In Verità

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domenica 4 novembre 2012

Litania Nuda!




Le feste di paese tramontano sempre verso sud. E il santo è in processione. Vicoli in sere d’estate… illuminati da ceri che colano. Amo la preghiera, l’illusione degli stoppini e il ciondolar di rosari. Amo le cantilene, le litanie, il lucido sudario del patrono su spalle penitenti riposato. Madonne, icone, statue da sempre lari: protettori delle case, delle strade, dei labirinti di processioni e dei pettegolezzi delle comari. Una sola giostra scomposta di fede e bestemmia, di peccato e benedizione. Caramelle, passeggini e passi strusciati.  Finito l’inverno tutti devono aver memoria della penitenza. Che la canicola ci freddi la schiena in memoria del dolore. Pellegrinaggi dovuti, appuntamenti con una memoria dimenticata. La cripta vuota nei giorni di festa non sente il peso della santità. Vergine dai mille nomi, ne hai uno anche per noi? Se il gesso dipinto ti piegasse il volto ci guarderesti? Hai un nome per le solitudini e le moltitudini senza occhi? Proteggi i silenzi, le bocche che sorridono alla vita con una lama nel petto? Accudisci e culli la blasfemia degli innamorati, dei loro giorni benedetti persi a sperare, a cercare di capire senza mai volerli perdonare Madre degli uomini? Accarezza chi cade senza fermarsi e non vuole esser guarito, chi bacia il tempo con occhi affaticati, le mani mai stanche di sentire, i piedi mai sazi della strada. Proteggi gli sguardi che nessuno vuole fermarsi a guardare, occhi al cielo di  angeli segreti, toccati dalla grazia della vergogna degli altri. Madre delle solitudini,  dei passi senza una via battuta, di chi balla senza una musica, di chi non troverà mai più la fronte e le labbra dell’altro, hai una lacrima anche per loro? Vergine delle speranze mai esaudite tendi la mano ai disperati , ai loro sogni delusi, alle strade dalla pioggia bagnate, alla luce caparbia dei loro occhi. Non confonder mai le menti, lega stretta ad ognuno la sua memoria – tortura o benedizione non importa. Abbassa il Tuo sguardo, in questo sgranar di rosari, ai vinti e docili demoni dell’esistenza, su questo oceano di candele ora che sei per via, e poi denudati dei tuoi gioielli e accogli sotto il tuo mantello d’azzurro e stelle tutti gli occhi. Qui, in luminosa processione, tutti preghiamo ma nella notte della vita mordiam cuori e ridiamo dell’altrui disperazione. Fiamme ambra minacciate dal vento sono protette da palmi ansiosi ed io sono tanto stanco di guardare. Ho fatica a vivere mentre un cane si addormenta e la cera macchia e lucida l’asfalto.