In Verità

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giovedì 23 maggio 2013

LE DERIVE DELL’INCONTINENTE


Stiamo sperimentando uno spicchio di storia particolarmente acre, anche estremamente banale. E siccome dobbiamo essere sempre originali sino al ridicolo, in questo paese il tutto si amplifica per un semplice motivo: la complessa congiuntura economica che ha messo in crisi il capitalismo moderno si è incrociata con una serie di interessi personali, giudiziari ed economici dell’attore principale della farsa politica del paese, portando il cosiddetto “conflitto di interessi” a livelli parossistici. Se il soggetto in questione – Silvio Berlusconi – fosse stato isolato o arginato in passato forse questa fase storica sarebbe risultata meno drammatica, di certo non ostacolata da paralizzanti quanto imbarazzanti episodi di politica ad personam trasversali (fiction proposta nelle vite degli italiani per vent’anni rispetto alla quale Lost è vita vera).
Ora, extra moenia, il valore di Berlusconi ha lo stesso corso che potrebbe avere una banconota del Monopoli: in sede europea ha la credibilità di un esibizionista ai giardini pubblici, in quella mondiale è da sempre considerato ridicolo – persino da Bush figlio ed è tutto dire -, eppure in Italia non solo ancora si dibatte sulla “presentabilità” del cavaliere ma addirittura fa scuola, ha dato vita ad uno stile. Bisogna dire che il soggetto oramai ha rinunciato ad ogni tentativo di credibilità politica da tempo anche se ha una claque estesa ed efficace sempre pronta a lavorare di cesello ogniqualvolta spara o commette qualche puttanata. Insomma c’è chi lavora per lui… sempre. Da Feltri a Ferrara passando per Sallusti e Belpietro (quello che si inventa agguati notturni per apparire un giornalista scomodo; troppe pretese… dovrebbe sudare sette camice già solo per apparire un giornalista), tutti lavorano di fino per coprire le sortite ridicole di quello che possiamo tranquillamente definire “un ricchissimo disadattato”. La cosa acquisterebbe un sapore di eccentrica frontiera se parlassimo di Howard Hughes ma  - ahinoi –  non è così.
Ora l’azione del disadattato è concentrata tutta sulla sopravvivenza e il tentacolare lavoro di vent’anni deve servire allo scopo: tutte le trame di interessi, di connivenze, devono produrre la sua salvezza e lui non vuole sentir ragioni. Berlusconi vuole uscire pulito da tutto come il culetto di un bambino, e già da tempo l’uso di pannoloni lo prepara al ritorno all’età dell’innocenza. La regressione è oramai in fase avanzata ed inarrestabile, lo notiamo ad ogni affermazione, atto o dichiarazione. Persino chi lo sostiene non gli crede – e in tempi recenti ma già archiviati auspicava il suo ritiro -, ma ha troppi favori da restituire quindi si presta alle sue pantomime, alle sue farse in piazza, anche se è il ministro degli interni, anche se è all’opposizione, anche se è Violante o la Finocchiaro. Tutti devono qualcosa in modo diretto o indiretto a colui che ha monopolizzato “tragicomicamente” la storia recente di questo Paese: sia chi è campato o si è affermato grazie a lui ma anche chi si è fatto una posizione opponendovisi, concentrando i tutti i suoi argomenti sull’antiberlusconismo. E così Silvio ancora oggi può permettersi di dettare l’agenda di governo, di imporre a quest’ultimo e al paese figure che dovrebbero evitare persino di guardarsi allo specchio: Palma, Scilipoti, Roberto Formigoni, Antonio Razzi e Renata Polverini. Può permettersi di affermare che la sua vicenda giudiziaria è paragonabile a quella di Enzo Tortora, dichiarazione pubblica che ha sfacciatamente negato solo due giorni dopo ed ora già finita nel dimenticatoio mediatico, e tutto questo gli viene permesso con una nonchalance che ha davvero dello sconcertante.
Ma un disadattato che tenta coi suoi mezzi di difendersi è comprensibile, tutti vogliono salvarsi in qualche modo, non gli si può negare il diritto – seppur ridicolo – di difendersi; meno comprensibile è la strada spianata dall’opinione pubblica, da tutta la classe politica, dalle reti televisive e dalle testate giornalistiche; ora tutto è in discesa per quello che si dava per spacciato solo sei mesi fa e che adesso rappresenta l’ago della bilancia del governo Letta. Persino la condanna in appello a quattro anni e l’interdizione dai pubblici uffici per il processo Mediaset rappresenta un problema per tutti: perché il disadattato può far cadere il governo se non accontentato, se minacciato, bisogna andargli incontro, non farlo innervosire, non condannarlo. E’ imperativo adesso che Berlusconi sia  un argomento di secondo piano, che le sue vicende giudiziarie vadano edulcorate e minimizzate, e insistere sulla sua assoluta “improponibilità” – perché ineleggibilità è riduttivo – è solo segno di ossessivo antiberlusconismo.  In effetti io sono un malato, un ossessivo compulsivo, il problema è mio e di  qualche decina di milioni di italiani fissati, che pensano che quest’uomo ha reso l’Italia un postribolo tentacolare di intrecci mefitici, che si indignano quando leggono su giornali “venduti” che non ci sono prove per il processo Ruby, perché sa che le prostitute minorenni entrate illegalmente in Italia difficilmente rilasciano regolare fattura per le loro prestazioni, che vede con limpida e accecante chiarezza tutto quello che ora tutti fanno finta di ignorare, di minimizzare. Faccio parte di una fetta corposa di popolazione delusa – definita populista – che sente dichiarare da Violante che Berlusconi è ancora eleggibile, quando una sentenza in appello lo interdice dai pubblici uffici, perché Violante sa meglio di noi, meglio di tutti, cosa quest’uomo ha provocato e provoca al paese, che ora è in grado di mantenerlo in ostaggio, di congelarlo, di impedirgli – solo per la difesa dei suoi interessi – di crescere e uscire dalla crisi. Tutti i tesserati del Partito Democratico coinvolti nel governo Letta sanno meglio di me con chi hanno a che fare, che non arriveranno mai ad una legge elettorale, alla soluzione di qualsivoglia problema con questo governo.
In fondo ha ragione Grillo quando dichiara che nonostante tutti i suoi soldi Berlusconi fa una vita da schifo… è vero, ma da populista ossessivo compulsivo mi incazzo un tantino nel notare che questa vita da schifo si sia intrecciata sino a confondersi con  quella del Paese, che è endemica e contagiosa, che dobbiamo pagare tutti affinché un disadattato si salvi, o provi a farlo. La storia ha già emesso il suo giudizio, e se Berlusconi voleva passare alla storia ci è riuscito, nel modo peggiore e più ridicolo possibile - io preferirei l’anonimato più assoluto al suo posto - ma ci è riuscito, ma che siano tutti complici di questo sfascio senza precedenti ha davvero dell’indecente.