In Verità

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martedì 6 novembre 2012

Amarcord: Interno Parigino



In cima all'angolo formato da Rue d’Abukir e Boulevard de la Bonne Nouvelle c’é una piccola mansarda che affaccia le sue chiare vetrate sul prestigioso Boulevard de Strasbourg. I due si lasciavano colorare i corpi dal viola della sera. Lei,  bianca come una perla, i capelli scuri e selvaggi e gli occhi nocciola, sorrideva vezzosa allo specchio: si scompigliava tutta lasciandosi scivolare capelli davanti agli occhi pronunciando smorfie deliziose con la sua bocca di ciliegia: “Passami la tua camicia, non mi va di vestirmi adesso!” esclamò con imperiosa tenerezza a lui che la guardava incantato e silenzioso. “Ecco!, così va bene! mi piace arricciare le maniche larghe e rovinarti la stiratura, anche se c’è poco da salvare all'ordine in questa stanza, compreso questo cencio!” E intanto camminava tra la stanza e la cucina sgambettando avanti e indietro: “Vuoi un po’ d’acqua? Io ho una sete tremenda…!” Lui assentì e iniziò a leggere il giornale del giorno prima con la curiosità di chi sarebbe rimasto indifferente anche alla fine del mondo –  perché interessarsi del mondo se i confini del loro universo erano segnati dai muri di quella soffitta?
Lei tornò armata di un vassoio con sopra un bicchiere e una bottiglia mentre stringeva tra i denti una mela, e, non potendo parlare, occhieggiava bofonchiando sulle punte dei piedi cercando di far capire a lui che forse era meglio che le desse una mano, altrimenti tutto sarebbe rovinato sul letto . Ma grazie ai due eroi non ci furono disastri! Tutto ero era salvo!E allora lei si diresse alla finestra, si appoggiò con la testa alla parete e, guardando fuori, dava piccoli morsi alla sua mela.”Cosa leggi?” chiese lei. “Cose inutili”, rispose lui : “e tu, cosa guardi?” riprese l’uomo: “Quello che leggi!” disse lei sorridendo.
“Ora ti faccio una domanda seria”, esclamò la ragazza saltando con le ginocchia sul letto e guardandolo dritto in faccia!“Dimmi tutto begli occhi”, rispose lui appallottolando il giornale e lanciandoselo alle spalle: “Hai mai picchiato una donna? Sii sincero!” L’uomo rimase stupito a quella domanda improvvisa, la sua faccia si fece seria e replicò: “ma scherzi? Mai picchiato una donna in vita mia”; poi gli occhi di lui si addolcirono facendosi sorridenti  e le sussurrò: “ho sempre pagato qualcun altro per farlo al posto mio!”       
“Imbecille! Sono seria”, riprese lei mascherando un sorriso, “allora?, rispondi!”, continuò la donna aggiustandogli delicatamente i capelli. “Certo che no!” Non sta né in cielo e né in terra. Perché me lo domandi? Qualcuno ti fatto del male?” Rispose lui accarezzandole il viso. “Si, una volta, un vero stronzo! Ma subito lo cacciai di casa e l’ho anche denunciato, ma è finita lì. Buoni i gendarmi, te li raccomando! Anche se mi avessero trovato morta non avrebbero fatto una grinza  e si sarebbero detti tra loro che me l’ero cercata!” Le parole di lei non nascondevano timore, tantomeno spavento, anche se ammise che in quei momenti era tanto terrorizzata quanto piena di rancore e odio. Ma quell’esperienza era ormai alle sue spalle, ne parlava come se fosse stata digerita e superata. Anzi, era orgogliosa sottolineare la sua pronta e decisa reazione e di come adesso era in grado di tenere a bada tutti quegli “insetti inutili” – così li chiamava – che spesso le ronzavano intorno.
“Era una persona a cui tenevi, che ti ha deluso… lo amavi?” A queste parole dell’uomo, lei trasalì, saltò fuori dal letto con la faccia pensosa, si legò i capelli e disse con voce sicura: Amore? Credi davvero che con il mestiere del faccio sia in grado di riconoscerlo? Questa casa è come l’antro di una sibilla, un tempio, una chiesa. Qui tutti si scorticano la lingua di preghiere, di amore folle e complimenti, mi innalzano su un piedistallo, mi giurano amore eterno, e poi quando escono da quella porta io resto sola sul mio altare. Santi e puttane sono trattati allo stesso modo! Li mettiamo in un posto sicuro e chiuso, sacro e lontano dal mondo per poi andarsi poi a sfogare solo quando la vita ci tortura o ci annoia! L’amore? lascia che ti dica qualcosa sull’amore, bello il mio ipocrita.” Tutti vi riempite le bocche di parole, ma voi, come me, non sapete nemmeno dove sta di casa l’amore! Quanti uomini che non mi conoscevano si sono fatti prendere dal “colpo di fulmine” e poi quando hanno saputo come mi guadagnavo da vivere il loro amore a prima vista diventava “incontro settimanale”. E Voi? Voi credete si essere diversi? Voi che dite che l’amore a prima vista esiste? Ma per favore! Proprio tu mio bell ipocrita, credi di essere diverso da me? Dimmi un po’, quante donne hanno detto di amarti? Due? cinque? dieci? Di più? Quante ti hanno detto che hanno provato per te qualcosa dal primo momento in cui ti hanno visto? E poi? Dov’è finito il loro “amore a prima vista?”, dove è andato a finire il loro non riuscire a resisterti? Ti dicono che si è consumato, sfumato. Che tutto finisce! Ma come può finire qualcosa che non è mai cominciato? Tutta la loro frenesia iniziale non la provocavi tu. No! mio caro, ma le loro aspettative, le loro speranze, il loro credere che tu potessi dar loro quello che volevano e non ciò che tu eri! Non ti sentire mai inorgoglito se fai innamorare qualcuno, perché non è la tua anima a farli perdere, e come possono? nessuno ha più la pazienza di scavare dentro gli altri. Ma si innamorano di quello che credono di te, nella possibilità che tu possa esaudire i loro desideri, realizzare le loro speranze, i loro sogni! Amate per batter cassa mio caro! ed io… che ho fatto di tutto questo un mestiere posso solo dire che non sono ipocrita come te, come quelli che mi giurano amore eterno su quel letto e poi quando li incrocio in quella stramaledettissima strada fanno finta di non conoscermi! E proprio uno di questi innamoratissimi ipocriti ebbe la signorile idea di prendermi a schiaffi!
Non parlare mai più di amore in questa casa perché qui lui è libero di soffiare, di andare dove vuole, di far muovere quelle candele, di far vibrare le tende di quella finestra, di scompaginare le lenzuola di questo letto, perché qui – te lo ripeto per l’ultima volta – l’amore è libero di fare quello che gli pare e io così lo voglio! Hai capito?”
Ecco, mi hai rovinato la serata! Io che avevo deciso di prendermi un po’ di vacanze con te, di sorridere senza sforzarmi di essere “accogliente”… , io che avevo deciso di godermela un po’ con uno che mi piaceva!
Che hai scritto oggi in quell’aggeggio infernale? No! non mi interessa!  Volevi Parigi? Ecco la tua Parigi! Sono io! In confronto a me la Tour Eiffel è uno scheletro addobbato come un albero di Natale! Cosa sono i giardini de la Tuileries, la Senna e suoi ponti, il Luxembourg. il Pantheon e le Sacre Cœur in confronto al mio corpo? Eh?  
Pietre, acqua e piante tesoro mio! pietre, acqua e piante!“