In Verità

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lunedì 26 novembre 2012

RENZI E BERSANI,OVVERO INSIPIENZA O TORMENTO?



Ballottaggio tra una tradizione difficile e scomoda e l’insipienza, così si può definire il confronto tra Bersani e Renzi che deciderà domenica prossima il futuro del progressismo italiano.
Bersani cerca di definire un processo di evoluzione nato con la fondazione del Pds di Occhetto, mentre Renzi volutamente ignora la storia politica di questo Paese aggrappandosi ad un ideale di Partito Democratico di stampo statunitense che è valido e ammiccante solo da un punto di vista di immagine. Renzi non è il nuovo che avanza ma il passato che non si conosce. Renzi non sa a cosa appartiene, e la sua non è ignoranza ma, appunto, insipienza… e la distinzione non è sottile. L’insipienza non consiste semplicemente nel non conoscere una determinata cosa ma è caratterizzata da un preciso atto di volontà, e cioè quello di “non voler” conoscere qualcosa. Il sindaco di Firenze rifiuta il passato – dove gli appelli “rottamatori” rappresentano solo un’invenzione di propaganda populistica tanto grezza quanto efficace – e può permettersi di rifiutarlo grazie al suo appartenere ad una generazione che non ha saltato a piè pari il suo retaggio. Renzi è il rappresentante una nuova ma copiosa razza col pedigree tutto da scrivere… i cui geni hanno provenienze disparate, confuse e indefinibili… dove la conoscenza della storia delle idee politiche del nostro Paese è fumosa e labile, composta da una miscellanea di  tradizioni apprese a morsi e messe insieme in un solo piatto masticate e mal digerite. La nostra generazione è quella che ha conosciuto in termini storici e politici il revisionismo, che ha visto la borghesizzazione dei refusi anonimi di quella “meglio gioventù” autodilanianta non dalle ideologie – questo sia ben chiaro – ma dall’esasperazione ideologica, spesso strumentalizzata e utilizzata, sia in passato per fare i “lavori sporchi” e sia nel presente per svuotare di ogni contenuto ideologico l’azione politica contemporanea.
 Apparteniamo a quella generazione che ha visto, senza comprenderla, la veloce e sommaria conversione del comunismo ad uno pseudoliberalismo progressista che da rosso acceso è divenuto arancio, o che al massimo si è riparato dietro alla battaglia ambientalista o quella della difesa dei diritti delle nazioni del terzo mondo; ma solo pochi si sono poi realmente votati a queste impegnative scelte ideologiche: la maggior parte di noi se ne è sempre semplicemente vestita per “apparire” comunque – in un modo indolore e conveniente - comunista (di Gino Strada, di medici senza frontiere, di attivisti pacifisti, di insegnanti anonimi e convinti che abbandonano tutto per le loro idee non è affatto pieno il mondo; ma tutti ci identifichiamo in questa minoranza che è sempre nel giusto per sentirci un po’ i salvatori del mondo) . Ecco cosa è Matteo Renzi, egli è tutto questo e “niente di tutto questo”. Egli è un confuso che gradisce ignorare perché trova più conveniente un “ruolo” rispetto ad una posizione; e in questo ultimo ma significativo aspetto il giovane candidato rientra a pieno diritto nella tradizione politica italiana, ricca di bocca ma povera di sostanza.
Bersani, au contraire, da favorito si ritrova ad esser costretto a far convivere e a far conciliare troppi aspetti che lo possono portare ad una  paralisi in termini di azione di governo. Il segretario del Pd deve guardare al suo passato e, contemporaneamente, affrancarsene; Bersani deve cercare alleanze un po’ dappertutto: deve mantenere e difendere un’identità facendo comunque l’occhiolino ai moderati, ai centristi dichiarati e capricciosi, ai cattolici riformisti e invadenti. Il suo compito è  pericoloso nel “Paese delle Poltrone”, dei clientelismi radicati, dei favori necessari. Bersani rischia di trasformarsi in un impotente politico che ha tra le mani uno strumento tanto enorme quanto inutile perché macchinoso e malfunzionante.
Comunque vada domenica ci ritroveremo a fare i conti con un futuro difficile e tutto da riscrivere: sia che vincerà l’insipienza di comodo o la tradizione “zavorra” sarà sempre un’incognita.