In Verità

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martedì 25 giugno 2013

BERLUSCONI, IL SIMBOLO DELLA PERSECUZIONE.



Berlusconi è un perseguitato! Ha tutto e tutti contro e la condanna in primo grado nel processo Ruby a sette anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici è solo l’ultimo capitolo di un’operazione politico-giudiziaria ordita per eliminarlo dalla vita politica del paese.
Bisogna essere obiettivi e onesti: da quando è entrato in politica non ha avuto un solo istante di pace… è stato accusato di ogni cosa: associazione a delinquere, abuso in atti di ufficio, prossimità e connivenza con la criminalità organizzata, corruzione, evasione fiscale, abuso di potere, falso in bilancio, favoreggiamento della prostituzione – minorile oltretutto – e concussione. Insomma Berlusconi ha bazzicato trasversalmente, e con estrema nonchalance, sia il codice civile che quello penale senza contare reati istituzionali commessi a causa dell’ultima condanna, eh già! Non dimentichiamo che Silvio screditò un intero parlamento nel dichiarare il falso. Infatti dobbiamo ricordare che nella notte del 27 maggio 2010 ben 314 deputati dichiararono – attraverso il loro voto - che l’allora minore Karima El Mahroug (detta Ruby) era effettivamente la nipote di Mubarak e che le sette telefonate di Berlusconi alla questura di Milano furono solo un atto diplomatico… una cortesia “istituzionale” del nostro primo ministro al presidente egiziano. Ora questo “abuso di potere” da parte di Berlusconi passa in secondo piano rispetto alla rumorosa perniciosità dei reati sessuali ascrittigli ma a ben vedere già solo questa motivazione basterebbe per una condanna e l’interdizione perpetua dalla vita pubblica: il politico investito del potere più alto e dalle responsabilità maggiori di questo Paese fa scempio del proprio ruolo e utilizza la sua stessa carica – ottenuta col consenso popolare -  per coprire un illecito, un illecito di natura personale e penalmente perseguibile. Solo rammentando questo episodio possiamo capire quanto fosse precario, ricattabile e inficiato il presidente Silvio Berlusconi : in primo luogo a causa della vita personale del suo primo ministro un intero esecutivo era alla mercé dei capricci di giovani donne – tra cui una minorenne – che sbarcavano il lunario - anche piuttosto bene - offrendo “compagnia” in cambio di generosi “regali”, e le telefonate de Presidente del Consiglio alla questura di Milano sono lì a provarlo. Da ciò si deduce che il suddetto primo ministro, sempre a causa di queste giovani donne, si trovava “costretto” ad anteporre le proprie vicissitudini personali alle responsabilità istituzionali, addirittura dichiara il falso in sede parlamentare inducendo ben 314 “onorevoli” ad avallare e ratificare una specchiata menzogna presentandola poi davanti alla “Corte Costituzionale”.  E’ evidente dunque che non si tratta del semplice e classico “non è così come sembra” esclamato dal marito infedele colto in fragrante adulterio, perché in questo caso le scelte intime – discutibili o meno – del Presidente Berlusconi non hanno coinvolto solo la sua sfera personale, o familiare, ma tutte le istituzioni e la vita politica di questo Paese, oltretutto delegittimandole. Basterebbe una sola domanda ad inchiodare già solo storicamente Berlusconi: come sarebbe stata la vita politica di questa nazione se tutto questo non fosse accaduto? Cosa avremmo potuto e si sarebbe potuto realizzare se le vicende personali di un solo individuo non avessero scavalcato a piè pari e senza vergogna le esigenze di un’intera nazione? Quindi non solo responsabilità civili, penali e politiche ma anche storiche; ovviamente escludo quelle intime e personali che ricadono nel libero arbitrio e nella morale soggettiva: infatti queste sono solo un fattore marginale in sede di giudizio, anche se bisogna pur riconoscere che restano alla base di tutte queste conseguenze, ben più gravi e incisive, sulla vita del Paese. Ne consegue dunque che tutti gli appelli sulla libertà delle scelte intime di Berlusconi perorati dai vari detrattori retribuiti Ferrara, Feltri, Sallusti e Belpietro sono surrettizie e tutt’altro che valide, lo sarebbero state se l’allore presidente del Consiglio avesse tenuto separate la propria vita intima da quella istituzionale, se la sue generose attenzioni verso giovani fanciulle non avessero sconfinato  sino al punto di condizionare decisioni politiche ed istituzionali, e lo stesso ruolo di presidente del Consiglio. Berlusconi era ricattato dalla sua stessa vita: non è stato in grado di arginare e isolare le scelte personali da quelle politiche: ha esercitato il suo potere innanzitutto sui dirigenti della questura di Milano e, come se non bastasse, sul Parlamento di questo paese, ha indotto inoltre non solo cittadini comuni ma anche esponenti politici, deputati, senatori e ministri della Repubblica Italiana a dichiarare il falso.   
Nonostante tutto Berlusconi resta un perseguitato. Da vent’anni il cavaliere è oggetto di violenti attacchi istituzionali e giuridici, è una vittima “inerme” della magistratura.
Anche in questo caso mi permetto una tanto evidente quanto poco sottolineata osservazione: questo indifeso “martire della libertà”, perseguitato da tutti i giudici, ha fatto il bello e cattivo tempo per vent’anni in questo paese.  Silvio Berlusconi è entrato in politica in evidente conflitto di interessi, ha condizionato mediaticamente le scelte politiche e sociali della nazione, è stato eletto più volte Presidente del Consiglio, è stato sempre seduto negli scranni del Parlamento, è stato sempre protetto, e non solo dal suo partito ma da tutta la classe politica, si è potuto permettere di modificare le leggi di questa Repubblica a sua favore e per il proprio tornaconto, attraverso artifizi istituzionali e temporali ha fatto sì che molti dei reati ascrittigli cadessero in prescrizione, anche se dopo si è premurato di “depenalizzare” – guarda caso – proprio quei capi di accusa che lo vedevano coinvolto - giusto per esser sicuri. In poche parole a questa “povera vittima” le è stato permesso tutto, ha potuto fare tutto. Berlusconi ha spadroneggiato per due decenni infischiandosene letteralmente degli ordinamenti che regolano questo paese con il placet e la benedizione di tutti i politici italiani. Signori miei se Silvio Berlusconi non è l’archetipo più evidente e il simbolo di tutte le vittime e di tutti i perseguitati  chi può esserlo? Mettetevi una mano sul cuore!