In Verità

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giovedì 22 novembre 2012

C’E’ NEBBIA SULLA MANICA… L’EUROPA E’ SOLA!



Non si placa la diatriba tutta economica tra i Paesi della comunità europea. Stasera il vecchio continente si riunirà per decidere il prossimo bilancio settennale (2014-2020), l’ultimo non è che sia stato rispettato né ha previsto – o quantomeno arginato - una crisi che ci portiamo dietro oramai da 4 anni. “La riunione di Bilancio sarà lunga”, avverte Rompuy, “meglio munirsi di qualche camicia in più”! Infatti le cose saranno tutt’altro che facili visto il trattamento riservato alla Grecia solo la notte scorsa, opportunamente sedato dalla Merkel che esclude un esonero del paese ellenico dall’eurozona, anche se di soldi neanche a parlarne per adesso nonostante la Grecia abbia rispettato tutte le richieste della Bce sino a disossarsi!
Gli eurottimisti dovranno placare molti scetticismi: a partire da quello della Francia che desidera un maggiore impegno sociale e di crescita dal basso – creando nuove opportunità di lavoro e benessere collettivo. Ma un po’ tutti i 27 stanno cominciando a credere che ciò che spendono, sia in termini economici che sociali, è nettamente superiore a ciò che ottengono da Bruxelles
L’Italia è silenziosa! Il Bel Paese è il primo della classe: non fa domande e fa sempre i compiti a casa. Nel nuovo accordo con le parti sindacali il Governo Monti promette: se c’è più produttività abbasseremo le tasse!... che è un po’ come dire a un torturato: “se parli non ti strappiamo tutte e dieci le unghie… solo cinque!” Magra consolazione quando il problema - dopo quello della pressione fiscale - è una capacità di acquisto ai minimi storici, ed è difficile immaginare che un fantomatico aumento di produttività corrisponda a una maggiore volontà di spesa… e, di conseguenza, ad una ripresa effettiva dell’economia. Poi ci si stupisce se la Cgil non firma!
La nazione più indisciplinata dei ventisette allievi della Comunità Europea è la selvaggia Gran Bretagna… da sempre scettica e critica – non le si può dare tutti i torti. Sempre premurosa e guardinga, Londra evita e critica pesantemente le manovre a sostegno dei paesi in difficoltà, prendendone puntualmente le distanze - infatti non ha firmato il Fiscal Compact - e pone spesso il suo veto sulle discipline di bilancio europeo. L' Inghilterra serve poco all’Europa ma l’Europa serve ancora meno al Regno Unito, infatti secondo un ultimo sondaggio il 56% dei britannici sarebbe favorevole all’uscita del proprio paese dalla comunità europea oramai percepita come una zavorra ai piedi della Germania. Con questi presupposti quello di stasera più che un vertice sul bilancio sarà un summit sul futuro della Comunità Europea così come la conosciamo: da quattro anni in crisi, economicamente disastrata e  mai così divisa seppur nominalmente unita da una moneta pronta a frantumarsi ad ogni piè sospinto

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE8AL01E20121122