In Verità

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martedì 1 ottobre 2013

ORAMAI GLI INFETTI COMPROMESSI SONO TROPPI!


Possiamo sintetizzare l’incontro di Berlusconi tenutosi ieri con i suoi gruppi parlamentari in questo modo: “Dimettetevi perché lo dico io! L’esperienza di governo è finita! E adesso che tutti i dubbi e le divisioni “le ho superate” potete andare. Ah, fate il richiamo a Cicchitto perché mostra - alzando la mano - fastidiosi cenni di S.P.I. (Sindrome da pensiero indipendente).”
Silvio è oramai alla frutta, ma non può dirsi pienamente soddisfatto se non porta con sé nel baratro tutto quello che incrocia: i suoi parlamentari, i suoi ministri, Letta e Napolitano e di conseguenza - ma solo squisitamente accidentale - tutto il paese.  Da appassionato di fantascienza vorrei divertirmi ad immaginare come sarebbe stato questo epilogo senza il “preziosissimo” Governo di Larghe Intese:  la cassazione condanna Berlusconi in via definitiva per frode fiscale: Silvio e i suoi parlamentari gridano al giustizialismo e alla persecuzione; la Santanché e la Biancofiore incitano alla sommossa, Brunetta porta orgogliosamente la bandiera a due mani – rigorosamente sottratta da un Bellini cocktail - e, a gentile richiesta, Apicella e Bondi compongono una marcia rivoluzionaria. A questo punto Silvio in un viedomessaggio chiede a tutti di scendere in piazza davanti al palazzaccio della Cassazione e, infine, durante una bella giornata di sole, 80 parlamentari, 23 effettivi dell’esercito di Silvio e 150 pensionati – con colazione a sacco e gita a carico del rivoluzionario – rumoreggiano per un paio d’ore prima che un autoctono gridi: “A fraté… grattachecca generale da Sora Mirella a Trastevere?” 
E’ Vero, la trama non è eccezionale. Mancano pathos ed effetti speciali, non ha picchi di drammaticità né colpi di scena al cardiopalma. E’ una storia piatta come la Santanché prima che si mettesse in testa di voler diventare un canotto, asciutta come Sallusti quando dorme di giorno nel suo sarcofago, ma almeno ci saremmo risparmiati il trito e ritrito copione del vecchio dittatore al tramonto che risucchia con il bidone aspiratutto sangue ed energia vitale dai suoi simili per restare in vita!
Ma le cose non sono andate così; il dittatore è ancora a piede libero e si aggrappa a qualsiasi cosa per salvarsi! Lo ha potuto fare perché tutti lo hanno aiutato e sostenuto; gli amici, i finti nemici, quelli in ordine alfabetico sul suo libro paga, i suoi sostenitori e suoi oppositori. Tutti, indistintamente, gli hanno permesso di governare ancora una volta: così un pregiudicato ha potuto piazzare strategicamente i suoi galoppini… che come bombe ad orologeria sono esplosi al suo comando. E adesso tutti si lamentano, tutti sembrano stupiti dal suo folle comportamento, cadono dalle nuvole: Napolitano che lo conosce almeno da vent’anni si dice offeso, indignato e deluso e Letta che, per motivi parentali, se lo sarà visto in casa da sempre solo adesso lo definisce bandito e “rivoltafrittate”.  I due “inventori” delle Larghe Intese potevano anche informarsi in giro, bastava fare a chiunque una semplice domanda: secondo voi Berlusconi è uno che messo alle strette sarebbe capace di inchiappettarsi anche Dudù? E così ci saremmo risparmiati l’ennesima pantomima tragica.
Tutto questo ha un solo terrificante finale: la morte della politica di questo paese! Uccisa da un morbo tanto repellente quanto endemico e trasversale. Un’ infezione che prima di far strage ha reso tutti uguali tra loro, nessuno sarebbe più in grado di distinguerli! Prima di estinguersi tutti gli infetti hanno un solo volto incolore, con la stessa smorfia spaventosa e ridicola sulla faccia. Ogni tanto galvanicamente questi manichini strapagati sembrano muoversi, ma è solo un riflesso, uno sconvolgimento che assesta telluricamente le loro interiora compromesse e agonizzanti, ma oramai tutti, nel loro essere spaventosamente identici, non hanno più vita.