In Verità

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mercoledì 18 settembre 2013

BISOGNA SAPER ESSERE PIU’ FAN DEL COOL!


Il consiglio comunale di Firenze ogni giorno si rivolge alla redazione di “Chi l’ha visto” per sapere che fine ha fatto il sindaco. Stanno pensando seriamente di dotarlo di targhetta identificativa e microchip sottocutaneo. Ieri, un soggetto che somigliava a Renzi è stato segnalato alla festa del Pd di Bosco Albergati a Castelfranco in Emilia. Il giovanotto in piena logorrea ha dichiarato dal palco che votare Pd deve diventare COOL!  
Evidentemente l’aver frequentato per troppo tempo lo stilista Cavalli deve aver illuminato Matteo; solo così possiamo spiegarci questo miracoloso e pindarico salto intellettuale del “nostro”. A chi non piace tutto ciò che è “cool”? Senza cool si è piatti… e un cool piatto é peggio del cool moscio! E se sei un politico e ti casca il cool è matematico che fai la fine di Bersani, ti “spompi”. Mai più un cool basso!
L’opera di lifting radicale è cominciata, e per Renzi – direttore artistico e consulente di immagine - è inarrestabile ; il guaio è che nel partito ci sono ancora dei refrattari, dei matusa senza stile che oppongono resistenza al restyling.
Civati stamani replica, pur premettendo che ha smesso di commentare le sparate del suo ex collega rottamatore: “Cool? Vorrei sentirlo parlare di politica” , liquida con spocchiosa sicumera.
Cuperlo addirittura lo prende sul serio e si esibisce con un pistolotto narcoinducente:   “Non sono convinto che serva scegliere il segretario più divertente – dichiara cominciando bene -, “serve piuttosto scegliere una idea di Paese e di partito. Noi abbiamo alle spalle anni che hanno accentuato le diseguaglianze in modo anche immorale. Renzi dice di volere un partito di amministratori e parlamentari, cioè di eletti. A me non convince. Non vorrei immagine caricaturale del nostro dibattito”, conclude ripetendo per ben tre volte sempre lo stesso concetto!

Anni di Berlusconismo costringono gli attori politici a rispondere a tutto, ad ogni cosa… persino alle idiozie. Il non rispondere anche alla minima stupidaggine da anni è considerata una vera e propria “debolezza dialettica”, debolezza che regalerebbe voti all’avversario. Se non si risponde significa non avere argomenti per controbattere ad un’obiezione o a una critica, anche se il 99% delle obiezioni e delle critiche spesso si rivelano aride e puerili provocazioni. Oggi non far cadere nell’indifferenza ciò che meriterebbe come minimo l’oblio è un errore che nessuno può permettersi.  La macchina del fango non è solo un processo mediatico per annullare questo o quel contendente, ma è una vera e propria forma di linguaggio rende indistinto e nebbioso il tutto. Un vuoto irredimibile di significati, un’endemica assenza di decenza che mescola la propaganda con i programmi, le idee con le idiozie, gli insulti con le proposte; un metodo mediaticamente criminoso e miserabile che annulla  tutto in un indistinto marasma mellifluo e stopposo. Dire tutto “è” un caotico “non dire niente”!, stordire e offendere per colmare il nulla che abita la politica, fingere di dare importanza ad ogni più piccola ed insignificante sfaccettatura affinché ciò che davvero conta si disperda e passi inosservato.