In Verità

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martedì 25 dicembre 2012

ANCHE QUELLO E’ UN UOMO.DISPERATA APOLOGIA DI BERLUSCONI




In genere la communis opinio suggerisce che a Natale si deve esser più buoni; quindi lungi dal sottrarmi dai dettami della maggioranza mi avventurerò in qualcosa di epico… in un’apologia di Berlusconi, cosciente che anche il fallimento sarà un risultato illuminante.
Sino ad una ventina di anni fa il genere umano conosceva solo la parte oscura delle diverse forme dittatoriali e l’Italia – nota fucina di primati - ha avuto il merito di allargare questa visione da sempre troppo cupa e oramai tragicamente stantia.
Così, dal torpore – più che sessantennale - della nostra sadica attitudine a martoriare la decenza,  come per maledizione spunta fuori questa buffa caricatura le cui uniche doti consistono solo in enormi disponibilità economiche e comunicative, il loro pessimo uso e la conseguente capacità di far regredire un’intera società ad uno stadio di primordiale idiozia, perché ogni megalomane pretesa di divinità – ridicola e folle - crea sempre ed inevitabilmente a sua immagine e somiglianza.  
Le caratteristiche comunicative del soggetto in questione sono semplici ed essenziali e mai parche di un’evocativa e ridondante retorica tanto melliflua quanto ecumenicamente ridicola. L’uso esasperante del congiuntivo indica un incerto dominio della sintassi, paragonabile solo alla patologica anarchia dei gangli e dei neuroni che lo producono; se ne deduce quindi che il danno di Berlusconi è a monte.   
C’è chi ha paventato che questo ventennio “dello scempio” sia stato progettato a tavolino da alcuni deviati incappucciati nelle stanze morbosamente vellutate e misteriche di una loggia massonica, tra un sestante di cui tutti ignorano l’uso, un mappamondo messo a testa in giù e un’orgetta propiziatoria – rituale che il nostro ha conservato solo per tradizione, come il baccalà a Natale. Esprimo tutto il mio scetticismo rispetto alla teoria del complotto massonico. Se così fosse dovremmo dedurre che la P2 fosse composta solo da un idrofobo gruppo di arrapate scimmie urlatrici e che Gelli si è dovuto accontentare, per realizzare le sue mire di potere, dell’unico primate con il dono della parola. Nell’ipotesi di questa collettiva carestia di materia grigia -  più che plausibile a dire il vero - la scelta, raschiata dal barile del ridicolo, del gran maestro si sarebbe dovuta ridurre a due sole possibilità: o Berlusconi o il suo merlo indiano, e anche in questo fantasioso – ma sempre possibile - caso Licio Gelli avrebbe dimostrato la sua puntuale vocazione a commettere grossolani errori di valutazione.  
Ben altre considerazioni vanno fatte sulla possibile vicinanza del Cavaliere alle associazioni a delinquere di stampo mafioso. Già la straordinaria facilità del nostro ad erigere mura e palazzi a velocità siderali avrebbe dovuto generare sospetti, avvalorati poi da attentati bombaroli sotto casa a scopi estorsivi – opportunamente soddisfatti senza batter ciglio e candidamente dichiarati all’amico del cuore dell’Utri –, commessi da amici del suo stalliere di fiducia Vittorio Mangano, pluriomicida della famiglia Calò e “testa di ponte” per gli affari di Cosa Nostra nel nord Italia – dichiarazioni di Tommaso Buscetta e Totò Contorno registrate agli atti dalla Procura della Repubblica di Palermo.
Quindi fin dagli esordi imprenditoriali di Silvio si può quantomeno sospettare una certa “simpatia” – ovviamente solo goliardica e innocente – con personaggi dall’ “onore” a prova  di bomba. Purtroppo nessuno è mai riuscito a trovare pizzini che esordiscano con “mi consenta”, tanto meno Berlusconi è stato visto con un dito bucato baciare santini prima di bruciarli… e questo lo rende candido come il culetto di un bambino.
Insomma, alla fin della fiera bisogna ammettere che tutto gli può essere attribuito ma nulla lo scalfisce, neanche miniature del Duomo di Milano kamikaze eroicamente sacrificate ma fortunatamente inefficaci, perché siamo d’accordo sulla pretesa di santità in un periodo di agiografie patologiche e andate a male… ma porgergli su un piatto d’argento anche gli onori  del martirio è troppo anche per questo Paese di santi, poeti e navigatori!