietante la vita sociale con quella spirituale. Insomma degli spostati dalle idee poco chiare la cui unica preoccupazione è di non dare un senso compiuto ai loro deliri perché sono convinti di essere stati illuminati da un pellerossa strafatto a chiappe all’aria nel deserto dell’Arizona, senza comprendere che si trattava di semplice disidratazione amplificata da un uso poco responsabile di un acido nuovo.
Monti quindi, spalleggiato da questi qualificatissimi “calati”, ieri sera si trovava nel suo lettone giocando tranquillamente ad Angrybirds col suo tablet: certo di un notevole risultato aveva già messo la sua dentiera a ridere a crepapelle in un bicchiere accanto al comodino, quando tra le notifiche del suo profilo ha letto questa apocalittica annunciazione messianica. Apriti cielo! Persino i Twitt del Papa sono più sobri!
Partiamo dalla prima frase: Insieme abbiamo Salvato L’Italia… innanzitutto andrebbe chiesto quale astrusa concezione possiede il senatore di “Salvazione”, ma quell’ “Insieme” rappresenta davvero una presa per il culo di portata incalcolabile. Ammesso per assurdo che davvero ci siano i conti a posto, caro Senatore, non mi pare che lei si sia tolto qualcosa dalle tasche per aver salvato “insieme” agli italiani il Paese.  Per fare quello che ha fatto lei non ci voleva una laurea, bastava un solido e senza scrupoli  “Cravattaro del Pigneto”.
Continuiamo: “Ora va rinnovata la politica”. Qui mi soffermo poco perché ancora vorrei conservare quella pallida ombra dignità che ancora non mi ha abbandonato: Caro professore, vuole rinnovare la politica arruolando nelle sue truppe Casini? La Russa? Frattini? Montezemolo? Marchionne?

Ma non finisce qui, leggiamo ancora: Lamentarsi non serve, spendersi si. Beh, se vuole tassare il lamentarsi per far sì che ci si possa “spendere” ancora di più ce lo faccia sapere, saremo a sua disposizione.
A parte questa frase iniziale dove si denota una certa attitudine all’autocommiserazione subito “negata” dalla preposizione successiva, noi deduciamo che lei ha meditato tristemente e affranto per giorni fino a giungere alla più idiota ed inverosimile, e nascostamente virile, conclusione: spendersi e sacrificarsi per questo paese invece di lamentarsi. Ma noi la ringraziamo e sentitamente, ma la prego… continui a lamentarsi prima che ripeschi Mastella da Ceppaloni e De Mita da Nusco!

E infine la chicca, la ciliegina sulla torta rancida dell’idiozia comunicativa: “Saliamo in politica!” Ma qui dobbiamo inchinarci innanzi alla imperiosa sovranità dell’Ovvio. Qui gli esperti di comunicazione ci danno l’inappellabile prova che rubano lo stipendio in modo indecente. La frase è l’esatto opposto della oramai memorabile e disgraziata affermazione di Berlusconi del 94’. Silvio scendeva, loro invece “salgono”… Berlusconi usava la prima persona in termini quasi messianici, loro usano un plurale per indicare un lavoro di squadra (glisso).
Berlusconi “scendeva in campo”, loro – au contraire – “salgono in politica”. Ebbene, questa affermazione è lo specchio di un  berlusconismo ancora tenace e lungi dall’infrangersi: Silvio usava una metafora calcistica forse, semplice ed essenziale, mentre “loro” usano il termine politica per riconferirgli in modo miserrimo una dignità, ma qui mi ripeto: Caro Monti lei vuole davvero farci credere che ridarà dignità alla politica con Casini, La Russa, Frattini, Marchionne e Montezemolo?