In Verità

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giovedì 15 novembre 2012

Amarcord: Matinée


Acciaio e strade ferrate, lamiere brinate di mattino. Non fa freddo sotto il mio cappello e la notte mi toglie il sonno e le foglie rosse macchiano la mia fantasia. Notte d’Arabia, un minareto azzurro questo cielo senza tempo, il vento è Sherazade che mi sussurra le sue storie coi suoi cento veli e la sua bocca rossa e crespa. Non trema, è sicura nella sua ultima notte, sorride e mi eccita la sua voce argentina. La strada è un mosaico di pietre lucide e grigie che presto diventeranno azzurre. Pini marittimi mai pallidi all’ombra di mura millenarie. Respiro e il gelo mi sveglia il cuore, un posacenere blu e il vermiglio di una sigaretta accesa come la brace delle caldarroste, un caffè bruno e sorridente mi profuma la libertà. Il marmo di San Giovanni è bianco e rosa, maestoso e discreto come la pelle di chi ho amato. La statua di Costantino è prigioniera e tra i mattoni edera e muschio. Volte e vicoli e una fisarmonica rossa appesa a un mendicante dal dente d’oro mi segue e suona per qualche spicciolo. La mia fortuna? Non riuscirò mai ad orientarmi perché ho voglia di sentire il profumo di cornetti caldi e marmellate appena partoriti dalle panetterie che prendono il volo in cartocci enormi e bianchi in una nuvola di zucchero a velo, di capelli profumati che mi accarezzano in un incrocio di esistenze, di sguardi sorridenti che non avranno mai un nome, di bancarelle con cenci multicolori e libri fuori edizione. Ho voglia di sentire gli occhi stanchi dal troppo guardare e ricordare il batter delle tue ciglia addormentate sulle mie guance, la tua bocca che m’affrescava di respiri il petto. La notte si scioglie nel giorno e tutto è azzurro, bianco e vermiglio come il vortice di una tavolozza impazzita. Qui comincia la mia stanchezza ma solo un attimo, un attimo ancora.