In Verità

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giovedì 14 marzo 2013

IL PAPACAOS



Uno non può fare una cosa che subito tutti devono dire la loro. La prossima volta eleggeranno il pontefice a ferragosto: bar chiusi, tutti in vacanza, televisioni con palinsesti ridotti e tanti film in bianco e nero. Uno di quei periodi che per riempire gli spazi ti sparano in successione Ben Hur, i Dieci Comandamenti e quindici documentari sulla vita di Padre Pio!
Ieri è stato eletto il nuovo pontefice dopo cinque soli scrutini del conclave: arcivescovo di Buenos Aires, gesuita, il cardinale Jorge Mario Bergoglio. Onestamente appena l’ho visto mi è partita una battuta: “Ma non avevano detto che Vianello era passato a miglior vita?...”  e con blasfema ma innocente fantasia mi aspettavo dietro di lui un frenetico e ilare Tognazzi vestito da diacono che faceva il gioco del fazzoletto con la sua stola coi cardinali dietro .
A parte la mia immaginazione da scomunica non mi ha stupito l’elezione del nuovo Papa – che io sappia accade da un paio di migliaiate di anni almeno: con alti e bassi, papi e antipapi, belli e brutti, buoni e cattivi -, ma tutto il circo mediatico intorno.
Questo Signore dal viso anche simpatico ha parlato all’incirca dodici minuti, ma neanche – metteteci un Pater e un’ Ave Maria, delle pause di evidente imbarazzo ed emozione, la richiesta e l’elargizione di benedizioni e si e no avrà parlato per sei minuti scarsi – ma questo è bastato affinché tutti i mezzi di comunicazione riempissero ore e ore – credo non abbiano ancora smesso – di palinsesti televisivi. Son stati sacrificati al nulla litri e litri di inchiostro tipografico, alberi ed energia elettrica a iosa.
Corre voce che Giulio Base abbia iniziato all’alba – già in ritardo – le riprese di un film tv sul nuovo pontefice: il titolo provvisorio è: “Papa Coso là… aspè… ce l’ho sulla punta della lingua!” perché ancora non ricorda il nome! Gli opinionisti e i vaticanisti sono spuntati come funghi, Vespa si è trasferito nel plastico di Cogne e aspetta una telefonata del nuovo Papa. Non c’è stata una sola trasmissione, un solo canale, un solo profilo di social network in cui si è letto: “nominato il nuovo Papa, è un argentino della Compagnia di Gesù si chiama Jorge Mario Bergoglio e ha scelto un nome originale “Francesco”. Troppo poco per innescare la “papalite”! Si è aperta un’esegesi su quelle  poche parole pronunciate… “viene dalla fine del mondo”, spostamento della visione “geopolitica” del mondo, pagherà l’imu, metterà in mutande Bertone e soffierà le Paoline a Bagnasco facendole diventare amanuensi, evirerà chimicamente i pedofili, licenzierà la monaca cuoca e si preparerà tutto da solo, vorrà una fermata della metro A sotto il Vaticano e se non è possibile scambierà la papa mobile con un auto elettrica, nominerà Grillo segretario di Stato e Casaleggio lo piazzerà all’inquisizione (piacerebbe a Telespalla Caseleggio eh?) di tutto e di più insomma.
Non sono mancati anche i detrattori, i critici, gli scettici, quelli che attraverso il suo passato lo vedono come un arrivista che ha puntato al soglio pontificio in pratica dall’adolescenza. Un uomo estremamente ambizioso che per diventare Papa ha scelto la strada più perversa e pericolosa, quella della morigeratezza e della semplicità assoluta. Non fidatevi di un Cardinale che non ha voluto che i suoi fedeli venissero da Buenos Aires a Roma per la sua nomina chiedendo loro di donare i soldi necessari per il viaggio ai poveri, di un arcivescovo che il Giovedì Santo fa la lavanda dei piedi ai neonati e ai malati di Aids, che ha scelto di vivere in un appartamentino di pochi metri quadri e cucinarsi da solo, non fidatevi di questa brutta gente… non ci facciamo abbindolare lo ha fatto solo per diventare Papa.
Non mancano anche voci e documenti su possibili lati oscuri e discutibili di Papa Francesco, come la paventata vicinanza con la dittatura argentina dalla metà degli anni Settanta, il suo non agire in difesa di due confratelli rapiti quando era il Provinciale della Compagnia di Gesù – anzi si ritiene sia stato proprio Bergoglio a indicarli come “sovversivi”-, tutto documentato negli articoli e nei libri del giornalista  Verbitsky che ha seguito la vita di Bergoglio per quasi quarant’anni. Ma quasi istantaneamente sono spuntati articoli di difesa – anche sullo stesso sito o testata – che invece descrivevano Bergoglio come un oppositore della dittatura. Un sacerdote che con cautela e fermezza cercò di aiutare le famiglie dei rapiti. Che chiese di persona la liberazione dei due gesuiti che scelsero di spogliarsi per combattere il regime argentino. Insomma tutto e il contrario di tutto nel giro di una giornata.
Le voci si moltiplicano e si amplificano, non interessa la notizia vera … basta una notizia, una voce, anche di corridoio, anche ascoltata negli orinatoi di fianco alla Sistina, una parola dei vicini di casa, una seduta spiritica coi nonni; tutto fa brodo, l’importante è che se ne parli.
In neanche 24 ore a Cacciari già sta sulle palle, Messori ha scritto tre biografie e due già postume, Vespa ha registrato due mesi di trasmissione con un plastico di San Pietro (opportunamente sottratto dall’Italia in miniatura perché siamo in austerity), la Venier è andata a pescare i suoi parenti nella Pampa – a spese del nostro canone – e quella santa donna della D’Urso fingerà di essere una monaca piemontese per intervistare i compaesani del borgo di origine approfittando per un po’ di questua.
Un po’ d’aria gente … fatelo respirare, già uno ha abdicato… e dei bei casini ce li ha già in casa.