In Verità

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mercoledì 28 novembre 2012

COSA UNISCE NAPOLITANO E MONTI?




Dopo l’intervento di Monti da Fazio mi faccio sempre la stessa domanda: cosa unisce Napolitano e Monti? Perché si sostengono vicendevolmente nonostante abbiano tradizioni e formazioni diametralmente opposte? Monti a metà dell’intervista con Fabio Fazio rivolgendosi ai politici e alle camere - in riguardo alle riforme strutturali - afferma: “vedete cosa stanno facendo?”
Lungi dal giustificare le pressioni fiscali e gli interventi di emergenza attuati dal governo, continuo comunque a chiedermi perché il Presidente della Repubblica e il Capo del Governo si spalleggino in modo così evidente. Tutto si può dire di Napolitano tranne che non possegga un vivissimo senso dello Stato, di certo può esser discutibile nelle scelte e nei metodi a volte, ma è innegabile che lo possegga. Altrettanto si può dire di Monti, che da economista poco si interessa delle conseguenze sociali degli interventi del suo governo. E’ insito nella sua formazione un approccio senza sentimenti e asettico. Da buon ragioniere l’unica sua monomania e far tornare i conti.
Quindi tanto diversi e tanto vicini entrambi rappresentano una “delusione” in termini sociali, nessuno si sarebbe aspettato che Napolitano appoggiasse senza remore un’ottusa austerità ai danni solo delle classi sociali più deboli, solo perché fiscalmente più rintracciabili.
Tornado alla frase di Monti  a “Che tempo che fa” un sospetto mi viene, ed è un sospetto che sentiamo sussurrare in giro dappertutto: nei bar, nelle discussioni da salotto, nelle lamentele comuni dopo un nuovo taglio o una nuova tassa:  Monti è stato chiamato per fare il lavoro sporco! Quello che i politici non avrebbero mai fatto, un lavoro che è stato rimandato da vent’anni e che adesso ci costa lacrime e sangue. Ovviamente Napolitano si è assunto la responsabilità storica e politica di tutto questo… ma perché non vanno oltre? Perché la loro azione di risanamento è rivolta solo ai cittadini e non anche alla casta e alla grande imprenditoria?  Quale ostacolo hanno in comune Napolitano e Monti, un ostacolo che non permette loro di poter essere finalmente equi nella distribuzione delle lacrime e del sangue? In fondo quando due anime diverse si alleano è perché hanno un nemico in comune, sono le circostanze le contingenze e le emergenze ad unirle non certo dai loro ideali diversissimi. E qui la risposta flemmatica ma decisa di Monti a Fazio nei riguardi della classe politica: “vede cosa stanno facendo?”
Cosa unisce i due personaggi se non una classe politica totalmente estranea alla realtà del paese? Ecco cosa mette insieme Atene e Sparta, Napolitano e Monti… un Parlamento e un Senato oramai affrancati dal Paese, e insieme a questi tutte gli organismi politici regionali e territoriali sparsi per lo stivale. La classe politica è l’ostacolo comune di queste due cariche dello stato così diverse per formazione, cultura e azione.
Assistiamo quasi ipnotizzati e senza rendercene conto a litigi da adolescenti  dei nostri politici - dell’una e dell’altra parte – felici di scontrarsi su piccolezze ma sempre pronti coalizzarsi senza eccezione di colori per questo o quel mantenimento o rafforzamento dei loro privilegi. Facciamo solo un esempio: per la legge elettorale non c’è un’intesa – figuriamoci una soluzione - neanche se scendessero dal cielo, ma c’è stata un’ unanimità per la famosa legge “mancia”: quella che permette ai parlamentari di percepire la “diaria” anche se fanno l’80% di assenze nelle rispettive camere. Pensiamo all’escamotage tutto parlamentare aggiunto, sempre al decreto legge sulla stabilità, per garantire comunque ai consiglieri regionali i vitalizi. Sempre parlando in termini regionali: la giunta regionale Lazio dimissionaria è riuscita senza alcun problema a spartirsi quasi 60 milioni di euro, mentre i malati di Sla hanno dovuto minacciare, e tutt’ora sono in allerta, lo sciopero della fame per vedersi garantire il diritto essenziale all’assistenza sanitaria.
In fondo la discrepanza creatasi, l’abisso che corre, tra la vita reale e quella politica ha raggiunto picchi sconcertanti, quasi surreali. Ma nessuno riesce a metter mano a tutto questo. Lo stesso Monti sembra impotente, quasi come se vi fosse stato un patto tacito tra la casta che lo ha voluto e la sua azione di governo, una cosa del tipo: “trova i soldi ovunque ma non toccare i nostri, altrimenti ti renderemo la vita difficile.”
Ma tutto questo non giustifica né cerca di difendere l’azione di questo governo a senso unico. Perché anche se nell’ipotesi che Monti e Napolitano siano impotenti nei confronti di una classe politica oramai irrecuperabile e distante anni luce dal senso dello Stato, potremmo sempre imputar loro una viltà politica che si traduce in una loro volontaria sottomissione a delle Camere oramai delegittimate dalle loro stesse azioni. Nel loro essere impotenti manifestano la poca volontà di affermare pubblicamente che sono ostaggi di un potere legislativo inetto ma sempre pronto a coalizzarsi per difendere i propri interessi e privilegi, soprattutto a discapito dei cittadini comuni. Quindi Monti e Napolitano o in un modo o in un altro sono colpevoli: o sono colpevoli perché non toccano i poteri forti per scelte personali e politiche o sono colpevoli per omissione: perché pur sapendo di essere alla mercé di una politica corrotta, autoreferenziale e indifferente non fanno nulla in proposito.