In Verità

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martedì 17 dicembre 2013

ENRICO, TI PREGO, NON LAVORARE TROPPO!


Non ci è dato sapere se Letta è il testimonial occulto delle Tre Marie ma una cosa è certa… non gli piace il pandoro!  Enrico ci spiazza sempre per la sua lungimiranza e le sue doti comunicative; come sa parlare lui a chi è arrivato al parossismo nessuno, solo Maria Antonietta!
Facciamo un sintetico riepilogo delle sue profezie: prima dichiara di aver tolto la tassa sulla casa, ma le cambia solo il nome un paio di volte infilandola letteralmente nella spazzatura - giusto per confondere le idee-, poi afferma che toglierà il finanziamento pubblico ai partiti, ma omette di dire che accadrà solo nel 2017, ed infine – questa figura mitologica metà cuor di leone e metà palle d’acciaio - rassicura tutti dicendo che la ripresa è a portata di mano, ma nel frattempo arriva la notizia che il nostro debito pubblico è arrivato a 2085 miliardi di euro, secondo solo a quello della Grecia (parliamo di un irrecuperabile pozzo senza fondo. Giusto per render l’idea ogni cittadino italiano ha un debito di circa 34 mila e 750 euro).
Letta, dunque, come mago non è un granché: avrà anche le palle d’acciaio ma quella di vetro l’ha rotta da un pezzo. Questa mal assortita Cassandra di palazzo non ne azzecca una neanche per sbaglio. Non può dire una cosa che subito i fatti lo smentiscono per ricordagli la sua completa e irrecuperabile inutilità! Ma lui, nonostante l’apparente stato di decomposizione avanzata, è immarcescibile. L’aruspice di Napolitano - dopo aver scuoiato e letto nelle interiora di Fassina - continua imperterrito a vaticinar minchiate… e alla fine ha voluto strafare! Il canonico oggi ha voluto addirittura “lungi mirare” sull’esecutivo dichiarando con la sua pacata boria: “Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno”.  Iniziamo col dire che Letta ha una sua personalissima e alienante concezione della realtà: infatti è d’uopo ricordare al reverendo che non è affatto vero che fuori dai palazzi la gente credeva che il governo non durasse... semplicemente lo sperava. Infatti se a febbraio, quando siamo andati alle urne, qualcuno ci avesse detto che ci sarebbe stato un governo “accozzaglia” guidato da Letta di certo avremmo assistito ad un espatrio di massa. Altresì va detto che il governo Letta non è spuntato dalle urne, bensì è nato esclusivamente dalla volontà di un Presidente della Repubblica - rieletto alla tenera età di 88 anni - in nome di una fantomatica emergenza. Quindi Letta è un Presidente del consiglio non designato, chiamato da Napolitano a traghettare “temporaneamente” il paese nell’abisso, però agisce e si comporta come se fosse stato eletto per acclamazione. Enrico ha tante doti – tutte ben nascoste – ma l’umiltà non è contemplata tra queste. 
Ma il passaggio della dichiarazione di Letta che più sconcerta è questo: “se continuiamo a lavorare bene…[…]” Ora, di grazia, tutti noi gradiremmo sapere quando sono cominciati i lavori. Siamo sinceramente stupiti che una notizia del genere sia passata in sordina! Forse eravamo distratti e ci siamo persi l’inaugurazione di questo cantiere che viaggia spedito. A ben vedere il recentissimo passato ci dice tutt’altro: innanzitutto per sette mesi le larghe intese sono state tenute letteralmente in ostaggio da un condannato in cassazione; e mentre Berlusconi ricattava tutti per avere un salvacondotto politico abbiamo assistito a due crisi, ad umilianti e vergognose interrogazioni parlamentari per l’operato prima del ministro degli interni sul caso Shalabayeva e in seguito per quello della guardasigilli Cancellieri sul caso Ligresti. C’è stato  l’aumento delle imposte sui prodotti di monopolio, sui carburanti, ed infine quello dell’iva di un punto percentuale. E’ stato varato prima un decreto del fare (caduto per magia nel dimenticatoio) e poi una legge di stabilità destinata a far stagnare definitivamente il paese nella recessione. E alla fin della fiera – a condire il tutto – siamo stati testimoni della delegittimazione delle ultime tre legislature con una sentenza della Corte Costituzionale e del tracollo definitivo della nostra economia.

A questo punto urge fare un accorato appello al nostro “amatissimo e preparatissimo” presidente del Consiglio: Caro Letta, potrebbe per cortesia lavorare “così bene” un po’ meno e mangiare il panettone a casa il giorno di Natale come tutti e non il 17 dicembre in conferenza stampa?