In Verità

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martedì 24 settembre 2013

LA "SVOLTA LIBERALE" A TARALLUCCI E VINO DI SILVIO E MATTEO



L’Italia resta un paese di geni; abbiamo mutato gli scopi verso i quali indirizziamo i nostri talenti ma le energie mentali spese restano comunque enormi e affascinanti. Riuscire a far creste spaventose sul pubblico, far pagare ai contribuenti diecimila euro il riempimento di quattro buche stradali – pronte ad autodistruggersi puntualmente al prossimo timido temporale -, speculare sulla sanità e sulla scuola in modi sempre nuovi e fantasiosi, rappresentano attività che hanno raggiunto livelli di perfezione surrealista assoluti ed ineguagliabili. Paghiamo ancora opere oramai superate, come la Tav, altre addirittura abbandonate.. però tenute in vita a suon di proroghe, come il ponte sullo stretto di Messina; ma la lista dei balzelli assurdi sarebbe lunghissima e scandalosa: dalla tassa sull’ombra – che prevede il pagamento di una tassa per l’ombra prodotta dalla tenda di un locale pubblico perché  considerata dall’erario “occupazione di suolo pubblico”-, passando per accise antichissime sui carburanti, la più nota è per i reduci della guerra in Abissinia – conflitto conclusosi nel 1935 -  sino ad arrivare alla “tassa per le tasse”, infatti noi paghiamo l’Iva sulla tassa sui rifiuti.
Il nostro erario è in piena sintonia con la nostra politica, in fondo mai mutata dai tempi di Crispi, perché sono tutte e due di radicata e consolidata natura “sorciesca!”


Ho sentito parlare in questi giorni di “mancata rivoluzione liberale” sia da Berlusconi che dalla sua nemesi Matteo Renzi. Entrambi evidentemente ignorano cosa avrebbe dovuto comportare “a priori” una svolta liberista – e non liberale - nel nostro paese. Innanzitutto non  è strettamente necessario avere una prece di Friedmanin come segnalibro o conoscere a menadito la scuola di Chicago per assumere uno o due concetti basilari, e cioè che uno stato liberale è “leggero” e che questa leggerezza non deve tradursi – come i due geni italiani hanno fatto – in “evanescenza”. La politica del lassaiz – faire ha un cardine che la rende fortemente statalista, cardine che consiste nel controllo monetario da parte dei governi. Interessante  notare come la politica monetaria della Bce si rifà espressamente a  Friedmanin, però per farlo ha dovuto prima polverizzare e poi accentrare su di sé tutte le politiche monetarie dei singoli stati sovrani della zona euro, per giungere dunque a un paradosso: la politica monetaria europea è liberista ma i singoli stati che la compongono no. 

Altro fattore per il funzionamento di un libero mercato consiste in un fisco tanto  snello quanto efficace;  l’erario non deve soffocare la libera impresa e  promuovere l’iniziativa privata incentivandone le potenzialità senza gravare sul suo sviluppo, ma allo stesso tempo non può assolutamente permettere che le proprie casse siano svuotate dall’evasione e dalle frodi. Da tutto questo ne consegue una politica fiscale severissima e incentrata sul reddito; l’esempio tipico è quello dei paesi anglosassoni che Matteo Renzi tanto “cinematograficamente” ama . Da quelle parti  gli evasori e i frodatori vanno in galera grazie a leggi severissime e non fanno i capi di governo per depenalizzare i reati fiscali e… “udiamo” “udiamo” non si fanno eleggere per godere così dell’immunità parlamentare procrastinando così ad libitum sentenze di condanna. Il liberismo avrà pure poche regole ma queste poche sono “monolitiche”.

Ma Renzi e Berlusconi arrivano in ritardo, e, con ogni probabilità, hanno selettivamente voluto rimuovere l’anno 2008! L’anno in cui l’economia liberista stava facendo crollare il mondo così come lo conosciamo, lo stesso anno in cui la regola che imponeva una radicale distinzione tra stato e mercato teorizzata da Friedmanin è stata tradita proprio nel paese più liberista del mondo, e cioè negli Stati Uniti. Infatti il Tesoro statunitense per evitare il tracollo definitivo della borsa iniettò il mercato con i soldi pubblici della Federal Reserve facendosi carico della maggior parte dei titoli subprime tossici.
Renzi e Berlusconi persino come sorci non sono tempestivi! Le loro svolte sono in differita. Hanno parlato di svolta liberale in un paese dove la pressione fiscale è letteralmente “criminale”, dove non si è realizzata nessuna politica per l’autosufficienza energetica dai tempi di Mattei, dal quale sono scomparse piccole e medie imprese, dove non solo il tasso di evasione e di frode fiscale è elevatissimo ma nel quale questi reati sono stati anche “opportunamente” depenalizzati. E tutto questo senza considerare le “interessate”, “frequenti” e “pressanti” ingerenze dello Stato e delle varie “associazioni a delinquere” all’interno di ciò che è rimasto del capitalismo italiano – la distinzione tra stato e mafia l’ho fatta solo per insufficienza di prove.

Al ridicolo si aggiunge il miserrimo, l’ignoranza e il penoso. Si fa demagogia senza consistenza, ascoltiamo della retorica vuota. Si apre bocca per aver consenso. Berlusconi lo fa per sopravvivere, per restare a galla: è un condannato alla disperazione ma con la valigia dei bottoni ancora in mano – splendido regalo delle Larghe Intese. Renzi invece, con estrema boria e presunzione, fa già dichiarazioni a nome del partito, nella sua ambizione parla come se fosse unanimemente il segretario e il candidato unico di un ectoplasma senza identità pronto a frantumarsi ad ogni minima tensione. In questo generazionale passaggio di consegne può leggersi unicamente il vuoto, un appiattimento tragico che annulla ogni prospettiva degna di questo nome.
Ma si sa che il sorcio è un animale intelligentissimo e opportunista di natura, ovunque può rosicchiare e parassitare lo fa! Anche nella versione più rabbiosa e tristemente evoluta: la pantegana! Le sue doti sono da sempre note, come ricordava anche Plauto nel Truculentus: “Pensa a quanto è saggio un topo: non affida mai la sua vita a un solo buco.”