In Verità

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mercoledì 28 agosto 2013

SALVATE IL FRAUDOLENTO SILVIO



Il tempo stringe e per Berlusconi si avvicina il giorno del giudizio. Dopo sua esplicita richiesta tutta la piccionaia s’è zittita – tranne la Santanché che adesso va in giro con un panno nero in testa come i merli.  Adesso è arrivato il momento della riflessione e del vaglio certosino delle possibilità: bisogna trovare un modo per tirare fuori Silvio dal fango e ogni consiglio va bene, da qualunque parte provenga. Uno spiraglio è arrivato inaspettatamente tre giorni fa dall’ex presidente della Camera Luciano Violante; il quale ha dichiarato che Berlusconi ha tutto il diritto di difendersi e ricorrere, in extremis, alla Corte Costituzionale. Insomma il saggio di Napolitano rincuora il condannato con una pacca sulla spalla applicando alla lettera il metodo Letta: “se poco o nulla possiamo fare.. si può sempre procrastinare!”  Visto che a Berlusconi tutto è concesso potremmo anche modificare l’icipit della nostra Carta Costituzionale: “L’Italia è un paese fondato sul ricorso”.
Epifani frena i facili entusiasmi dichiarando che le parole di Violante rappresentano una valutazione personale che non corrisponde alla linea del partito – lui ancora crede di essere segretario e solo per non turbarlo glielo fanno credere. Però Violante ha fatto breccia: piace a Letta, piace a Napolitano e piace tanto anche all’ex ministro Fioroni – un uomo che sta alla sinistra come il Trota sta al vocabolario – che di punto in bianco si trasforma nel presidente onorario di “Nessuno tocchi Caino” e dichiara che non bisogna essere prevenuti nei confronti di Berlusconi, che deve avere il diritto di difendersi come chiunque altro. Chiunque altro? Caro Fioroni, “chiunque altro” starebbe scontando la pena già dall’appello. A “Chiunque altro” in base alla “straordinaria” legge ex-Cirielli non gli sarebbe stata commutata la pena  ai domiciliari o ai servizi sociali  per il limite di età raggiunto.  
Ma altri due fronti di difesa si stanno aprendo per Berlusconi: il primo è la critica serrata alla legge Severino che prevede la decadenza per i parlamentari corrotti, oggi interpretata dai legali di Berlusconi come incostituzionale, in quanto creerebbe un conflitto tra il potere politico e quello giuridico.  Berlusconi, dunque, secondo i suoi difensori, dopo esser stato condannato in cassazione perché ha frodato lo stato mentre rivestiva la carica di Presidente del Consiglio non può esser sottoposto ad una legge anticorruzione fatta proprio per casi del genere. Il ragionamento fila, ovvio! L’esempio più lampante e provato di corruzione non lo si può giudicare con un legge anticorruzione ratificata “ad hoc. Strano, prima la legge Severino tutti la amavano, stava mettendo in riga molte amministrazioni, adesso è uno scempio! Come cambiano le opinioni.

Infine l’ipotesi di salvezza per Berlusconi più fantascientifica, quella che tradirebbe senza appello l’antico detto romanesco “Nun se famo conosce!” , e cioè il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburbo! Ora, una Corte suprema internazionale chiamata a rispondere  sul caso di un politico italiano riconosciuto colpevole di frode mentre era leader del suo paese cosa dovrebbe concludere? Che sono stati lesi i suoi diritti? Che la pena a quattro anni, ridotti a uno solo – oltretutto ai servizi sociali - perché altri tre sono caduti in prescrizione sono una punizione inumana? Siamo capaci di scomodare la Corte di Strasburgo per l’uomo più ricco del Paese anche se non l’abbiamo mai ascoltata quando ci bacchettava per i processi troppo lunghi, per la situazione proibitiva delle carceri e per l’eccessiva normativa penale “ad personam”?  Ma allora andare all’estero per fare figure di merda è uno sport nazionale!