In Verità

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mercoledì 20 novembre 2013

PECCATO, MI PIACEVA LA CANCELLIERI.


Il ministro Cancellieri si difende in aula con forza e dignità, più che respingere le accuse le “dribbla” con il suo blasonato curriculum. Non si preoccupa di risultare contraddittoria rivendicando i suoi rapporti con la famiglia Ligresti e respinge ogni ingerenza da parte del suo ministero sull’iter dei magistrati, ed ha ragione! Mica è intervenuta sul lavoro dei magistrati? Si è limitata semplicemente a modificarne le decisioni. A voler essere proprio onesti che la Cancellieri frequenti gente poco raccomandabile è cosa nota dal governo Monti: quante volte l’abbiamo sentita redarguire la “lacrimosa Fornero” con un perentorio “e fai l’uomo! Esoda, esoda!” Fatte le dovute premesse è sempre più triste dover sottolineare che la Cancellieri (come tutti noi) è libera di essere amica di chiunque, dei Ligresti come di Buttiglione – in questo caso per evidenti motivi umanitari -, ma non è assolutamente ammissibile che possa prendersi la libertà di approfittare del suo ruolo per favorire qualcuno. Tutto questo “cozza” irrimediabilmente proprio con i valori che il ministro stesso ha evocato per difendersi in aula. Che la procura di Torino abbia poi considerato non perseguibile il comportamento della guardasigilli è certamente consolatorio da un punto di vista giuridico ma per nulla rilevante da un punto di vista etico. In Europa ci sono stati personaggi che si sono dimessi per molto meno, anche loro non hanno avuto problemi con la giustizia, ma di certo ne hanno avuti nei confronti della loro coscienza e della loro credibilità! Bisogna districare a questo punto un equivoco di fondo che attanaglia il paese da sempre: partendo dal presupposto che i nostri rappresentanti non si dimetterebbero neanche se venissero colti in piena flagranza di reato (cosa che è capitata già spesso e volentieri, anche con minorenni marocchine, mistericamente discese dagli egizi), non sta scritto da nessuna parte che sia necessaria una condanna – civile, penale o amministrativa – per mettere in forse la limpidezza del loro operato. Personalmente la Cancellieri aveva tutto i diritti di avere a cuore il caso di Giulia Ligresti, ma da semplice cittadina e non da ministro della giustizia. Avrebbe potuto, ad esempio, agire “realmente” in modo umanitario lanciando una petizione, appellandosi alla Corte dei Diritti, facendo formale richiesta alla magistratura per un ricovero preventivo della Ligresti… esattamente come fanno i familiari e gli amici dei detenuti “normali”, quelli che non sono ammanigliati, quelli che non hanno contatti nelle alte sfere. Ma il ministro ha voluto bruciare le tappe e ha strafatto utilizzando la sua carica; è venuta meno dunque alla sua imparzialità e, cosa ancor più grave, ci ha mandato un messaggio pessimo: infatti, con la sua ingerenza ha chiaramente lasciato a intendere che è lei per prima a “diffidare” dell’operato della magistratura, che è lo stesso ministro della giustizia a non credere nell’indipendenza del potere giuridico. Se tutto questo non è già estremamente grave cosa mai può esserlo?
Insistendo a restare al suo posto la Cancellieri finge oltretutto di non aver ben chiare le conseguenze: in primo luogo darà adito a Berlusconi e ai berluscone’s di affondare ancor di più i loro denti diffamatori nell’operato della magistratura, senza volerlo ha dato nuovi ed efficaci spunti ad un pregiudicato e al suo branco per delegittimare ancor di più l’azione dei giudici. Insomma, per questioni meramente personali, la nostra guardasigilli ha dato in pasto a degli sciacalli ciò che dovrebbe “istituzionalmente” tutelare e garantire. Mica bruscolini? E come se non bastasse la “caparbia” Cancellieri è diventata il capro espiatorio e la pietra dello scandalo dei famelici arrivisti del Pd. Sia Renzi che Civati, per ragioni puramente propagandistiche, si sono scagliati contro ministro e hanno chiesto a Letta la sua testa al solo scopo di esporla soddisfatti ai loro sostenitori come dei giacobini assatanati. Ma oramai è universalmente noto che attaccare la parte più compromessa e facilmente infettabile di un organismo rappresenta il classico comportamento dei batteri, dei virus e della reazione! E’ facile per i due virgulti pseudoriformisti del Pd scarnificare con le  unghie il ventre molle del consenso spicciolo e del giustizialismo sommario in mancanza di programmi seri: hanno capito – anche grazie all’exemplum di Grillo - che la gente si sta spazientendo e inizia a voler scalpi, inizia a fremere nel chiedere più vendetta che giustizia, più vittime illustri che diritti.

Fino a quando sentiremo lo “slogan tutti a casa” ci si può ancora stare, quando inizieremo a sentire “tutti in galera” ci sarà da storcere il naso, ma quando urleranno “tutti alla gogna”… sarà di certo troppo tardi!