In Verità

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lunedì 26 novembre 2012

LA UE NON TROVA ACCORDI PER LA CRESCITA PERO' FINANZIA LE BANCHE



L’Europa è un organismo estremamente curioso (si fa per dire). Politicamente è in uno stallo cronico ma economicamente risulta estremamente scialacquone. Mentre non ci si mette d’accordo sul bilancio settennale o per aiutare la Grecia, la bce stanzia la bellezza di 37 miliardi di euro per quattro banche spagnole disastrate dalla speculazione e puntualmente nazionalizzate dal governo di Madrid: Banca di Valencia, Novagalicia, Catalunya Caixa e Bankia saranno gli istituti che beneficeranno di questo finanziamento a pioggia - la cifra definitiva sarà di intorno a 42 miliardi di euro, perché un fondo a parte sarà disponibile anche per banche non nazionalizzate che vorranno aumentare i loro capitali con “fondi pubblici”.
Questo finanziamento non risulterà indolore per le casse europee – visto che la moneta viene acquistata con tassi di interesse dalla stessa  banca centrale comunitaria- e peserà ulteriormente in un continente che conta la bellezza di 80 milioni di abitanti ai margini della soglia di povertà e circa 27 milioni di disoccupati.
I tagli alle spese, le riforme sociali e le politiche di occupazione vengono puntualmente bocciate, sino ad essere fonte di scontri in fantomatiche riunioni notturne a Bruxelles, ma le lobbie finanziarie riescono sempre a spuntarla facilmente. Ovviamente il ministro dell’economia spagnolo  Luis de Guindos annuncia con estrema soddisfazione, dalle pagine de El Pays, questo “rifornimento bancario” che farà respirare la finanza spagnola ma forse un po’ meno l’economia reale del paese.
In neanche ventiquattrore la comunità europea smentisce le parole di ottimistiche del Presidente Monti durante la trasmissione di Fazio. L’Europa sembra non essere assolutamente disposta a cambiare rotta, né il suo metodo, oppone resistenze nel voler abbandonare quel costume finanziario e speculativo che è stato causa della cronicizzazione di una crisi economica che non abbandona il continente da oramai quattro anni. Il Governo europeo dimostra così di essere un organo impotente e incapace in temi di politica economica e di rinnovamento delle regole finanziarie, e – come se non bastasse - totalmente asservito ad un sistema finanziario-speculativo che è in grado di muovere enormi capitali per foraggiare facilmente e in qualunque modo esclusivamente se stesso.