In Verità

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giovedì 25 ottobre 2012

Ha vinto la gallina del Mulino Bianco!



Giornata piena ieri, non certo epica, ma bulimica di “italianate”. Il parlamento si impone sul patto di stabilità e costringe Monti a rivedere molti emendamenti, anche se Passera garantiva che tutto il pacco avrebbe giovato al 99% degli italiani; ma già la percentuale puzzava di propaganda da ultima spiaggia.
 Tutto da rivedere perché l’imminenza del voto ha reso populista, garantista e altruista la casta. Apicella è pronto a fare un cd con il pensionato Silvio anche se si esclude che chiameranno come gruppo supporter gli Inti-illimani. Ma il pezzo forte è  arrivato in zona Cesarini, al calar della sera… mentre - nel mio caso - iniziavano a fare effetto farmaci ed alcool, rendendomi profondo, morbido e lucido di sogni.
Sallusti è stato salvato dalla galera all’ultimo minuto senza neanche esser stato nominato nel ddl ad personam. Amo la magia! Niente più galera e dimezzamento delle multe per diffamazione; prima si poteva arrivare ad un massimo di centomila euro, ora solo – si fa per dire – cinquantamila. Ma i nostri rappresentanti non potevano lasciarsi scappare un’occasione d’oro! Limitare il campo di azione delle inchieste attraverso una serie di norme tese a scoraggiare il singolo giornalista ad addentrarsi nei fumosi e stantii meccanismi che muovono il carrozzone politico-economico di questo eccezionale paese. Insomma non è più l’editore a rispondere delle inchieste ma è il giornalista – in genere freelance – ad esser spogliato da ogni tutela editoriale rischiando in prima persona denuncie per diffamazione e relative sanzioni. Il Berlusconismo è diventato trasversale, e la volontà di  limitare e sedare il diritto d’informazione è causa comune di tutti gli schieramenti politici. Sallusti non solo è stato salvato ma preso a modello: insomma,  sempre meno Travaglio, Stella e Saviano e sempre più Belpietro, Vespa e Sallusti.  E quasi per sancire questa piega totalitaristica dell’informazione nazionale già nell’articolo primo di questo decreto troviamo le linee guida di questa deriva da “codice Rocco” dei nostri tempi: infatti nella succitata norma prima del decreto è imposta la “rettifica obbligatoria” senza alcun commento da quotidiani, siti internet e anche in edizioni non periodiche – in pratica i libri – pena multe salate per gli autori.  In pratica una intimidazione bella e buona. Cancellate o rettificate la vostro articolo scomodo, notizia web o libro inchiesta altrimenti la pagherete cara.